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3 domenica Quaresima

Liturgia della Parola > Tempo di Quaresima


3 domenica Tempo di Quaresima

Continuamente, nel tempo della quaresima, la Liturgia ci invita alla conversione, a cambiare l’atteggiamento della nostra vita, e San Paolo, nella parte finale della sua prima Lettera ai Corinzi, la seconda lettura odierna, usa queste parole che dovrebbero farci riflettere, e ci dice “Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere”. E tutti noi ci sentiamo “in piedi”: allora, cerchiamo di non cadere!
Il popolo ebreo era schiavo in Egitto dove subiva tante oppressioni, e innalza le sue suppliche a Dio, e Dio interviene chiamando Mosè e lo invia per liberare il popolo e guidarlo verso la terra promessa. Tutto il popolo ebreo aveva sperimentato la presenza di Dio che lo amava e lo guidava nel suo viaggio verso la salvezza, ma molti si allontanarono da Dio, e, ci dice Paolo, “la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto”. Per sperimentare e raggiungere la salvezza non è sufficiente sperimentare l’amore di Dio, ma l’uomo deve rispondere all’amore di Dio, con una vita di fiducia in Lui. Questo non vale solo per il popolo ebreo, ma riguarda anche tutti noi. Dobbiamo rispondere all’Amore che Dio ci comunica.
Continuamente noi sperimentiamo che Dio ci ama, che è presente nella nostra vita, che si interessa dei nostri problemi e delle nostre difficoltà, ma anche noi spesso ci allontaniamo da Lui e ci ritroviamo nel peccato. Anche se Dio è presente vicino a noi, ci ritroviamo nel peccato, lontani da Lui e lontani dai nostri fratelli. Tutti noi siamo battezzati, ci consideriamo pieni di Dio, riceviamo l’eucarestia, facciamo le nostre preghiere, ci consideriamo dei salvati, però, forse, non siamo graditi a Dio e nel nostro cuore siamo morti. Partecipare alla Liturgia, compiere certi atteggiamenti della vita cristiana, non ci danno la salvezza, se non sentiamo che abbiamo sempre bisogno di convertirci. È quello che ci ripete anche il Vangelo odierno, che ci dice per alcune volte: “Se non vi convertite, perirete”.
Il vangelo di questa domenica possiamo dividerlo in due parti: nella prima parte si parla di due fatti di cronaca, e nella seconda parte si parla del vignaiolo che cerca di salvare una pianta che non produce frutto. Certe volte, anche noi, se ci succede qualcosa, pensiamo che Dio ce l’abbia con noi e ci punisca per il nostro peccato, oppure che punisca con qualche disgrazia certe persone che noi consideriamo come peccatori. Dio non è così! Non è pronto a punirmi per i miei peccati. In questo modo agiamo noi nei confronti degli altri, e non Dio.
Alcuni si recano da Gesù, ci dice il vangelo, e riferiscono che dei giudei che offrivano sacrifici a Dio erano stati sgozzati da Pilato davanti all’altare, e il loro sangue si era mischiato con quello degli animali sacrificati, e Gesù parla anche del crollo della torre di Siloe che aveva mietuto 18 vittime: da questi 2 avvenimenti Gesù coglie un invito alla conversione, e infatti esclama: “Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. Siamo tutti povera gente e non dobbiamo pensare di avere meriti davanti a Dio, anche se preghiamo e riceviamo l’Eucarestia. Siamo chiamati a convertirci, a non vedere Dio come un giudice che ci castiga con il dolore e con la sofferenza, ma siamo chiamati a vederlo come il Salvatore del popolo. E in questo discorso si inserisce la seconda parte del vangelo odierno, che ci propone la parabola del fico sterile che non produce frutti.
Da tre anni il padrone aspetta dei frutti dal fico, e non ne trova, e vuole farlo tagliare. E noi abbiamo più di “tre anni” che forse non produciamo frutti. Il vignaiuolo, cioè il Figlio, invece, intercede e chiede di zappargli intorno e aggiungere del concime: “Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”, esclama Gesù. Solo Gesù può curare un fico ormai infruttuoso. Solo Gesù può farci produrre frutti duraturi nella nostra vita. Dio è paziente, aspetta che ci convertiamo e ci offre un tempo per il nostro cambiamento. Dio non ci abbandona nel peccato, ma ci chiede di rialzarci e di camminare guidati dalla sua Parola.
“Chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere”.

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