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2 domenica Quaresima

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2 domenica  Quaresima

In questa seconda domenica di Quaresima siamo invitati anche noi a salire sul Monte Tabor, monte della Trasfigurazione, e dobbiamo salire assieme a Gesù, Pietro, Giacomo e Giovanni, per contemplare la Gloria di Dio, e, dopo la contemplazione dobbiamo scendere da questo monte e immergerci nella nostra vita quotidiana.
Può sembrare strano che in questo tempo in cui siamo chiamati in particolar modo alla penitenza e al sacrificio, sembra strano che ci venga presentato il brano che ci parla di gioia, che ci parla della Gloria di Dio. Domenica scorsa abbiamo meditato sul fatto che noi uomini subiamo la tentazione, come l’ha subita Gesù, e oggi la Chiesa, con questa liturgia, ci vuole presentare quello che deve essere l’ideale dell'uomo, inserito nel "corpo di gloria" di Gesù.
Chi è Gesù? Gli apostoli sanno chi è, sentono quello che dice, hanno assistito a tanti miracoli, ma ancora non sanno bene chi sia Gesù. Come noi! Siamo preti, suore, cristiani, discepoli del Signore da tanto tempo, eppure non sappiamo nulla di Lui, anche se siamo convinti di conoscerlo e di possederlo. Per questo oggi siamo chiamati a salire sul monte, per capire, per vedere, per intuire chi è Gesù, e per portarlo agli altri quando scendiamo dal Tabor, dalla contemplazione.
Questi 3 discepoli sperimentano la Gloria di Dio, che si manifesta in Gesù attraverso alcune immagini bibliche: mentre Gesù pregava “il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante”; altra immagine: Mosè ed Elia conversavano con Lui; un’altra immagine è quella della nube che li investe “venne una nube e li coprì con la sua ombra”, e l’altra immagine ricca di significato è la voce che esce dalla nube: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo”. Sono solo immagini simboliche, che richiamano le manifestazioni di Dio nell’A.T.: non ci sono stati abiti luccicanti o fenomeni speciali, ma, con la preghiera, è cambiato lo sguardo degli apostoli; ora non vedono solo con gli occhi, ma vedono con il cuore; ora capiscono con l’anima, adesso gustano per un attimo la bellezza di Dio. “Maestro, è bello per noi essere qui”, esclama Pietro.
È bello vedere la bellezza di Dio! È bello riconoscere nel volto del Signore Gesù, il volto sorridente del Padre! Luca scrive che Gesù è salito sul Tabor per pregare e che si trasfigura mentre è in preghiera, e questo ci indica che solo se facciamo un cammino interiore di vita di preghiera, solo allora possiamo scoprire la bellezza di appartenere a Dio. Facciamo in modo di poter esclamare anche noi, come Pietro, “Maestro, è bello per noi essere qui”.
Pietro sperimenta la bellezza dello stare con il Signore, e decide di costruire 3 tende, per Gesù, per Mosè ed Elia, perché Pietro pensa che con l’esperienza della gioia del Monte Tabor, sia già arrivato il Tempo del Regno; ma non è così.
Nella nostra vita, nella vita di ogni uomo, non c’è solo la gioia e le cose belle che ci portano a Dio, ma c’è anche il dolore e la sofferenza, che però, accettate nella gioia, ci permettono di gustare la luce e la bellezza di Dio. Noi sperimentiamo la salvezza non solo salendo alla gioia del Tabor, ma sperimentiamo la salvezza salendo anche noi, assieme a Gesù, non sul Tabor, ma salendo sopra un altro monte, che è il Golgota, dove Gesù ha offerto se stesso per la nostra salvezza.
Certamente, se potessimo scegliere tra il Tabor e il Golgota, tutti noi sceglieremo il Tabor, perché siamo sempre alla ricerca della pace, della gioia e della serenità che la presenza di Dio infondono nel nostro cuore, ma per Gesù c’è stata l’esperienza del Tabor, della Gloria, come anticipo della Gloria che avrebbe ricevuto con l’esperienza sul Golgota: anche il dolore e la sofferenza ci portano alla vera luce che è Dio.
Non restiamo fermi sul Tabor a contemplare la Gloria di Dio, ma scendiamo nella nostra terra, dove sperimenteremo il Golgota della sofferenza, che ci riempirà della presenza del Signore.
Cambiamo anche noi il nostro “sguardo” verso le nostre Croci, che non sono solo sofferenza negativa, ma che ci aprono alla esperienza del Signore. Come ci dice Paolo nel brano ai Filippesi, cerchiamo di non comportarci da nemici della croce di Cristo.

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