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6 domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
6 domenica Ordinario

Nel Vangelo stiamo leggendo il Discorso della Montagna, nel quale Gesù ci aveva presentato le Beatitudini (Beati i poveri in spirito, i miti, i misericordiosi, …), e, domenica scorsa, la liturgia ci ha ricordato che anche noi possiamo essere “Beati”, in totale unione con Dio, se cerchiamo di essere “sale” e “luce” nel nostro mondo.
Il libro del Siracide ci ha detto che Dio pone davanti a noi il fuoco e l’acqua, la vita e la morte, il bene e quello che ci conduce verso il male, e ci ricorda che se abbiamo fiducia in Dio, anche noi avremmo la vera vita. Anche il versetto del Salmo Responsoriale, “Beato chi cammina nella legge del Signore”, ci mostra che anche noi possiamo essere “Beati” se viviamo e mettiamo in pratica la Parola di Dio.
Noi facciamo continuamente delle scelte politiche, delle scelte civili, scegliamo gli amici e le persone da frequentare, e spesso scegliamo anche se seguire o no i comandamenti. Per fare bene le nostre scelte, abbiamo bisogno di essere illuminati dalla sapienza, della quale ci parla anche Paolo nel brano ai Corinzi, e Paolo ci dice che la sapienza che ci deve guidare non è quella umana, perché i sapienti, i sacerdoti, i farisei, gli scribi, persone considerate sapienti, non hanno saputo riconoscere Gesù, che è Sapienza di Dio, ma hanno scelto di rifiutarlo. E non dobbiamo avere neanche la sapienza umana di chi ci governa, ma dobbiamo avere la sapienza di Dio che ci illumina con il dono dello Spirito Santo, e lo Spirito ci aiuterà ad accogliere Dio che è Luce, e ci porterà verso di Lui.
La Legge di Dio, con le varie aggiunte fatte dai “sapienti”, risultava composta da oltre 600 precetti, e in questo brano del Vangelo, può sembrarci quasi che Gesù voglia andare contro la Legge, ma lui stesso dice che non è venuto ad abolire la Legge o a commentarla, ma che è venuto a darle compimento, cioè è venuto per accompagnarci, per farci arrivare a quello che ci manca ancora. Infatti ci colpisce il ritornello di Gesù che, quando presenta un precetto, continuamente dice “ma io vi dico”, “io vi dico”, che può sembrarci che Lui si metta contro la legge.
L’insegnamento che ci vuole lasciare Gesù è che dobbiamo sempre osservare la Parola di Dio, anche quando è scomoda, ma aggiunge un “di più”, andare oltre la semplice osservanza della legge, avendo un altro spirito. Ci parla del quinto (non uccidere), del sesto (adulterio e atti impuri) e dell’ottavo comandamento (non dire falsa testimonianza). Forse non abbiamo mai ucciso nessuno, fisicamente, ma questo non basta. Quante volte abbiamo ucciso gli altri con le nostre parole e con i nostri giudizi negativi? “Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto a giudizio”. Non basta astenersi dalla violenza omicida: c'è un modo di uccidere, di ferire, anche attraverso le offese, gli insulti, la maldicenza, la calunnia.
Forse non abbiamo, fisicamente, mai commesso adulterio, ma Gesù ci dice: “Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.”. Non è sufficiente che l'adulterio non sia consumato: c'è un modo di prepararlo attraverso sguardi, sottintesi, proposte seducenti che ci portano ad arrivarci. Riguardo all’ottavo comandamento siamo invitati a non giurare su Dio o sulle realtà create, ma dobbiamo essere sempre fedeli alla verità, senza essere falsi, e Gesù ci dice: “Ma io vi dico: non giurate affatto. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno”.
In tutte le nostre scelte, imitando l’esempio di Gesù, dobbiamo essere guidati dal comandamento dell’Amore totale verso Dio e verso tutti i nostri fratelli.

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