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4 domenica Quaresima

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4 domenica Quaresima

    
Questa quarta domenica di quaresima è conosciuta anche come la domenica della gioia (chiamata in laetare), perché ci mostra la gioia di Dio, la sua tenerezza e la sua misericordia per la salvezza dell'uomo. Infatti l'antifona d'inizio ci introduce proprio in questo tema "Rallegrati, Gerusalemme, e voi tutti che l'amate, riunitevi. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza: saziatevi dell'abbondanza della vostra consolazione".
Il brano di Giosuè, prima lettura, ci parla di Dio che realizza la gioia di Israele che entra nella Terra Promessa. La schiavitù in Egitto rimane solo un ricordo doloroso, e, nel suo viaggio nel deserto, Israele ha avuto modo di sperimentare la bontà e la presenza di Dio in molti modi: la nube che lo precedeva, la manna, le quaglie che lo hanno sfamato, l'acqua donata, quando ormai si sentiva morire di sete. Ora che entra nella terra di Canaan, tutte le promesse si compiono. Inizia una nuova vita: il suolo fertile di Canaan e i frutti abbondanti del terreno, sono visti come dono di Dio. Dio è il liberatore.
Il brano del Vangelo ci presenta la parabola del figliol prodigo o del padre misericordioso. Un padre ha due figli adulti e una azienda agricola da mandare avanti. Il figlio maggiore non dà problemi: è serio, lavoratore, rispettoso del padre; il figlio minore invece è inquieto, insofferente della monotonia quotidiana: vuole vedere il mondo, darsi alla bella vita. E quindi chiede e ottiene la sua parte di eredità e se ne va lontano, là dove può gozzovigliare a piacere; sperpera tutti i suoi beni, ed è costretto a lavorare (il lavoro più "sporco" che gli ebrei potessero concepire: accudire ai porci).
Pensando che a casa sua anche i dipendenti avevano da mangiare in abbondanza, decide di rientrare a casa: “Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. E rientra a casa.
La figura centrale di questa parabola è la figura del padre, il quale rinuncia persino ai suoi diritti per rendere liberi i figli. E li ama anche a distanza, correndo il rischio di essere rifiutato! Il padre lo aspettava, gli corre incontro e lo abbraccia. Lo perdona senza condizioni, sperando che quel gesto converta il figlio. Anticipa il perdono per suscitare la conversione, e dandogli il vestito bello, l’anello e i sandali, lo riporta alla sua dignità di figlio.
Gesù presenta in quel padre, "il" Padre, il Padre suo e nostro, il "Padre nostro che sta nei cieli". E quel figlio scapestrato siamo tutti noi, e siamo anche come il figlio maggiore che, per gelosia, non accetta il comportamento amorevole del padre verso chi lo ha abbandonato.
Come è finita la vicenda? Luca non lo dice. Non dice se il figlio minore apprezzò il gesto del padre e, finalmente, cambiò idea. Non dice se il fratello maggiore, inteneritosi, entrò a far festa. Non dice nulla sulla conclusione.
Spetta a ciascuno di noi la conclusione. Spetta a noi concludere questa parabola, ricevendo l’amore di Dio e accogliendo il suo invito alla conversione, entrando anche noi a fare festa con tutti i nostri fratelli. E, imparando da Dio, nostro Padre, dobbiamo essere sempre pronti a perdonare le offese ricevute, per vivere in un rapporto d’amore con Dio e con tutti i nostri fratelli.
“Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove”.

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