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Al cottolengo

Riflessioni
ESPERIENZA PRESSO LA PICCOLA CASA DELLA DIVINA PROVVIDENZA
Mi chiamo Anna Rita, ho 26 anni e vorrei rubarvi qualche minuto per condividere con voi un frammento della mia vita... Nell'agosto 2001 ho vissuto un'intensa esperienza di servizio presso la Piccola Casa della Divina Provvidenza, più comunemente nota come Cottolengo di Torino. "Caritas Christi urget nos!": questa è la frase che si trova scritta all'ingresso della Piccola Casa, frase che poi diviene motto e ispirazione di ogni gesto compiuto fra quelle mura. Tutto ebbe inizio nel pomeriggio di giovedì 16 agosto: arrivai al Cottolengo senza sapere esattamente quale compito mi sarei trovata a svolgere, ma certa di volermi mettere a servizio di quel prossimo di cui tanto sentiamo parlare, ma che spesso non riusciamo a riconoscere. E così avvenne. Appena arrivata fui indirizzata verso uno dei molteplici reparti che compongono l'attuale realtà della Piccola Casa. Mi trovai a svolgere servizio presso un reparto in cui vengono ospitate delle religiose cottolenghine anziane e bisognose di particolari attenzioni. La prima cosa che mi colpii fu... la Provvidenza! Appena giunta in reparto notai immediatamente il "Deo gratias!" pronunciato dalle religiose che mi accolsero con gran calore: ciò che muove la grande realtà del Cottolengo è la Provvidenza e tutto ciò che accade è motivo di sincero ringraziamento a Dio. Non so quanti "Deo gratias!" abbiano accompagnato i quindici giorni che trascorsi a Torino, non so quante volte ebbi modo di constatare la reale presenza della Provvidenza... Il mio servizio ebbe inizio e non fu facile. Soprattutto i primi giorni trovai non poche difficoltà: aiutare quelle persone, pulirle, imboccarle, parlare con loro, trovarsi a contatto col dolore nelle sue più varie sfumature non è semplice. Il lavoro fu pesante, fisicamente e psicologicamente e non nego che inizialmente credetti di non farcela. Le giornate sembravano interminabili e la sera si era realmente stanchi. Eppure riuscii a non "scappare", anzi! Più stavo a contatto con la realtà del reparto più sentivo d'aver finalmente trovato "Cristo nel prossimo". Più mi immergevo in quella realtà e maggiore diventava la consapevolezza di quanto potesse essere importante non pronunciare semplicemente, bensì vivere quel "Deo gratias!" che risuonava dopo ogni gesto compiuto, dopo ogni attenzione ricevuta. Ogni giorno era segnato da mille cose da fare, ma più mi rendevo utile e meno mi pesava la stanchezza. Svolgere servizio in reparto era totalmente gratuito perché tutto era semplicemente mosso dalla divina Provvidenza. I primi giorni continuavo a ripetermi: "Non ce la faccio!", poi invece ho capito che la sofferenza non deve far paura perché è solo un aspetto della vita. E così, quando andavo a riposarmi mi sentivo fisicamente stanca, si, ma moralmente carica di un amore sincero e gratuito. Ma la cosa veramente bella era che non riuscivo neppure a dare la metà di quanto ricevessi. E così quelle due settimane volarono e quando arrivò il 31 agosto, giorno della mia partenza dalla Piccola Casa, be' ammetto che trovai difficile lasciare quella realtà. Quando decisi di vivere quest'esperienza, lo feci perché sentivo il bisogno di capire realmente chi fosse il mio prossimo, sentivo forte in me il bisogno di toccare con mano Cristo, di "sporcarmi le mani" immergendole nella concretezza della sofferenza. E così fu! Trovai realmente una luce divina negli occhi di quelle meravigliose persone che Dio mi fece il regalo di servire! E quella luce divina non poteva spegnersi fuori dalla Piccola Casa. Una volta rientrata nella mia città ho sentito letteralmente la necessità di continuare a far qualcosa: non potevo stare con le mani in mano permettendo a degli insegnamenti tanto importanti di sbiadire poco a poco. E dunque sono entrata a far parte di un'associazione di volontariato che si occupa di primo soccorso... Ma questa è un'altra storia. Bene, se avete avuto la pazienza di leggere quanto ho voluto raccontarvi non posso che concludere con un sincero "Deo gratias!" per la vostra attenzione. E se vi va di mettervi in discussione e provare a vivere un'esperienza così intensa, credetemi: ne vale la pena!

Anna Rita.

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