Giovedì Santo - Sito di don Antonello

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Giovedì Santo

Liturgia della Parola > Tempo di Quaresima
Giovedì Santo
L'ultima cena di Gesù segna l'inizio della sua passione, e questa “Cena” del Giovedì Santo, che stiamo celebrando, ci introduce nel Triduo Pasquale. Il brano del vangelo di Giovanni inizia con queste parole: "Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine ".
Gesù è al Cenacolo dove sta celebrando la Pasqua ebraica. La festa di Pasqua era presente presso il popolo ebreo, e la Pasqua ebraica festeggiava l’episodio descritto nella prima lettura, cioè la liberazione del popolo ebreo dalla schiavitù in Egitto; e durante la celebrazione della Pasqua ebraica Gesù instaura la nuova Pasqua, la nostra Pasqua, quella che ci libera dalla schiavitù del male e del peccato.
“Avendo amato i suoi, li amò sino alla fine”, ci dice Giovanni, e questo amore, Gesù lo concretizza con la sua Passione e morte, e nella sua ultima Cena istituisce il sacramento del sacerdozio e il sacramento della Eucarestia, decritto da Paolo nel brano della 1Corinzi, quando Gesù, prima della sua Passione, dice: Prendete e mangiate, ..., Prendete e bevete..., trasformando il pane e il vino nel suo corpo e nel suo sangue, anticipando il suo sacrificio sulla Croce, e ha conferito agli Apostoli e ai loro successori il Sacramento dell'Ordine: Fate questo in memoria di me. Oggi è la festa della Eucaristia-Amore, ed è la festa dei sacerdoti, successori degli Apostoli.
“Fate questo in memoria di me”: il cristianesimo, la Chiesa, tutte le comunità cristiane, questa nostra piccola comunità, l’attività caritativa e missionaria, tutto questo si è sviluppato attraverso queste semplici parole: “Fate questo in memoria di me”. Dopo la morte di Gesù, i primi discepoli non si sono dispersi, le prime comunità cristiane hanno cercato di costruirsi, di edificarsi (Colossesi, di Filippi, di Corinto…), e hanno risposto a questo invito di Gesù: “Fate questo in memoria di me”.
“Fate questo”: ma cosa significa la parola “questo” di cui parla Gesù? Significa solo di celebrare l’Eucarestia? Noi lo facciamo sempre e partecipiamo quotidianamente al mistero eucaristico, ma non per questo possiamo sentirci tranquilli e a posto! Credo che dicendo “fate questo”, Gesù alluda anche che, come ha fatto Lui, anche noi dobbiamo essere il seme che muore sotto terra, che dobbiamo morire al nostro peccato, al nostro orgoglio, al nostro egoismo e al nostro odio, per diventare anche noi un dono d’amore, per Dio e per tutti i nostri fratelli.
In questo brano del Vangelo, Giovanni, ci mostra il gesto della lavanda dei piedi, quando Gesù, il Maestro, "prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita", e iniziò a lavare e ad asciugare i piedi dei suoi discepoli: gesto di umiltà, di servizio e di donazione agli altri. Gesto di Amore totale di sé.
E Gesù conclude: "Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi". E quello che Gesù ha fatto per noi è che ha rinunciato alla sua vita per amore nostro: anche noi dobbiamo rinunciare completamente a noi, per amore degli altri.
“Vi do un comandamento nuovo: come Io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”. Solo in questo modo, mangiando il pane e bevendo il sangue, celebreremo veramente il Signore, e solo in questo modo annunceremo “la morte del Signore, finché egli venga”.

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