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5 domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
5 domenica T.O.

La storia della salvezza, con Abramo, Mosè, Davide, con Maria Santissima, con i profeti, con gli apostoli, la storia della salvezza è passata attraverso tanti uomini e tante donne che erano consapevoli di essere persone indegne, ma che si sono rese disponibili a realizzare quanto a loro era stato chiesto.
Le letture odierne ci mostrano proprio questa realtà di persone chiamate, che si considerano indegne. Isaia, attraverso una visione, è chiamato da Dio, e riconoscendo la sua incapacità ad essere profeta, esclama “Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono, …, eppure i miei occhi hanno visto il Signore”.
Anche Paolo, nel brano della 1.a Lettera ai Corinzi, riconosce che è stato inviato ad annunciare la Parola di Dio come apostolo, anche se lui non ne è degno, “perché ho perseguitato la Chiesa di Dio”, e si definisce come un aborto, come una persona indegna.
Anche Pietro, colpito dalla pesca miracolosa che hanno effettuato, prende consapevolezza del suo peccato e allontana il Maestro, dicendo: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”.
Questa liturgia ci porta a pensare che anche noi siamo inadeguati a svolgere il nostro ministero di annunciatori e di testimoni della Parola, perché non sempre siamo capaci di viverla, di metterla in pratica nella nostra vita.
Il Vangelo ci mostra che Gesù si trova presso il lago di Gennesaret, dove una folla si raccoglie attorno a lui per ascoltare la Parola di Dio, mentre due barche erano sulla sponda del lago e i pescatori erano scesi e lavavano le reti. Gesù salì sulla barca di Simone, e facendo scostare la barca, si “sedette e insegnava alle folle dalla barca.  Terminato il discorso, egli invita Simone (Pietro) a prendere il largo per andare a pescare; Pietro gli obietta che per tutta la notte hanno cercato di pescare, e non hanno preso nulla, ma per rispetto e fiducia gli obbedisce: "Sulla tua parola getterò le reti". Prendono tanti pesci, e devono chiedere ai pescatori dell’altra barca di andare ad aiutarli.
Questo della pesca abbondante è senz’altro un miracolo che attira la nostra attenzione, ma forse dovremmo concentrarci maggiormente sull’atteggiamento di Pietro che si fida della parola di Gesù: aveva già cercato di pescare, e per la parola del Signore, riparte, riinizia da dove si era fermato, e va nuovamente a pescare. Anche se Pietro, conscio dei suoi limiti, vuole allontanare Gesù (“allontanati da me che sono un peccatore”), Gesù continua a chiamarlo.
Gesù che non si lascia impressionare dai peccati dell'uomo, non ha paura dei nostri difetti, Gesù non è deluso di me, ma mi propone ancora nuove possibilità. Vogliamo mettere la barca della nostra vita nelle sue mani? Allora sperimenteremo che Dio riempie la nostra vita, che ci riempie di gioia, che ci dà il coraggio e la fecondità in tutte le nostre azioni. Noi abbiamo paura di Dio, perché temiamo che Lui venga da noi solo per chiedere, per toglierci qualcosa, ma Lui viene sempre per dare la sua misericordia.
Gesù non si spaventa del peccato di Pietro. Non si spaventa per il mio peccato. A Pietro dice “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”. Chi sono i “pescatori di uomini”? I pescatori di uomini non sono solo il Papa, i Vescovi, i sacerdoti …, ma il compito di annunciare il Vangelo lo ha tutta la Chiesa, e quindi anche ciascuno di noi. Tutti noi siamo “pescatori di uomini”.
Noi siamo chiamati a tirare fuori dalla disperazione, dal dolore, dallo scoraggiamento tutti gli uomini, per portarli alla salvezza di Dio. E, anche se siamo peccatori, ci dirà: “Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini”.

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