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5 domenica Ordinario

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5 domenica Ordinario


Tutti quanti noi abbiamo malattie, siamo sofferenti, abbiamo tanti dolori, e, se ci guardiamo attorno notiamo che la sofferenza è presente nella nostra società: dentro di noi e nel mondo è presente la sofferenza, e la sofferenza ha accompagnato anche Giobbe nella sua vita.
Giobbe ha vissuto la sua vita nel dolore, nell'incomprensione, con tante disgrazie che gli sono capitate: si trova abbandonato da tutti, e quasi si sente abbandonato anche da Dio. Forse anche noi, in un momento di scoraggiamento per l’età che avanza o per i nostri malanni, abbiamo esclamato come Giobbe: “a me sono toccati mesi d’illusione e notti di affanno mi sono state assegnate. (…) Quando mi alzerò? La notte si fa lunga e sono stanco di rigirarmi fino all’alba. I miei giorni svaniscono senza un filo di speranza”. Però, Giobbe, nonostante le sofferenze, nonostante le prove, ha continuato ad avere fiducia e amore nei confronti di Dio.
Domenica scorsa il Vangelo ci ha presentato Gesù che si trovava nella Sinagoga di Cafarnao dove ha proclamato la Parola e ha guarito un indemoniato, e oggi il Vangelo ci mostra quella che è la giornata di Gesù: annuncio della buona novella, preghiera e vicinanza ai malati, ai sofferenti.
La parola Vangelo significa “annuncio della buona novella”, e noi pensando al Vangelo crediamo che sia un elenco degli insegnamenti che Gesù ci ha lasciato! Questo è anche vero, ma non è tutto. “Vangelo”, “buona novella”, significa principalmente che Dio è presente tra di noi. Ci dice Paolo che “Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio”: Gesù è la Parola di Dio e attraverso Gesù, Dio è presente in mezzo a noi, con il suo amore e la sua misericordia. La buona novella è che Dio è presente al nostro fianco. Non siamo soli e abbandonati. Dio è con noi.
Dio, attraverso Gesù, è presente nel mondo, è vicino alle nostre sofferenze, interviene, e ci mostra che è possibile vivere meglio, che è possibile ritrovare la vita in pienezza, anche se ci troviamo nella malattia. “La suocera di Simone (Pietro) era a letto con la febbre; …; Gesù si avvicinò e la prese per mano; la febbre la lasciò”. In tutto il Vangelo ci viene presentata la persona di Gesù che guarisce i sofferenti, e nel brano odierno guarisce la suocera di Pietro. Chi soffre ha bisogno di qualcuno che gli stia vicino, ha bisogno di non essere lasciato da solo a lottare. E Gesù la fece alzare. Gesù alza, eleva, fa risorgere la donna e la riaffida alla vita piena. Dio è presente nelle nostre sofferenze e non ci lascia soli, e, nonostante la malattia e le sofferenze, ci dà la forza di continuare a vivere.
Un altro aspetto che oggi ci mostra Gesù è quello della preghiera: “Al mattino presto si alzò, …, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava”. Gesù ha a cuore il dolore di molti che erano affetti da varie malattie, e tuttavia sa trovare spazi per la sua preghiera. E la preghiera da salute all'anima, perché ci fa stare a tu per tu con Dio, anche nei momenti del dolore e della solitudine. Anche noi dobbiamo trovare sempre lo spazio per la preghiera, per incontrarci con Dio, anche quando abbiamo tanti problemi. Se lo vogliamo, possiamo trovare sempre il tempo e lo spazio per pregare.
Tutti cercano il Signore, ma Gesù si ritira e “andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni”. Gesù cerca altri villaggi, cerca altre persone da aiutare, perché il suo compito è quello di annunciare la presenza misericordiosa di Dio.
Paolo, all’inizio del brano della 2.a lettera ai Corinzi, dice: “guai a me se non annuncio il Vangelo”: non è solo Gesù che deve annunciare il Vangelo, ma anche noi cristiani abbiamo il compito di essere annunciatori del Vangelo con le nostre parole e con la nostra vita di amore e di misericordia.

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