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23 domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
23 domenica Ordinario

Siamo delle persone umane, abitiamo sulla terra, cerchiamo di studiarla, di migliorarla, ma nonostante i nostri sforzi, siamo sempre succubi delle forze della natura. Qualcosa riusciamo a scoprirla, ma tante altre no! Nonostante l’uomo sia sulla terra da tantissimi millenni d’anni, è mai riuscito a scoprire come superare certi fenomeni fisici? Riusciamo ad anticipare, a capire quando sta per venire un terremoto o un disastro naturale? No, non sempre. In certi casi, mai. Nonostante i nostri studi e le nostre ricerche, non possiamo conoscere quando certi fenomeni avverranno, non riusciamo a sapere quando avverrà un terremoto. A fatica immaginiamo e riusciamo a comprendere cose della terra nella quale viviamo, le cose dei Cieli, riusciamo a conoscerle e a comprenderle? Quello che Dio vuole da noi, riusciamo a capirlo?
Il brano della Sapienza inizia con questa domanda: “Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare cosa vuole il Signore?”; e, continua il brano “A stento immaginiamo le cose della terra, …, ma chi ha investigato le cose del Cielo?”.  Con le nostre forze umane non possiamo, perché siamo limitati e perché siamo appesantiti da tante preoccupazioni umane, ma tutti noi conosciamo il volere di Dio, perché Lui ci ha donato il dono della Sapienza, ha inviato il suo Santo Spirito a ciascuno di noi, e ancora oggi si manifesta attraverso la Parola di Gesù.
Certamente, vivere la parola di Gesù non è sempre facile, vivere la sua parola è molto impegnativo. Il brano del Vangelo ci presenta il quadro che “una folla numerosa andava con Gesù”, attratta dalle sue parole, e Gesù chiarisce che per aderire a Dio, per seguirlo completamente, non possiamo essere dipendenti dalle realtà umane, dobbiamo essere completamente liberi anche dagli affetti umani: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”. È questo il significato di quando Gesù ci dice che dobbiamo odiare il padre, la madre …: dobbiamo liberarci da tutti i condizionamenti, per mettere Dio al centro della nostra vita. Chiediamo il dono della Sapienza, per mettere Dio come punto fondamentale della nostra vita.
Liberarci dalle realtà umane, essere liberi anche dagli affetti umani, porta sofferenza, è una croce. È una croce che ha portato anche Gesù, che al momento della sua morte sente la lontananza del Padre: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Però, seguire veramente Cristo, non finisce solo con la croce, ma, come per lui, anche per ciascuno di noi, dopo la croce ci sarà la piena glorificazione, l’unione totale con Dio Padre.
Se nella nostra vita scegliamo Dio, se seguiamo veramente il Signore prendendo la nostra croce, allora diventiamo delle persone nuove, delle persone che donano l’Amore, Dio, agli altri. Paolo scrive una lettera a Filemone, uno dei primi cristiani, e gli rimanda Onesimo, che era stato un suo schiavo che era fuggito e si era rifugiato proprio presso Paolo: Filemone ora è seguace di Gesù, e Paolo lo invita ad accogliere Onesimo, non secondo la logica del mondo, cioè padrone-schiavo, ma lo invita ad accoglierlo secondo la logica di Dio: lo invita ad accoglierlo come un fratello: “non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo”. Dobbiamo diventare persone nuove, vivendo la stessa mentalità di Dio.
E “persona nuova” è stata Madre Teresa di Calcutta che ha abbandonato tutto ed è stata in India a condividere la sua vita con la vita dei più poveri; come “persona nuova” è stato anche Francesco d’Assisi che ha lasciato i suoi beni per mettersi al servizio di Dio nei poveri e nei lebbrosi. “Persone nuove” sono stati anche tanti altri che hanno rinunciato alla loro vita per mettersi al servizio. È possibile anche per noi essere delle “persone nuove”.
Domandiamo a Dio Padre: “Donaci la Sapienza del tuo Spirito”, per poter fare le scelte giuste guidati dalla sua Sapienza, e viviamo come veri discepoli del Signore: “Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo”.

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