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18 domenica Ordinario

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18 domenica Ordinario

Tutte e 3 le letture di questa celebrazione trattano dello stesso tema, e il tema è quello della ricchezza, dell’attaccamento alle cose della terra, e ancora il tema che invece, noi dobbiamo essere orientati verso l’eternità, verso i beni del cielo e non della terra.
Il Libro del Qoèlet ci dice "Vanità delle vanità, vanità delle vanità: tutto è vanità”, ricordandoci che nell’altra vita non porteremo niente di tutto quello che abbiamo accumulato qui in terra, e che, magari, abbiamo accumulato sfruttando gli altri. Tutto è vanità. Forse anche noi siamo orientati, spesso, ad “avere”, a possedere, e viviamo la nostra esistenza solo dal punto di vista materialistico. Nella nostra vita cerchiamo tanti beni, abbiamo tante preoccupazioni per cercare di migliorare la nostra situazione personale, ma dobbiamo evitare di chiuderci in noi stessi: non dobbiamo vivere la nostra vita terrena per “avere”, ma per “essere”; dobbiamo aprire il nostro cuore agli altri, facendo del bene, senza aspettarci il contraccambio. Tutti vogliamo possedere, ma il brano del Vangelo odierno ci ricorda che il vero “possesso” non è quello umano, materiale, che è solo temporaneo, dura poco, ma ci ricorda che il vero “possesso” è quello eterno: dobbiamo arricchirci presso Dio con le nostre opere di amore e di carità. Nella nostra vita terrena dobbiamo lasciare tracce d’amore e di bontà verso tutti. “Avevo fame e mi hai dato da mangiare, avevo sete…, ero nudo…,” avevo bisogno del tuo aiuto e sei stato misericordioso con me.
“In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: “Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità”. Questo ci fa pensare a tante famiglie che, dopo la morte dei genitori, si dividono, e, nella divisione dei beni litigano anche per oggetti di poco conto. E Gesù disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell'abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede». E subito dopo racconta la parabola del ricco che, dopo il raccolto abbondante, decide di raccogliere tutto in nuovi magazzini, per potersi riposare e divertire nel futuro: ma quella notte stessa gli fu richiesta la sua vita. Infatti Dio gli disse: "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?". E Gesù conclude “Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio”. Questo vale anche per noi, che non sempre ci arricchiamo dell’Amore di Dio, ma solo delle realtà umane vivendo nell’egoismo.
Tutti noi col Battesimo siamo diventati creature nuove e siamo risorti con Cristo, e Paolo, nel brano ai Colossesi, ci esorta a rivolgere il nostro pensiero “alle cose di lassù, non a quelle della terra”, e ci invita a morire a tutto “ciò che appartiene alla terra: impurità, immoralità, passioni, desideri cattivi e quella cupidigia che è idolatria". Ci ricorda Paolo che siamo svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e “avete rivestito il nuovo, …, ad immagine di Colui che lo ha creato”.
Concludo con le parole rivolte a Dio nella Colletta, quando chiediamo di non lasciarci dominare dalla cupidigia e dall’egoismo, “ma cerchiamo sempre ciò che vale davanti a Te”. Siamo nel mondo, ma non siamo del mondo, come ci ricorda il vangelo di Giovanni, nel cap. 15.
Cerchiamo le cose di lassù e non quelle della terra.

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