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4 di Pasqua

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4 di Pasqua
Per poter andare avanti nella nostra vita non possiamo restare soli, ma abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti, che ci consigli per le varie scelte che dobbiamo fare: abbiamo bisogno di un “pastore” che ci guidi, anche se poi, alla fine, spetta a ciascuno di noi fare la nostra scelta, con la massima libertà.
Oggi nel mondo ci sono tanti pastori, tante persone che vogliono guidare gli altri con le loro idee: ci sono tanti capi carismatici, tanti cartomanti che con l’uso delle carte ci dicono quello che dobbiamo fare o che dobbiamo subire, molti maghi che sputano oroscopi su quella che è o che dovrebbe essere la nostra vita; abbiamo tanti politici che usano la loro ideologia per farne una religione (cfr. matrimonio tra omossessuali, …). Anche tanti presentatori della TV sputano le loro sentenze per cercare di aiutare gli altri, ma che, spesso, sono frutto della propria mentalità e non della verità. E noi ascoltiamo e seguiamo questi personaggi, quasi che la loro parola sia sacrosanta.
Questa quarta domenica di Pasqua ci mostra chi dovrebbe essere la nostra guida, il nostro pastore, e ci propone l’immagine di Gesù che è il “Buon Pastore”. Le pecore hanno tendenza ad impaurirsi, a scappare e quindi a disperdersi. Al tempo di Gesù, i pastori chiudevano le pecore in un unico recinto, e quindi i vari greggi si mischiavano, ma quando la mattina entrava un pastore nel recinto, le sue pecore uscivano prontamente perché riconoscevano il loro pastore. Nell’Antico Testamento, i profeti, quando parlano del pastore atteso da Israele, che è Gesù, mostrano che questo pastore terrà unito tutto il gregge. Questa domenica, chiamata del “Buon Pastore”, ci indica che dobbiamo lasciarci guidare da Gesù e dalla sua parola e non da altri personaggi che ci attirano per la loro simpatia.
La prima lettura ci mostra Pietro, scelto come pastore della Chiesa, che ci esorta a convertirci, nel nome di Gesù Risorto, per il perdono dei peccati e per ricevere il dono dello Spirito Santo. E anche il Salmo ci mostra Dio che è presentato come il nostro pastore che ci guida: “Il Signore è il mio Pastore: non manco di nulla”. Nella seconda lettura, Pietro, ci ricorda che Gesù è innocente, mite, e si è affidato totalmente a Dio Padre: per la sua passione siamo stati guariti dai nostri peccati e ci ha ricondotti a Dio, nostro Pastore. La sola porta che dobbiamo attraversare, per poterci incontrare con Dio, è Gesù Cristo: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato”. Per arrivare a Dio, l’unica parola che dobbiamo ascoltare e mettere in pratica, è solo quella di Cristo, e non quella di altre persone che si presentato da guide, ma che non ci portano alla vera salvezza di Dio.
È solo Gesù il “buon Pastore” che ci ama veramente, e ce lo ha mostrato donando la sua vita per noi: Nessuno ha un amore più grande di questo, dare la vita per i propri amici. Gesù diventa il buon pastore sulla croce, nel momento in cui dà la sua vita per amore di ciascuno di noi.
Gesù, come “pastore”, ha chiamato Pietro, il Papa, i vescovi, i sacerdoti, che dovrebbero insegnarci la strada della salvezza, ma pastori non sono solo coloro che sono chiamati ad esercitare un ministero, ma tutti noi, ciascuno di voi, come cristiani, dobbiamo essere “pastori”, aiutando gli altri con le nostre parole e con il nostro esempio, sempre pronti, seguendo l’esempio di Gesù, a dare la nostra vita gli uni per gli altri, e dobbiamo preoccuparci, non solo di noi stessi, ma dobbiamo preoccuparci di tutto il gregge.
“Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato”. Gesù, Pastore, ci chiama alla salvezza: ascoltiamolo e seguiamolo con fiducia.

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