23 domenica Ordinario - Sito di don Antonello

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23 domenica Ordinario

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23 domenica Ordinario

Certe volte, quando leggiamo il Vangelo, in alcuni casi ci sembra quasi che Gesù si contraddica. In un brano afferma che Lui è venuto a portare la pace (“Vi lascio la pace, vi do la mia pace”, come ripetiamo durante la celebrazione eucaristica), e in un altro brano afferma che non è venuto a portare la pace, ma la divisione.
Nel Vangelo di Giovanni Gesù insiste tanto sull’amore, ci ha lasciato il comandamento dell’amore, ma nel brano odierno, con la vecchia traduzione, quasi sembra che parli di “odio”, perché la vecchia traduzione riferiva queste parole, che ora sono state tradotte diversamente, e che dicevano “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”. Sembra quasi una contraddizione con il comandamento dell’amore, anche se purtroppo, oggi, molti odiano i genitori e i parenti. La parola greca “odio”, come veniva tradotta inizialmente, non significava che si doveva avere un rapporto di contrasto con l’altro, ma nel senso originale questa parola significava “distaccarsi” in modo totale: cioè “odio” significava “distaccarsi”, e non significava prendersela contro qualcuno, come intendiamo noi. Ora, giustamente, questa frase è stata tradotta con le parole che abbiamo sentito oggi: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo”. Gesù non ci chiede di non amare gli altri, ma ci dice di amarlo di più dei genitori e dei parenti, e ci interroga su come amiamo gli altri e su come amiamo Dio. Dobbiamo amarlo di più.
Spesso il nostro affetto naturale verso i genitori, figli, fratelli, sorelle, …, può essere pieno di egoismo o di ricerca della nostra soddisfazione personale, e Gesù ci chiede di togliere dal nostro cuore questi affetti naturali che sono limitati e imperfetti, per poter accogliere l’amore divino che è perfetto: “Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, …, non può essere mio discepolo.”; questo amore divino, che riceviamo come dono dalla Sapienza di Dio, come ci indica la prima lettura, questo amore divino metterà nel nostro cuore affetti nuovi per il padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli...
Tutti siamo affezionati alla nostra vita, ma Gesù ci dice che per essere suoi discepoli dobbiamo “odiare”, dobbiamo distaccarci anche dalla nostra vita, per poter accogliere il suo amore. Gesù è in cammino verso Gerusalemme, dove va spedito per compiere la volontà del Padre, e va deciso, anche se sa che incontrerà la morte in Croce.
Questo discorso Gesù non lo sta rivolgendo a quelle persone che stanno decidendo di seguirlo, ma lo rivolge a tutti noi che crediamo di averlo già scelto, e ci chiede cosa stiamo facendo di concreto per poterlo seguire. Anche noi stiamo cercando di costruire una torre per raggiungere Dio, ma, abbiamo i mattoni necessari per poterla costruire, oppure dobbiamo abbandonare a metà la costruzione? E in questa battaglia contro il male, abbiamo le forze necessarie per poterlo sconfiggere?
Saremo forti, solo se ci stacchiamo veramente dalle realtà e dagli affetti umani, per poter costruire anche noi la torre e vincere contro le forze del male, prendendo la nostra croce, come ha fatto Gesù per compiere la volontà del Padre e comunicarci il suo amore.

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