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4 di Pasqua

Liturgia della Parola > Pasqua
4.a domenica di Pasqua

Ogni quarta domenica di Pasqua è improntata sulla figura del Pastore e sul rapporto che ha il Pastore con le pecore del suo gregge, e ogni tre anni, nel Vangelo, si legge un brano diverso del cap. 10 di Giovanni.
La prima lettura ci presenta Paolo e Barnaba che, ad Antiochia, diffondono il messaggio di Gesù, fanno i “pastori” della comunità. Al loro annuncio ci sono due atteggiamenti opposti: numerosi pagani accolgono con gioia il loro messaggio, “i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore”, e molti credettero, e poi c’è l’atteggiamento dei Giudei che rifiutano il loro messaggio, perché sono chiusi nelle loro tradizioni, non accettano qualcosa di nuovo, e si sentono colpevoli di averlo messo in croce. Allora gli apostoli, “scossa contro di loro la polvere dei piedi”, si rivolsero ai pagani, che erano considerati impuri. Guardiamo se anche intorno a noi c’è il mucchietto di polvere che il Vangelo ha lasciato scuotendola dai piedi, abbandonando le nostre meschinità e andando altrove, allontanandosi da noi.
Il brano dell’Apocalisse ci mostra la figura di Gesù che è l’Agnello, attorno a cui stava una moltitudine immensa che non aveva più fame né sete, perché l’Agnello, Gesù sacrificato, era il loro pastore e li guidava alle fonti delle acque della vita. Il nostro vero pastore è l’Agnello, Gesù morto in Croce.
“Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”, ha pronunciato Gesù all’inizio di questo brano del Vangelo, indicandoci quello che è o che deve essere il rapporto tra noi, pecore, e Gesù, nostro Pastore, rapporto che è definito da tre verbi: “conoscere”, “ascoltare”, “seguire”.
Ogni buon pastore conosce una per una le sue pecore, e molti pastori danno anche un nome a ciascuna e cercano di stabilire con ciascuna di loro un rapporto di comunione e di intimità.  Anche Gesù, Buon Pastore, conosce ciascuno di noi ed entra in profonda comunione con noi. Non ci abbandona.
Le pecore ascoltano la voce del pastore, riconoscono il suo odore e lo seguono. Anche noi, per essere dei veri cristiani, abbiamo il compito di ascoltare sempre i vari insegnamenti che il Signore ci propone, nel Vangelo e nelle parole del Papa, dei Vescovi e dei sacerdoti che ci guidano nel nostro cammino cristiano. Anche noi dobbiamo “conoscere”, “ascoltare” e “seguire” Gesù.
In particolar modo in questa domenica siamo chiamati a pregare per i nostri pastori: per il Papa, per i Vescovi e per i Sacerdoti. Forse in questo periodo è difficile, perché molti perdono fiducia nella Chiesa e nei suoi pastori, per tanti scandali che notiamo. Purtroppo, spesso notiamo solo le mele marce, e non vediamo, o preferiamo non vedere, invece, migliaia di preti, di catechisti, di religiosi che vivono con generosità e correttezza il loro ministero.
È questo il momento di pregare per i nostri pastori, è questo il momento di fare penitenza. Preghiamo perché ci siano preti santi, a immagine di Gesù, il Santo. Niente ci può allontanare dalla mano di Dio, neppure gli scandali che ci sono all’interno della Chiesa e tra i sacerdoti. Anche se siamo un gregge testardo, incoerente, il Signore non ci abbandona, perché la Chiesa non è il popolo dei perfetti, ma è il popolo dei peccatori, che sono perdonati. La Chiesa non è il popolo dei giusti, ma è il popolo dei figli di Dio che crescono e superano le loro impurità. Il sacerdote non è un super-uomo, ma anche il sacerdote è un discepolo, è in cammino, perché l’unico e vero Pastore, nella Chiesa, è solo Gesù Cristo.

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