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20 domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
20 domenica Ordinario

Certamente vivere da cristiani, mettere in pratica la Parola del Vangelo, spesso è rischioso. Anche noi siamo convinti, certe volte, che se siamo praticanti e abbiamo fede, certi disagi e certe situazioni tristi non ci devono capitare. Forse qualche volta abbiamo pensato “Perché mi è capitata questa disgrazia, questa situazione triste? Io cerco di essere un buon cristiano, e invece ora mi trovo in questa triste situazione. Dio non mi vuole bene, si è dimenticato di me”. Non dobbiamo credere che se abbiamo fede, se preghiamo, se viviamo in unione con il Signore, non dobbiamo essere convinti che non avremmo mai delle persecuzioni, ostilità e rifiuti, non dobbiamo essere convinti che tutto ci andrà bene. No!
Geremia è fedele a Dio, e da Dio è stato inviato al popolo di Israele, per annunciare il suo messaggio di condanna, annuncia la sua Parola, e Geremia è condannato a morte da coloro a cui è inviato, proprio perché denuncia che il popolo è infedele alla Alleanza. In quel periodo di deportazione i profeti di corte predicano vittoria e pace, mentre Geremia profetizza sconfitta e schiavitù, ed è accusato di scoraggiare i soldati e il popolo, e per questo è condannato a morte.
L’annuncio della Parola di Dio crea sempre divisione, avversione, e ancora oggi assistiamo a tanti conflitti e divisioni: nonostante il messaggio di pace che il cristianesimo cerca di portare, la guerra divampa in Medio Oriente, in Africa, in Asia, in America latina, dove uomini, donne e bambini vengono uccisi. Le famiglie si disgregano, le coppie litigano, i partiti politici dividono le nazioni, mentre i poveri sono sempre più schiacciati e disprezzati. La Parola di Gesù non porta pace, ma la Parola di Gesù crea conflitto e divisione anche all'interno delle relazioni più intime: “saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio …”.
E allora, quale “pace” è venuto a portare Gesù sulla terra? La realizzazione della pace umana tra noi e tra le nazioni, Dio l’ha affidata alle nostre mani. Gesù è venuto a “gettare fuoco sulla terra” per realizzare la “pace” messianica, e questo fuoco si è acceso e divampa quando Lui è salito sulla Croce per amore. Accettiamo che il fuoco del suo amore bruci tutto ciò che ci lega all’avere, al possedere, e ci porti a camminare nell’Amore, insieme agli altri. Se ci lasciamo “bruciare” dal “fuoco” del suo Amore, allora realizzeremo veramente la Pace di Dio.
Spesso abbiamo detto che la nostra vita è una corsa, come ci dice il brano degli Ebrei, e allora, “corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù”.
Noi, teniamo il nostro sguardo fisso su Gesù? Ci lasciamo bruciare dal suo Amore? Abbiamo il coraggio di difenderlo e di essere presi in giro per le nostre convinzioni?
Sant’Ignazio di Loyola diceva ai suoi compagni, e oggi lo dice anche a ciascuno di noi, “Andate, e incendiate il mondo”. Incendiamo il mondo con l’Amore di Cristo. Allora avremo veramente la Pace.

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