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Liturgia della Parola > Tempo Pasquale
Pasqua

È Pasqua! Cristo è risorto dai morti, ci annuncia oggi la Liturgia, e questo annuncio di gioia risuona in tutta l’umanità. Cristo è risorto dai morti e ha sconfitto la morte e il peccato.
Per oltre 40 giorni ci siamo preparati a questa celebrazione, partecipando ai vari riti della liturgia ricchi di significato, abbiamo frequentato la Via Crucis, eravamo felici perché per Pasqua avremmo potuto incontrare amici e parenti per fare una festa umana, e, invece, anche quest’anno, a causa del Covid, siamo costretti a restare a casa e a vivere isolati dagli altri. Purtroppo, tutte queste realtà ci possono allontanare da considerare quale è il vero significato della Pasqua, e corriamo il rischio di tenere il Risorto lontano dalla nostra vita quotidiana e di celebrare solo una festa umana. Non possiamo fare certe cose, e allora ci consoliamo con il pranzo abbondante. Cristo è risorto, certamente, ma, che rapporto può avere con le nostre ansie, con le paure che sperimentiamo nella nostra vita quotidiana?
Cristo è risorto, ha sconfitto la morte e il peccato, è uscito vivo dal sepolcro, e questo è il mistero che oggi stiamo celebrando, e che ci viene mostrato anche dal Cero pasquale, segno del Cristo Risorto, e dal canto di resurrezione che è l’alleluia. Con la Resurrezione, Gesù non riprende solo la vita che aveva prima, ma entra in una nuova dimensione e diventa potenza di Dio. Cosa significa per ciascuno di noi la Resurrezione di Cristo? Che anche noi risorgeremo dai morti alla fine della nostra vita terrena? Anche questo, ma significa che dobbiamo essere delle persone risorte già da oggi. Dobbiamo entrare in un nuovo rapporto con Dio e con i fratelli. Possiamo vivere la Resurrezione di Gesù, non celebrando un lauto pranzo e con divertimenti, ma possiamo vivere la Pasqua impegnandoci a liberare la nostra vita da tutto quello che produce morte nel nostro cuore.
Tutto il Vangelo ci parla di Gesù che passa tra la gente facendo del bene e liberando gli uomini dal potere di satana, e questo è un anticipo, è un segno della sua Resurrezione, ed è un richiamo per tutti a convertirci, ad avere una vita nuova nella quale non sono presenti il male e la morte.
Per essere dei “risorti” nella nostra vita, dobbiamo allontanarci da tutto quello che non è vita ma che produce la morte nel nostro cuore: dobbiamo cercare di interessarci degli altri, di non essere egoisti e ingiusti; cerchiamo di evitare la sete del potere e del dominio sugli altri; evitiamo la ricerca del denaro che ci impedisce di essere solidali e di amare gli altri; dobbiamo essere sempre pronti a perdonare. La vita di Gesù è stata una lotta costante contro questo potere di morte. Se viviamo da risorti nella nostra vita quotidiana, allora, siamo sicuri che anche noi vivremo la resurrezione alla fine della nostra vita terrena, e inizieremo la vita eterna in unione con Dio.
Con il battesimo, anche noi siamo risorti con Cristo a una vita nuova, e Paolo ci ricorda che dobbiamo cercare le cose di lassù. Cerchiamo di avere la stessa fede che ha avuto Giovanni, che non aveva ancora visto il Cristo Risorto, ma che aveva visto solo il sepolcro vuoto e le bende, e guardando solo questi segni “vide e credette”.
“Il Signore è veramente risorto. Alleluia.”.

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