6 domenica Ordinario - Sito di don Antonello

Vai ai contenuti

6 domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
6 domenica Ordinario


La lebbra, che purtroppo è ancora presente ancora oggi in alcune persone, era molto sviluppata anticamente presso il popolo ebreo, ed era un tumore fisico contagioso, che obbligava, colui che aveva questo male, a vivere isolato e a non far parte della comunità. Ci dice il Libro del Levitico, che il lebbroso doveva portare vesti strappate, doveva avere il capo scoperto e urlare “impuro, impuro”, come segno che era presente un lebbroso che bisognava evitare: la lebbra era diventata una malattia sociale, che costringeva il lebbroso a starsene solo e ad abitare fuori dall’accampamento.
Il brano del Vangelo ci presenta la figura del lebbroso e di Gesù, che vanno contro le tradizioni: il lebbroso si avvicina a Gesù (per la legge non poteva avvicinarsi), e Gesù tocca il lebbroso (cosa che la legge vietava). Gesù continua a manifestare il suo amore per li ammalati, per le persone isolate, e, toccandolo lo guarisce. Per la legge quell'uomo era un castigato da Dio, era un rifiuto, e, nonostante la legge, Gesù lo tocca, lo ama.
È importante notare che quando il lebbroso si avvicina a Gesù non gli chiede di essere guarito, non gli dice “se vuoi puoi guarirmi”, ma gli dice “Se vuoi puoi purificarmi”. E Gesù gli risponde: “Lo voglio, sii purificato”. Questo lebbroso è ora purificato, e non deve vivere più lontano dalla comunità, e ora può rientrare nel Tempio, partecipare alla preghiera, può lodare, ringraziare Dio e offrirgli se stesso. Una persona non diventa “pura” se si lava continuamente, come facevano li ebrei, una persona non è impura a causa delle sue malattie, ma noi siamo puri se il nostro cuore è orientato verso Dio, siamo puri se seguiamo il Signore e siamo in pace con i nostri fratelli.
Noi, al posto del lebbroso, forse avremmo chiesto a Gesù di guarirci dalle nostre malattie, e non gli avremmo chiesto di purificarci. Tutti noi siamo lebbrosi nel nostro cuore perché in noi è sempre presente il peccato, tutti noi abbiamo bisogno di essere purificati. Il lebbroso, considerato impuro, non faceva parte della comunità e non poteva aver un rapporto diretto con Dio attraverso le preghiere nel Tempio, e anche noi, lebbrosi nel nostro cuore, quando commettiamo i peccati, siamo fuori dalla nostra comunità, non facciamo parte della Chiesa, e, nella vita di peccato, non possiamo più pregare ed essere in un rapporto di intimità con Dio, anche se partecipiamo ogni giorno all’Eucaristia. Con il peccato ci isoliamo da Dio e dalla comunità: viviamo da soli.
Ci sono, probabilmente, tante persone che noi oggi consideriamo come lebbrosi, come persone da scartare e da allontanare dalla nostra vita, e che tante volte escludiamo e isoliamo: sono i barboni, i tossici, le prostitute, li immigrati, …, che hanno bisogno di un gesto di solidarietà, di un sorriso, che hanno bisogno del pane. Molti muoiono di fame, e noi buttiamo tante cose buone nella spazzatura. Dobbiamo essere purificati. “Se vuoi puoi purificarci”, puoi aprirci all’amore, alla speranza, puoi aprire i nostri occhi per vedere Dio presente anche nei fratelli che noi mettiamo da parte.
Ascoltiamo Paolo che ci esorta: “Fatevi miei imitatori, come io lo sono di Cristo”: come il lebbroso, anche noi, imitando Cristo, con la nostra vita e con le nostre parole, annunceremo che Dio ama ogni uomo.

Torna ai contenuti