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Battesimo del Signore

Liturgia della Parola > Natale


Battesimo del Signore

Oggi celebriamo la festa del Battesimo del Signore, che conclude il tempo di Natale. Nel Tempo di Avvento abbiamo sentito e ripetuto spesso una invocazione di Isaia (63,12), nella quale si chiedeva che i cieli si aprissero perché potesse scendere il Salvatore: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”, ci dice Isaia. E questa richiesta la abbiamo rivolta anche noi, chiedendo che scendesse tra noi il Salvatore.
Quando il 25 dicembre abbiamo celebrato il Natale, abbiamo avuto la certezza che i cieli si sono squarciati con la nascita di Gesù, del Figlio di Dio, e abbiamo avuto la convinzione che era venuto da noi il Salvatore, per darci nuovamente speranza in questo mondo che si trova ancora nel buio, lontano dalla vera Luce, vera Luce che ci dà solamente la presenza di Dio. E oggi, solennità del Battesimo del Signore, contempliamo nuovamente i cieli aperti.
Il Vangelo descrive ciò che avvenne sulla riva del Giordano. Matteo ci propone il brano, nel quale “Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui”: quando Gesù ebbe ricevuto il battesimo da Giovanni nel fiume Giordano, “si aprirono per lui i cieli”, e, continua Matteo, “ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui”. Con la discesa dello Spirito Santo su di lui, Gesù inaugura la sua missione, che è l’opera della nostra salvezza.
La nascita di Gesù segna l’inizio del tempo della misericordia: il primo peccato dell’uomo aveva chiuso i cieli, il peccato aveva messo una barriera tra noi e Dio, e con la nascita di Gesù tra di noi, i cieli si riaprono, e con il suo Battesimo, quando discende su di lui lo Spirito Santo, i cieli si aprono completamente per riempirci della misericordia divina.
I pastori di Betlemme hanno sperimentato i “cieli aperti”, e hanno incontrato Dio, come anche i Magi, non credenti, hanno contemplato i cieli aperti, arrivando a incontrarsi con Dio nel bambino Gesù, come hanno sperimentato i cieli aperti, sia il Battista, sia gli apostoli e il primo martire, Santo Stefano, che, prima di essere lapidato, esclamò, come troviamo nel libro degli Atti (7,56): “Contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio”.
Anche noi possiamo sperimentare “i cieli aperti”, possiamo sperimentare la presenza di Dio, se ci lasciamo invadere e riempire dell’Amore di Dio. Questo è per noi il tempo della misericordia.
Con il Battesimo di Gesù non solo si squarciano i cieli, ma Dio parla nuovamente facendo risuonare la sua voce: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. Gesù è amato dal Padre celeste, e Dio si compiace di lui che è stato inviato a condividere la nostra condizione e la nostra povertà. Dio lo riconosce come suo Figlio, come il Salvatore, e Gesù, dopo il Battesimo, pieno di Spirito Santo, inizia la sua missione di Amore.
Tutti noi cerchiamo di essere amati e benvoluti dagli altri, compiendo delle buone opere e delle belle azioni, per essere stimati dagli amici, dai figli, dai parenti, e se non ci comportiamo bene, allora, abbiamo paura di perdere l’amicizia e la stima degli altri. Dio mi ama, mi ama da sempre, e mi ama, non perché sono buono e cerco di volergli bene, ma Dio mi ama perché, amandomi, è lui che mi rende buono. Dio mi ama e si compiace anche di me, non solo di suo Figlio Gesù, ma si compiace anche di me perché sono il suo capolavoro che ha creato, mi ama per la dignità di cui mi ha rivestito.
Dio mi ama per ciò che sono, e questo deve spingermi a superare le mie fragilità e le mie debolezze, per farmi diventare una fonte di amore verso tutti, a immagine di Cristo. Col nostro battesimo, dobbiamo essere Luce e dobbiamo essere l’immagine d’Amore di Cristo.

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