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5 domenica Quaresima

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5 domenica di Quaresima
In queste tre ultime domeniche di Quaresima, nel nostro cammino quaresimale per scoprire il volto di Gesù, siamo stati guidati dall'evangelista Giovanni. Due domeniche fa, nel dialogo con la samaritana, alla quale Gesù chiede da bere, Giovanni ci ha presentato il tema di Gesù che si presenta come fonte d’acqua zampillante che comunica la vera vita: per dissetarci, dobbiamo bere alla vera fonte, che è Cristo. Domenica scorsa, Gesù ha guarito il cieco nato, e gli ha dato la luce, il dono della vista. Gesù è per noi l’acqua che ci disseta ed è per noi la luce che illumina (o che dovrebbe illuminare) il nostro cammino, per vivere da veri cristiani.
È splendido, Dio. Disseta l'anima, ridona luce alla nostra cecità. E oggi, quinta domenica di quaresima, Giovanni ci presenta l’episodio di una amicizia, quella con Lazzaro, amicizia che è travolta dalla morte e dalla disperazione. Lazzaro e le sorelle Marta e Maria abitavano nel villaggio di Betania, e presso questa famiglia Gesù si recava volentieri per ritrovare un po’ di clima familiare. Anche Dio ha “bisogno” di una famiglia. Trasformiamo la nostra vita, le nostre famiglie, la nostra comunità, trasformiamoci in una piccola Betania, accogliendo il Signore, come facevano Lazzaro, Marta e Maria. Accogliamo il Signore a casa nostra.
Nella prima lettura, Ezechiele parla ai deportati che si trovano a Babilonia e che, ormai, hanno perso ogni speranza, e afferma che Dio farà risorgere il suo popolo che potrà fare rientro nella sua terra: “Ecco, io apro i vostri sepolcri [...]. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete”, ci dice Ezechiele; Dio, con il suo Spirito, libera dalla morte, come ci dice anche Paolo “Se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi”.
In questo brano del Vangelo, l'apostolo Giovanni ci mostra che Gesù è il Signore della vita e della morte, e a Betania, Lazzaro sta male e muore.  La fine prematura di una persona giovane e stimata, anche oggi getta nel panico e nel dolore anche ciascuno di noi, nonostante la nostra fede. Gesù, due giorni dopo la morte di Lazzaro, ritorna in Giudea dove, poco prima, avevano tentato di lapidarlo, e, nonostante tutto, a suo rischio, andando contro il parere dei discepoli, ritorna in Giudea, dove hanno tentato di ucciderlo.
Marta, vedendo Gesù arrivare, quasi lo rimprovera, dicendogli “se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”. No, se anche Gesù fosse stato presente non avrebbe impedito a Lazzaro di morire: la morte è una realtà umana a cui non si può sfuggire. Anche se Gesù è presente nella nostra vita, anche se siamo suoi amici, non possiamo evitare la morte e le prove che egli per primo non ha rifiutato. È normale pensare che Gesù ci protegga, che ci salvi. E Gesù ci protegge, ma non come vorremmo noi. E Gesù invita Marta e ciascuno di noi, a credere. Marta a stento si fida, perché sa che Gesù è l’acqua zampillante, sa che Gesù è la Luce, ma deve fare ancor un passo: deve scoprire che Gesù è la Vita Nuova.
È Gesù stesso a far fare questo passo a Marta, a Maria e al gruppo dei Giudei che erano convenuti, e questo passo lo fa fare anche a ciascuno noi, e si rivela con queste parole “Io sono la resurrezione e la vita”: si reca al sepolcro dove si trova Lazzaro, morto, e gli restituisce la vita, e “molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui”.
La resurrezione di Lazzaro è posta poco prima della Passione di Gesù, e il Sinedrio, considerando che Gesù sia pericoloso, decide di arrestarlo: sembra che la vita di Lazzaro determini la morte di Gesù: è uno scambio di vita; “offro la mia vita, per darti la vita”; lo ha fatto con Lazzaro e, subito dopo, lo farà per ciascuno di noi, donandoci la vera vita, la vita divina, la vita eterna, attraverso il suo sacrificio e la sua morte.
Io, ciascuno di noi, siamo vivi nel nostro cuore, non siamo morti nel nostro peccato, perché Gesù ha donato la sua vita per noi, e ci invita a vivere la nostra vita come persone viventi e non come persone morte nel proprio cuore.
“Io sono la Resurrezione e la Vita, chi crede in me non morirà in eterno!”.

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