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4 domenica Quaresima

Liturgia della Parola > Tempo di Quaresima


4 domenica di Quaresima

Senza dubbio credo che molti di noi cristiani abbiamo difficoltà a vivere in profondità la Quaresima, perché ci è stata sempre presentata come un tempo di rinuncia, come un tempo di sofferenza, e forse non riusciamo a comprendere che le rinunce che facciamo ci preparano a sperimentare e a vivere l’amore che Dio Padre ha nei confronti di ciascuno di noi, e sperimentare l’amore di Dio non è triste, ma è gioia, è felicità. Infatti questa 4 domenica è chiamata “in laetare”, cioè “domenica della gioia”, anche se siamo in quaresima, considerata tempo di penitenza. “Rallegrati, Gerusalemme, …. Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza”, ci dice, infatti, l’Antifona d’ingresso.
Anche il popolo ebreo, come troviamo nel brano di Giosuè, dopo l’esodo nel deserto verso la terra promessa, (e l’esodo è stato un periodo pieno di sofferenze e di fame), il popolo ebreo, dopo l’esodo, ha potuto sperimentare la gioia, perché durante l’esodo ha notato che Dio era il suo liberatore. Non ha più rimpianto le cipolle che mangiava in Egitto, quando era schiavo, ma ha iniziato una nuova vita nella terra che Dio gli aveva promesso, a Canaan.
Dio è Padre di ciascuno di noi, e la parabola del vangelo ci parla di un padre che aveva due figli, ma che in realtà non ne aveva neppure uno, perché nessuno dei due si è comportato da figlio. Noi, questa parabola l’abbiamo sempre chiamata “parabola del figliol prodigo” perché il figlio ritorna alla casa del padre, ma dovremmo chiamarla “Parabola del Padre buono”, per l’atteggiamento del Padre che attende e aspetta il ritorno dei figli, che non si dà pace e non si rassegna. Questo Padre che dona quello che ha, che vede da lontano, che ha com¬passione, corre incontro, si getta al collo e bacia, ordina di far festa, e invita anche il secondo figlio a partecipare alla festa, questo padre ci rappresenta Dio.
Nella parabola, al primo figlio interessava solo l’eredità, (purtroppo cosa che capita anche oggi), e appena la riceve, subito va via dalla casa, perché non gli interessava il padre. Parte in un paese lontano dandosi alla bella vita, dilapida tutto quello che aveva, e quando sopraggiunge la carestia, vivono male anche quelli che hanno possedimenti, e questo figlio che ormai non ha più nulla, vive da disgraziato pascolando i porci e desiderando di nutrirsi almeno di carrube. E improvvisamente decide di ritornare verso casa, non perché sente la nostalgia del padre, ma perché è spinto dalla fame e dal bisogno.
Quello che ci deve stupire non deve essere solo il suo ritorno dal padre, ma ci deve stupire maggiormente il padre che è ricco di misericordia e lo accoglie con il cuore aperto, organizzando una festa per il suo ritorno, e lo accoglie nuovamente come suo figlio. E il figlio maggiore si lamenta e non vuole partecipare alla festa. Dal punto di vista umano, forse non abbiamo sempre accettato questo atteggiamento del padre che è pronto ad accogliere nuovamente il figlio minore, mentre, secondo noi, non ha fatto nulla per il figlio maggiore che è stato sempre a casa. E questo atteggiamento ci è sembrato ingiusto.
Il figlio maggiore non crea problemi nella famiglia, perché è serio e lavoratore, e continua a stare nella casa, osservando tutte le regole: viveva in casa, sì, ma non da figlio. Considerava suo padre come un padrone che non gli aveva mai dato un capretto per far festa con gli amici, e lui si considerava come un servo e non come un figlio. Osservava le regole, ma non aveva capito il cuore del padre. A casa, risiedeva soltanto. Coabitava col padre, ma non era un figlio.
Noi, a quale dei due figli assomigliamo? Al figlio minore che si allontana dalla casa del Padre, e pretende “dammi ciò che mi spetta”, o al figlio maggiore che non accetta il comportamento amorevole del padre verso chi lo ha abbandonato? Forse assomigliamo a tutti e due i figli! Pretendiamo e siamo scontenti, e spesso ci lamentiamo di Dio!
Nonostante tutto noi possiamo sempre cambiare: ci ha detto Paolo, nella seconda lettura, che “se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove”. Gesù ci riconcilia con il Padre, e attraverso il battesimo, siamo rinati a una nuova vita. Dentro di noi abbiamo la possibilità di avere la vita di amore e di misericordia: possiamo avere la vita stessa di Dio.

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