3 domenica Ordinario - Sito di don Antonello

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3 domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario


3.a domenica Ordinario

Subito dopo il suo Battesimo nel Giordano e dopo le tentazioni nel deserto, Gesù inizia la sua predicazione nella Galilea, e proclama il vangelo di Dio dicendo queste sue prime parole: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”. Sono poche parole che forse ci lasciano indifferenti, ma che suscitano grande meraviglia e stupore presso i Galilei che lo ascoltano, perché insegnava con autorità delle cose nuove. Cosa chiede Gesù? Quale è la novità di cui parla?
Non ci chiede solo dei gesti di penitenza per qualche errore che abbiamo commesso, come è successo agli abitanti di Ninive, che alla predicazione di Giona, iniziano a digiunare e a fare opere di penitenza per chiedere perdono dei peccati commessi. Gesù ci chiede qualcosa di più, chiede un cambiamento totale della nostra mentalità. Cosa vuol dire che “il Tempo è compiuto”? Vuol dire che ora si può iniziare a predicare il Vangelo? Non solo questo! “Il tempo è compiuto”, significa che è finito il tempo, che è finita l’epoca in cui dominava l’egoismo; significa che ora c’è qualcosa di nuovo. E questo tempo di egoismo, di odio, di mancanza di umanità, è finito proprio perché “il Regno di Dio è vicino”. Questo tempo è compiuto, è finito, perché ora è pieno dell’opera buona di Dio  È questa la novità! E l’opera buona di Dio che rende pieno il tempo, è il suo amore, la sua misericordia per ogni uomo. Il regno di pace, di giustizia, di fraternità, che troviamo nella predicazione di Gesù, non sono delle illusioni per aiutarci a superare i tanti problemi che troviamo nella nostra vita, ma sono una certezza. E allora, per accogliere questa parola, è necessaria la conversione, il cambiamento della nostra vita, come ci ha indicato Gesù: “Convertitevi e credete nel Vangelo”.
Cosa vuol dire convertirsi? Ce lo indica Gesù. Dopo che ha invitato alla conversione e ad avere fede, Gesù si mette in cammino lungo il mare di Galilea, e quando incontra Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni, subito dice: “Venite dietro a me; e subito lasciarono le reti e lo seguirono”. “Convertirsi” e “credere in Dio” vuol dire “seguire Gesù”. “Credere” significa che dobbiamo avere una relazione profonda con Gesù, che dobbiamo aderire da lui. “Venite dietro a me” non lo ha detto solo agli Apostoli, ma oggi lo dice anche a ciascuno di noi. Noi siamo convinti che ci comportiamo bene, che non facciamo del male a nessuno, e allora ci chiediamo: “perché dobbiamo convertirci?”.  Anche Simone, Andrea, e gli altri, non stavano facendo nulla di male, ma stavano lavorando per le loro famiglie. Convertirsi non vuol dire necessariamente che dobbiamo passare dal male al bene, ma principalmente che dobbiamo seguire Gesù, perché anche noi, e non solo i sacerdoti, anche noi siamo chiamati ad essere “pescatori degli uomini”, attraverso le nostre parole e il nostro esempio. Come cristiani, dobbiamo vivere e annunciare la Parola di Salvezza.
“Convertirci” non significa solo correggere qualche atteggiamento sbagliato che abbiamo, ma significa principalmente che dobbiamo accorgerci che i valori che la nostra società ci presenta, davanti al Vangelo sono poveri, insufficienti, insignificanti, perché ci portano a considerare e valorizzare solo noi stessi, chiudendoci agli altri. Dopo la venuta di Gesù, le cose hanno un significato diverso: la famiglia, i beni, i soldi, il lavoro, la politica, sono realtà che non dobbiamo viverle egoisticamente al nostro servizio, ma per il bene di tutti, per un nuovo modo di vivere.
Anche Paolo, nel brano della 2.a lettera ai Corinzi, ci invita a non essere schiavi degli affetti e delle realtà umane, anche se sono giusti, perché il tempo dell’egoismo è ormai finito, e dobbiamo dedicare più spazio all’Amore e alla Misericordia di Dio.
“Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini”.

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