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Giovedì Santo

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Giovedì Santo

Questa sera siamo invitati a partecipare all'Ultima Cena del Signore, e, allora, entriamo anche noi nel Cenacolo dove è stato preparato anche per ciascuno di noi, e disponiamoci ad accogliere la presenza del Signore: cerchiamo di ricevere i suoi ultimi doni ed ascoltiamo le sue ultime parole che ci ha lasciato come testamento, prima “di passare da questo mondo al Padre”.
In genere siamo portati a vedere quello che facciamo noi, notiamo i nostri meriti, pensiamo ai sacrifici e alle rinunce che facciamo e che offriamo al Signore, talvolta esaminiamo i nostri difetti e i nostri peccati, e questo va bene, però, oggi, da noi il Signore vuole, principalmente, un’altra cosa: vuole che ci fermiamo davanti a lui, gustando e accogliendo il suo Amore, vuole che ciascuno di noi riviva l’esperienza di questa Ultima Cena.
Cosa era questa Cena? Era la celebrazione della Pasqua ebraica, la commemorazione della liberazione del popolo ebreo dalla schiavitù in Egitto, come abbiamo sentito nella prima lettura dell'Esodo; e la prima cosa che fa Gesù, proprio celebrando questa Cena, è quella di ringraziare Dio perché ha liberato il popolo dalla schiavitù, consentendogli di avere una vita libera. Anche noi dobbiamo ringraziare continuamente il Signore perché ci libera dalla schiavitù del peccato, donandoci la vita nuova di figli di Dio
Durante la Cena, Gesù “si alzò da tavola, …, versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli”: ci mostra che la cosa essenziale che dobbiamo vivere è il comandamento dell’Amore. "Avendo amato i suoi, che erano nel mondo, li amò sino alla fine", e Gesù ci ha amato a tal punto da sacrificare se stesso per ciascuno di noi. Gesto di Amore totale di sé “fino alla fine”, non solo fino alla fine della sua vita, ma per sempre, fino alla fine dei tempi. È questo il secondo gesto che Gesù compie.
In questo discorso del “comandamento dell’Amore” si inserisce l’altro gesto che Gesù compie: l’istituzione del sacramento della Eucarestia e del Sacerdozio. “Nella notte in cui veniva tradito, …, prese il pane, …, prese il vino” affermando che erano il suo Corpo e il suo Sangue, e conclude “fate questo in memoria di me”. E noi, ogni domenica, ogni giorno ripetiamo questo gesto di Gesù, forse certe volte distrattamente, senza pensarci che l’Eucaristia che ricevo è il suo Corpo, e non ricordiamo sempre che l’Eucaristia è espressione del grande amore che Dio ha per noi, ed è anche l'inizio del ministero del sacerdozio che è stato conferito agli apostoli e ai loro successori.
Prima di istituire il sacramento della Eucarestia e del Sacerdozio, Gesù, però, lava i piedi ai discepoli, prima della Eucarestia mostra concretamente il suo amore agli altri: senz’altro anche noi, per ricevere degnamente il dono del Corpo di Cristo nella Eucarestia, prima dobbiamo avere esercitato e vissuto il comandamento dell’Amore verso Dio e verso i nostri fratelli; se in noi manca il dono dell’amore, forse non possiamo nutrirci della Eucarestia, sacramento dell’Amore.
Usciamo anche noi dal Cenacolo assieme a Gesù, e seguiamolo al Getsemani, contemplandolo e prendendo esempio dal Maestro, che decide di andare avanti, fino in fondo, offrendo la sua vita: “Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi”.
Accogliamo l’Amore che Dio dona a ciascuno di noi, e questo Amore doniamolo agli altri con tutta la nostra vita.

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