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30 Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
30 domenica Ordinario
Il punto centrale della Liturgia odierna è quello dell’Amore: amore verso Dio e verso il prossimo, e questi due comandamenti sono inseparabili, come troviamo nella prima lettera di Giovanni, al cap. 4: “Se uno dicesse: “Io amo Dio”, e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede”.
Nel brano odierno, tratto dal Libro dell’Esodo, sono precisati quelli che devono essere i nostri doveri verso gli altri: “non molesterai il forestiero”, “non maltratterai la vedova e l’orfano”, etc. Nella nostra vita dobbiamo avere lo stesso l’amore di Dio verso chi non è protetto o è sfruttato dagli altri, perché Dio stesso ha amore verso i deboli.
Dio parla agli ebrei che sono stati forestieri in Egitto, ma parla anche noi che siamo “forestieri”, perché questa terra non è nostra proprietà, come sono forestieri anche gli immigrati, che devo accogliere. Questo brano è in difesa dei diritti dei poveri, dei deboli, e ci mostra quello che deve essere il nostro atteggiamento di rispetto e di accettazione degli altri, avendo sempre la “misericordia” di Dio, che nelle ultime parole di questo brano dice: “Io sono pietoso". Misericordia significa: avere amore che trabocca.
Tutti noi conosciamo e cerchiamo di vivere i 10 comandamenti che abbiamo studiato al Catechismo; anche presso il popolo ebreo erano presenti i 10 comandamenti che erano stati trasformati in più di 600 precetti, con proibizioni e comandi. In questa marea di precetti, quale è quello più importante? E allora i farisei, per metterlo alla prova e farlo trovare in difficoltà, gli inviano un dottore della Legge, per chiedergli quale è il più importante comandamento tra gli oltre 600 precetti che avevano fatto.
Gesù invece di un comandamento solo ne elenca due: amerai Dio, amerai il prossimo. Gesù non aggiunge nulla di nuovo: il primo e il secondo comandamento sono già presentii nella Bibbia che ci esorta ad amare Dio e ad amare il prossimo, come ci mostra il brano dell’Esodo che consiglia di non molestare, di non maltrattare e di non sfruttare gli altri.
Questi due comandamenti non sono da aggiungere ai 10 comandamenti, ma sono la sintesi, sono il riassunto, sono la traduzione pratica dei comandamenti: amare Dio significa non scambiarlo con niente e nessun altro, non offenderlo con la bestemmia, onorarlo santificando le feste, (i primi 3 comandamenti); amare il prossimo significa onorare i genitori, non uccidere, non tradire con l'adulterio, non testimoniare il falso, non provocare danno ad altri con furti o menzogne. Se non rispettassi queste dieci regole, non pratico l'amore, anche se ritengo di essere un cristiano.
Paolo aveva predicato a Tessalonica e riconosce che questa comunità è cresciuta sviluppando la fede, la speranza e la carità, perché, dice, “ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, quale è veramente, come parola di Dio”. Leggere, vivere la parola di Dio, anche se è pesante, trasforma il nostro cuore, alimenta la speranza e la carità. Ci fa diventare persone nuove, veri testimoni del Signore, come è stata la comunità di Tessalonica che ha manifestato la sua fede in Macedonia e in Acaia.
Viviamo le parole della Colletta, quando abbiamo chiesto a Dio "donaci un cuore libero da tutti gli idoli, per servire te solo e amare i fratelli secondo lo Spirito del tuo Figlio, facendo del suo comandamento nuovo l'unica legge della vita". Cerchiamo di assomigliare a Dio, amando tutte le persone semplici e deboli, amando i poveri e gli sfruttati, che Dio ama.

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