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2 domenica di Avvento

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2 domenica di Avvento

Siamo alla seconda domenica di Avvento, tempo durante il quale dobbiamo prepararci con impegno e generosità, alla celebrazione del Natale e al nostro incontro totale con il Signore.
Tutti siamo peccatori, lontani da Dio, e il peccato era presente già nell’antichità, presso il popolo ebreo. Il profeta Baruc, che era stato il segretario di Geremia, invia una esortazione di incoraggiamento agli israeliti che sono finiti in esilio come punizione perché sono stati malvagi e hanno adorato altre divinità. Dio, dopo aver condannato i loro errori, ora si mostra misericordioso, e il popolo sarà liberato e godrà della pace e della giustizia. E allora Gerusalemme può togliere i vestiti del lutto e della sofferenza e adesso può rivestirsi dello splendore della gloria che viene da Dio, “perché Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria”. C’è una vita nuova per il popolo di Israele.
Ma c’è una vita nuova anche per ciascuno di noi, possiamo rivestirci dello splendore della gloria, perché Dio nella sua misericordia, vuole cancellare anche il nostro peccato e desidera che ritorniamo in dialogo con Lui, e, per questo ha inviato, per salvarci, suo Figlio Gesù, mistero che vivremo il giorno di Natale.
Ma, perché in ciascuno di noi avvenga la salvezza, dobbiamo prepararci per incontrare il Signore: dobbiamo allontanarci dal peccato, vivendo una vita di amore e di pace verso tutti.
Come possiamo prepararci a incontrarci con il Signore? La strada per incontrarci con Lui, oggi ce la mostra Giovanni Battista, che vive la sua vita nel deserto, aspettando il “Signore che viene”. Giovanni si trova nel deserto, dove c’è silenzio, senza essere disturbati dalle realtà umane, e dove si può sentire e ascoltare la Parola di Dio. Il deserto ci può far paura perché nel deserto siamo isolati, soli, e può ispirarci terrore la solitudine, ma è nel deserto che Dio ha parlato al suo popolo, è nel deserto del Sinai che Dio ha guidato il suo popolo, facendo sentire la sua voce.
Per sentire Dio, dobbiamo cercare di vivere nel deserto, anche stando assieme agli altri possiamo vivere nel deserto cercando di vivere lontani da tutte le distrazioni umane, lasciando spazio a Dio. Fare deserto significa che dobbiamo liberarci dal desiderio di avere delle ricchezze, che non dobbiamo avere il desiderio del potere, e che non dobbiamo seguire certi modelli che oggi la società ci presenta come importanti e validi.
Giovanni nella sua esperienza nel deserto, riafferma le parole di Isaia, esortando tutti, anche noi, a preparare la via del Signore, e predica un battesimo di conversione che significa morire a se stessi, morire al peccato, all’odio, all’ingiustizia, al giudizio negativo verso gli altri, per rinascere a nuova vita in unione con Dio e con i fratelli.
Siamo invitati oggi a realizzare l'amicizia per riempire ogni burrone di solitudine che c’è tra di noi; siamo invitati a spianare la differenza che c’è tra i ricchi e i poveri condividendo i nostri beni; dobbiamo adoperarci per il bene dei fratelli soprattutto più poveri e abbandonati.
San Paolo, rivolto ai Filippesi, dice queste parole “prego che la vostra carità cresca sempre più”: prega che i Filippesi possano crescere nell’amore attivo e fedele, per poter incontrare il Signore.
E oggi anche a noi chiede di far crescere il nostro amore e la nostra disponibilità verso Dio e verso gli altri, per poter celebrare un vero Natale, una vera nascita del Signore nel nostro cuore.

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