Ascensione di Gesù - Sito di don Antonello

Sito di don Antonello
Vai ai contenuti

Ascensione di Gesù

Liturgia della Parola > Pasqua
Ascensione di Gesù

Nel lungo “discorso di addio” presentato dall’evangelista Giovanni e che abbiamo sentito nella liturgia di quest’ultimo periodo, Gesù ha preparato i suoi discepoli a comprendere il suo ritorno al Padre, e li ha orientati, e orienta anche noi, a guardare in “alto”, a sentirlo sempre presente vicino a noi in modo nuovo, e ci orienta a vivere nella gioia.
E oggi, 40 giorni dopo la Risurrezione, celebriamo proprio la festa della Ascensione, del ritorno di Gesù al Padre. Secondo il racconto di Luca, Gesù, dopo aver dato le ultime istruzioni agli apostoli radunati nel cenacolo, esce con loro verso Betania e sale sino al monte degli Ulivi. Giunto sulla cima, benedice i discepoli, si stacca da loro e sale verso il cielo: “mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi”.
Festa della Ascensione. Perché è una Festa? I discepoli avevano avuto dolore per la sua morte in Croce, si erano sentiti ormai soli e abbandonati, ma poi, dopo lo spavento che aveva fatto provare ai discepoli, Gesù era risorto ed era apparso loro. Tutto sembrava risolto e a posto perché il Signore era nuovamente con loro, e invece, proprio ora se ne va! Se ne va! E allora perché facciamo festa?
Certamente gli apostoli avrebbero preferito, umanamente, che fosse rimasto, che fosse sempre presente, come anche noi vorremmo un Dio a portata di mano, sempre presente, a nostra disposizione, accessibile, presente umanamente come lo è papa Francesco. Preferiremo vivere a contatto con il Signore per sentirci più tranquilli; e invece lui se ne va! E noi dobbiamo fare festa anche se va via.
L’angelo, rivolto agli apostoli presenti alla Ascensione, dice “Uomini di Galilea, perché state a guardare il Cielo?”: non dobbiamo cercare in Cielo il volto di Dio che è stato sulla terra in Gesù, ma il volto, la presenza di Dio possiamo trovarla anche nella nostra terra, il volto di Dio possiamo trovarlo in mezzo ai fratelli più poveri, in mezzo alla comunità dei cristiani e di tutti gli uomini. Noi vorremo vedere il volto radioso e sereno del Maestro, il volto luminoso, e invece incontriamo il volto rugoso e segnato dei cristiani e degli altri uomini, che sono sempre immagine di Cristo.
La festa della Ascensione ci mostra che Dio è presente, che il Dio in cui crediamo è il Dio che ci accompagna, ma che affida il cammino del vangelo alla fragilità della sua Chiesa: lo affida a tutti noi il compito di testimoniare il Vangelo. Il tempo dopo l’Ascensione è il tempo che è stato affidato a noi per costruire la Chiesa, vivendo le parole di Gesù. Ora siamo noi il volto di Gesù in mezzo alla nostra umanità, non è più presente fisicamente, ma ora dobbiamo essere noi lo sguardo di Dio, per le persone che incontriamo.
L’Ascensione, Gesù che sale al Cielo, non vuol dire che è andato in un altro luogo, ma “salire al Cielo” significa andare “oltre”, andare “al di là” della vita degli uomini, sino a giungere a Dio, alla comunione profonda con il Padre! È finita la presenza fisica di Dio, e ora è iniziato il tempo nel quale tutti noi siamo chiamati a costruire una comunità di pace e di amore, vivendo le parole del Signore, per vivere sempre più in unione con Dio Padre.
Non fermiamoci anche noi a guardare tra le nuvole, a guardare e contemplare il cielo, nella speranza di vedere la gloria e la presenza di Dio, ma questa gloria di Dio cerchiamo di vederla nel nostro ambiente, nella nostra famiglia, in questa comunità, perché è qui che Gesù ha scelto di abitare. Dio non è presente fisicamente tra di noi, ma ha scelto di abitare tra di noi, nella presenza dei nostri fratelli. Anche se Gesù è salito al Cielo, non siamo soli, ma Dio è con noi, e ci invia in dono lo Spirito Santo, Spirito di Amore, che celebreremo domenica prossima.
L’Ascensione deve essere una festa per tutti noi, perché salendo al Padre, Gesù ci ha promesso il dono dello Spirito Santo, Spirito d’Amore e di Pace, che sarebbe sceso sulla Chiesa e su ciascuno di noi.
Anche noi, come Gesù, siamo chiamati ad “ascendere a Dio Padre” in tutta la nostra vita.

Torna ai contenuti