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5 domenica Quaresima

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5 domenica di Quaresima

Per noi, perdonare gli altri è molto faticoso, spesso è difficile perdonare quando ci hanno fatto una offesa grave, per qualcuno sembra impossibile perdonare: qualcosa resta dentro di noi e abbiamo la voglia che prima o poi gliela facciamo pagare. Ma quando, dopo tanti sforzi, riusciamo a perdonare, allora lo vediamo quasi come un nostro lato eroico, e alla fine ci sentiamo più buoni e in pace.
La liturgia odierna, già attraverso le parole di Isaia, ci annuncia una novità: “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”. Il popolo ebreo è deportato a Babilonia, e, come è stato liberato dalla schiavitù egiziana, ora viene predetto il “secondo Esodo”: l’esperienza che Israele ha avuto nel passato, è che da Dio è stato liberato attraversando il Mar Rosso, e se Dio nel passato, ha creato e liberato, lo può fare anche oggi e nel futuro. Dipende dalla nostra volontà di cambiare vita.
Dio è in grado di offrire una via di uscita anche nelle situazioni più disperate, e può tramutare il deserto in acqua e l'acqua in terra asciutta. “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia”. Non si può rimanere ancorati al passato, come se non fosse possibile una ricostruzione, anche della propria vita. Dio ci perdona sempre, e fa nascere una realtà nuova dentro di noi.
San Paolo, scrivendo ai Filippesi, dice “dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la meta …”. C’è qualcosa di nuovo, di diverso, anche se prima Paolo perseguitava i cristiani. E un futuro diverso c’è anche per l’adultera, grazie al suo incontro con Gesù: “va’, e d’ora in poi non peccare più”. Qualunque cosa abbiamo alle spalle, possiamo guardare con fiducia e speranza a ciò che ci sta di fronte, perché anche per noi c’è sempre questo “d’ora in poi”, che rinnova la nostra vita.
Una adultera, una donna che è colta in flagrante adulterio, è portata davanti a Gesù, al quale gli scribi e i farisei chiedono come devono comportarsi con l’adultera. In quel periodo c’era la convinzione che si eliminava il male di una società, eliminando chi commetteva il male. Inoltre la Legge di Mosè imponeva di lapidare donne come quella.
Gesù è chiamato ad esprimere un suo parere. Ma questa donna è presentata dagli scribi e dai farisei come un’adultera, quindi da loro è già stata condannata. E allora, a che cosa serve il giudizio di Gesù, se è già stata condannata?
Giovanni dice che chiedevano il suo parere “per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo”: se dice di lapidarla, Gesù contravviene alla norma romana, e si mette contro l’idea che Gesù ha di un Padre benevolo che usa misericordia; se dice di non lapidarla, si mette contro la Legge.
“Gesù si chinò e si mise a scrivere con il dito per terra”: si china per raccogliere i suoi pensieri e, forse, per trattenere l’irritazione nei confronti dei farisei. Questa donna ha sbagliato, ha commesso un errore, ma chi è che non ha mai sbagliato? Questa donna ha sbagliato, come tutti noi, ma questa donna non si identifica con il suo peccato, con il suo sbaglio: ha una storia, un nome, una dignità, e ha anche la dignità di sbagliare e di redimersi, di cambiare, di migliorare. Gesù distingue fra peccato e peccatore, cosa che gli accusatori invece non sanno fare.
Questa donna ha tradito il marito, ma il popolo di Israele ha tradito lo spirito della Legge, che deve essere uno spirito di amore. Anche noi tradiamo continuamente Dio e gli altri. “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra”.
Specialmente in questo tempo di Quaresima siamo chiamati ad andare avanti, a correre verso il Signore e verso i nostri fratelli, ripetendo la stessa esperienza di Paolo, che afferma “non sono ancora arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù”.
“Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra”, “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”: una vita nuova.

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