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Giovedì Santo

Liturgia della Parola > Quaresima
Giovedì Santo

Con il Giovedì Santo iniziamo il Triduo pasquale, che è il centro della nostra fede cristiana; è il centro della nostra vita cristiana perché in questi tre giorni si compie il disegno salvifico di Dio: morire e risorgere per la nostra salvezza!
"Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine" (v.1). Questo versetto del Vangelo di Giovanni è la chiave di lettura per questa nostra riflessione.
Gesù sa che è arrivata la sua "ora", sa che è arrivato il momento in cui è chiamato ad andar via da questo mondo per ritornare a Dio suo Padre, e durante la Cena con gli apostoli, , come ci dice Paolo nel brano della prima Lettera ai Corinzi, e come riviviamo quotidianamente durante la celebrazione della Eucarestia, Gesù dona completamente se stesso, anticipando quello che farà concretamente sulla Croce, il venerdì Santo, quando morirà per ciascuno di noi, e durante la Cena,  offre agli apostoli il Pane e il Vino che ha trasformato nel suo Corpo e nel suo Sangue: è il dono della Eucarestia, Gesù che si offre e continua a offrirsi per la nostra salvezza.
Giovanni, come ci dice il brano del vangelo, a differenza di Matteo, Marco e Luca, non ci parla esclusivamente della istituzione dell’Eucarestia, ma, Giovanni, parla della “cena”, “durante la cena”, e Giovanni raccoglie, condensa l’istituzione della Eucarestia assieme alla lavanda dei piedi: l’eucaristia per Giovanni si spiega con la lavanda dei piedi, con un gesto d’amore verso gli altri. La lavanda dei piedi avviene prima della istituzione della Eucarestia; servizio agli altri ed Eucarestia devono essere collegati. Non posso accostarmi all’Eucarestia se non mi metto al servizio e non amo gli altri. Gesù lava i piedi anche a Giuda che lo tradisce, anche a Pietro che lo rinnegherà e che non capisce quello che Gesù sta facendo, e lava i piedi anche agli altri apostoli che stanno per abbandonarlo.
Questa Liturgia, oggi ci insegna che “amare” vuol dire “servire”, ci insegna che amare vuol dire “lavare i piedi dei fratelli”, che per voler veramente bene agli altri, dobbiamo chinarci con umiltà verso quelli che noi consideriamo “ultimi” e peccatori: per amare gli altri, dobbiamo seguire l’esempio di Gesù che diventa servo, e si mette a lavare i piedi dei discepoli. Un gesto umile, il gesto del servo: chi lavava i piedi agli altri era il servo. Gesù servo. Gesù lava anche ciascuno di noi, e si mette al nostro servizio. E anche noi, per “amare”, dobbiamo metterci al servizio degli altri. L’ultima parola non appartiene al male, all'odio, alla morte, ma l’ultima parola appartiene all'amore, l’ultima parola è vita, è luce. L’ultima parola è AMORE. E oggi c’è tanto bisogno di amore.
Subito dopo questa Cena, Gesù esce e va a concretizzare la sua "ora" di ritornare al Padre, affrontando la Passione, ed entra nel Getsemani: è quello che contempleremo domani, rivivendo anche noi l’agonia di Gesù nel Getsemani e sul Calvario, per entrare, il Sabato Santo in un silenzio profondo, vegliando, nell’attesa della Risurrezione di Gesù, attendendo il trionfo della vita, il trionfo dell’Amore.
Dobbiamo vivere l’Amore, dobbiamo morire a noi stessi e alle realtà umane, per sperimentare la vita nuova, la Resurrezione.

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