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18 domenica Ordinario

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18 domenica Ordinario

Se guardiamo la realtà umana illuminati dalla Parola di Dio, ci rendiamo conto che oggi la società, e tutti noi, ci troviamo in un grande materialismo, e per questo, nella Orazione iniziale, ci rivolgiamo a Dio Padre chiedendogli che “non ci lasciamo dominare dalla cupidigia e dall’egoismo, ma cerchiamo sempre ciò che vale davanti a te”, cioè possedere il regno dei cieli.
Nella prima lettura dal libro di Qoelet, l’autore valuta le cose del mondo e arriva alla conclusione che tutto è vanità, che non possediamo nulla, e arriva alla conclusione che, alla fine, dobbiamo lasciare tutto. Ma esiste qualcosa di valido, qualcosa di meglio che possiamo raggiungere? È la stessa domanda che si era posta anche San Francesco che a un certo punto si era disgustato delle sue ricchezze e le aveva abbandonate, e aveva trovato che lo scopo della sua vita era quello di raggiungere Dio, di avere Dio come roccia della sua vita: anche per noi è Dio l’unico valore da raggiungere, la roccia che dobbiamo trovare.
Anche Paolo, nel brano ai Colossesi, ci esorta a cercare “le cose di lassù” e non quelle della terra, facendo morire tutte le realtà umane della terra, che ci impediscono di entrare in rapporto con Dio: “impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria.
C’è qualcosa di meglio delle realtà umane che possiamo raggiungere? Il brano del Vangelo odierno ci offre la risposta a questa domanda che ci poniamo. Un “tale” chiede a Gesù di intervenire e dire a suo fratello di dividere l’eredità: “di’ a mio fratello che divida con me l’eredità”. È uno dei tanti litigi per l’eredità, che succedono anche oggi. Per questo “tale” l’eredità era un problema serio, perché per chi crede solo nel denaro, la mancanza di denaro è un problema serio.
Anche noi, certe volte, mettiamo la nostra felicità nei beni materiali, nel possedere, e se non ci riusciamo, abbiamo invidia verso chi è più ricco di noi, e, facendo così, non siamo migliori, perché manifestiamo la loro stessa tendenza: che la felicità sia solo nei beni materiali. E anche a noi Gesù ripete: “Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia”, e, continuando il suo discorso, presenta la parabola dell’uomo ricco che, dopo aver avuto un raccolto abbondante, decide di distruggere i suoi magazzini e di costruirne più grandi per raccogliere tutto il raccolto, e poi poter dire a se stesso: “riposati, mangia, bevi e divertiti”. La felicità e la gioia solo nel possedere realtà umane. Ma questo non gli è possibile, perché quella stessa notte egli deve morire. Il ricco non lo sa, ma Dio gli dice: «Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?». Tutto è vanità, ci ha detto il libro del Qoelet
Il valore essenziale della nostra vita non deve essere quello del possedere e avere dei beni materiali, perché con la morte non ci portiamo appresso nulla, ma il valore essenziale della nostra vita deve essere ispirato dal comandamento dell’Amore: amare Dio, e amare il prossimo come lo ha amato Gesù: “Questo è il mio comandamento: Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati” (Gv 15,12).

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