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5 domenica Quaresima

Liturgia della Parola > Tempo di Quaresima


5 domenica Tempo di Quaresima

Domenica scorsa abbiamo ascoltato la parabola del “Padre misericordioso”, chiamata “Parabola del Figliol prodigo”, nella quale ci è stato mostrato l’atteggiamento del Padre, che perdona e accoglie i suoi due figli che non si sono comportati da veri figli, e oggi la liturgia ci fa notare che sono arrivati “tempi nuovi”, e le cose di prima devono essere dimenticate e dobbiamo iniziare a vivere una vita nuova. Iniziare a vivere una nuova vita anche nel rapporto con gli altri, perdonando e accogliendo anche chi ci ha offeso, anche se tante volte dentro di noi, talvolta, continua a restare la mancanza di fiducia verso le persone che ci hanno offeso.
Il messaggio che ci propone Gesù è lo stesso messaggio che oggi abbiamo sentito dalle parole di Isaia, che ci annuncia una novità: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”. Dentro di noi dobbiamo avere sempre la novità di Dio, che rende sempre nuove tutte le cose.
Il popolo ebreo era deportato a Babilonia, e, come è stato liberato dalla schiavitù egiziana vivendo l’Esodo nel deserto, ora inizia il “secondo Esodo” per la sua liberazione: Dio è sempre vicino nel momento della prova e continua a donarci il dono della speranza. Anche nelle situazioni più disperate Dio è in grado di offrire una via di uscita, e può tramutare il deserto in acqua e l'acqua in terra asciutta. “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia”. Non possiamo rimanere ancorati al passato, come se non fosse possibile una ricostruzione, anche nella propria vita personale e nel rapporto con gli altri. Se ci pentiamo, Dio ci perdona sempre, e fa nascere una realtà nuova dentro di noi. È questa la realtà che ci mostra anche Gesù nei confronti della adultera che gli vene presentata.
Una donna che è stata colta in flagrante adulterio, dagli scribi e dai farisei è portata davanti a Gesù, “per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo”. La Legge di Mosè imponeva di lapidare donne come quella, e chiedono a Gesù: “Tu, che ne dici?”. È un tranello: se Gesù dice di non lapidarla contravviene alla legge di Mosè, se dice di lapidarla va contro la legge romana e va contro la sua idea del Padre buono che perdona. Ma Gesù tace e con il dito scrive sulla pietra, traccia dei segni sulle pietre del Tempio, quasi come Dio stesso che aveva tracciato i comandamenti con il suo dito sulle tavole della Legge. Dio aveva dato quelle parole per la vita, gli accusatori le usano, invece, per donare la morte. Dio aveva scritto la Vecchia Alleanza, forse Gesù ha voluto scrivere la Nuova Alleanza dell’Amore e della Misericordia. Certamente questa donna ha sbagliato, ma chi fra noi non ha mai sbagliato? “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”.
Questa donna ha sbagliato, come tutti noi, ma questa donna non si identifica con il suo peccato: ha una sua storia, un nome, una dignità, anche la dignità di sbagliare e di redimersi, di cambiare e di migliorare. Gesù distingue fra peccato e peccatore, cosa che invece gli accusatori non sanno fare. Ha sbagliato, come tutti noi sbagliamo, e ne prendiamo coscienza non per giustificarci e scusarci, ma ne prendiamo coscienza per cambiare il nostro modo di vivere e per crescere, per migliorare. Cerchiamo di non distruggere le persone che sbagliano (anche tutti noi sbagliamo).
Tutto si può superare. C’è stato qualcosa di nuovo, di diverso, anche per Paolo che precedentemente perseguitava i cristiani; c’è un futuro diverso anche per questa adultera che ha incontrato Gesù. C’è un futuro diverso anche a ciascuno di noi, perché oggi il Signore ci dice: “va, e d’ora in poi non peccare più”.  Se incontriamo Cristo, abbiamo sempre la possibilità di correre anche noi verso la “meta”, verso il premio, che Dio ci chiama a ricevere lassù, come hanno corso verso questa meta sia Paolo, sia questa donna adultera.
“Corro verso la meta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù”.

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