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Pasqua

Liturgia della Parola > Tempo Pasquale


Pasqua

Durante il Triduo Pasquale, il Giovedì Santo abbiamo celebrato Gesù che nel Cenacolo concretizza il suo mistero d’Amore, istituendo il Sacramento della Eucaristia, e il Venerdì Santo, forse con qualche lacrima da parte nostra e con un po’ di tristezza, abbiamo contemplato Gesù che sale sul Calvario, portando sulle spalle la Croce dove sarebbe stato crocifisso. Forse non siamo stati capaci di entrare anche noi nel Cenacolo e di aver preso anche noi la Croce con Gesù per essere crocifissi con Lui, ma può darsi che siamo stati solo spettatori, come si fa in un teatro, seduti passivamente nelle poltroncine per vedere i vari episodi. Ma ora il sipario è sceso, e inizia una nuova scena che non dobbiamo solo contemplare, ma che dobbiamo vivere.
Alzando il sipario, ora non vediamo più il Calvario con la Croce, ma la nuova scena che si presenta a noi, in questo secondo atto, è una roccia, nella cui parete Giuseppe di Arimatea aveva preparato il suo sepolcro, nel quale aveva deposto il corpo di Gesù. Solo che Maria di Magdala, quando si reca al sepolcro, nota che la pietra che chiudeva il sepolcro era stata tolta, e, preoccupata, corre ad avvisare Pietro e Giovanni.
“Quando era ancora buio”, buio, tristezza sia nel cuore per la perdita del Maestro, e buio perché è ancora notte e il sole non è ancora sorto, “quando era ancora buio”, Maria di Magdala si recò al sepolcro per stare ancora un po’ accanto al Maestro, e dopo che Maria annuncia che hanno portato via il corpo del Signore, subito corrono al sepolcro anche Pietro e Giovanni, e trovano il sudario, la sindone, le bende. Non trovano segni di vita, ma solo dei segni che indicano la morte, ma Gesù non c’è perché è Risorto, e allora comprendono che cosa indicava il Signore quando annunciava che doveva risorgere dai morti. Hanno trovato solo una tomba vuota, però, la videro e credettero.
Oggi è Pasqua!  Cristo è Risorto! La morte, il male è stato sconfitto. Quella tomba si trova a Gerusalemme, ed è vuota, e ci testimonia che Cristo è Risorto, e quella tomba ancora oggi è meta di tanti pellegrini che con grande fede vogliono sostare anche pochi attimi a contatto con la tomba che accolse il corpo di Gesù. Ora questa tomba è tutta adornata, è ricoperta di marmi, e purtroppo è contesa tra varie confessioni cristiane che ne rivendicano la proprietà: ecco la fragilità umana, perché Cristo Risorto non è proprietà di un gruppo, ma Cristo Risorto appartiene a ogni persona. E quella tomba è ancora lì, dove la trovarono Maria di Magdala, Pietro e Giovanni, ed è ancora vuota. Corriamo anche noi verso Cristo Risorto, come hanno fatto Maria di Magdala, Pietro e Giovanni, e sperimenteremo la gioia e la pace che ci dona Gesù Risorto.
E qui possiamo calare il sipario su questo secondo atto, e risollevando il sipario, come scenario non vediamo più la Croce, non vediamo neppure la tomba vuota, ma in questo terzo atto, vediamo che nello scenario ci siamo tutti noi in mezzo a tutta l’umanità, e come hanno fatto Maria di Magdala, gli apostoli, i martiri e tutti i testimoni, dobbiamo annunciare che Cristo è Risorto. Gesù è Risorto, e anche noi possiamo vivere da risorti, vivendo come ha vissuto Gesù: lui la vita l’ha donata, l’ha spesa per gli altri, l’ha vissuta amando tutti. È questo il nostro compito.
Gesù Risorto ha sconfitto la morte, e offre anche a noi la possibilità di celebrare la nostra Pasqua, di passare dal peccato alla nuova vita in Dio: la Pasqua è un passaggio dalla morte alla vita nuova e anche ciascuno di noi può sconfiggere la morte del peccato che è dentro di noi; possiamo essere delle persone nuove, possiamo risorgere nel nostro cuore, lontani dal peccato. Se siamo risorti con Cristo, cerchiamo le cose di lassù, rivolgiamo il nostro pensiero a Dio, e non alle cose della terra. Se siamo risorti con Cristo, allora siamo morti alle cose della terra. Cerchiamo di non diventare prigionieri delle cose umane: la vera gioia e la pace non ce la danno il possedere e l’avere, ma la vera gioia ce la dà la presenza di Cristo Risorto. E questo Cristo Risorto dobbiamo comunicarlo anche noi a tutti gli uomini, attraverso la nostra vita di pace, di amore, di donazione, attraverso una vita che sa rinunciare alle gioie semplicemente umane. Alleluia! Cristo è Risorto.
“Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato: facciamo festa nel Signore”.

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