Pentecoste - Sito di don Antonello

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Pentecoste

Liturgia della Parola > Tempo Pasquale
Solennità della Pentecoste

Presso il popolo ebreo esisteva la festa della Pentecoste, durante la quale si ringraziava Dio per il dono delle primizie agricole che concedeva loro, e lo ringraziavano per il dono della Legge che era avvenuto sul monte Sinai. E ora anche noi cristiani celebriamo la Pentecoste, che ci ricorda e ci fa rivivere il dono della discesa dello Spirito Santo.
Negli Atti troviamo che la discesa dello Spirito si manifesta con vari simboli. Il primo simbolo è quello del vento: “Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano”. Il vento soffia, e così è anche lo Spirito Santo che è una forza, una potenza, che ha un dinamismo straordinario. Se noi restiamo docili allo Spirito Santo e lo accogliamo nel nostro cuore, allora anche noi nella nostra vita avremo una vita dinamica, forte, e non avremo una vita morta che si trascina.
Il secondo simbolo che questo brano ci presenta è quello del fuoco: “Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo”. Lo Spirito ci riempie interiormente e ci dona il dinamismo del suo spirito, e questo dinamismo che offre a ciascuno di noi è il fuoco, e ci dona l’ardore dell’Amore, ci dona l’Amore di Dio che ci spinge verso gli altri.
I discepoli, come aveva esortato Gesù, hanno atteso la discesa dello Spirito Santo, e dopo che lo hanno ricevuto iniziano a parlare, cominciano a evangelizzare. E questo è il terzo simbolo con il quale si manifesta la discesa dello Spirito Santo. Nel libro della Genesi ci viene raccontato l’episodio della torre di Babele, che consideriamo un simbolo di presunzione, di idolatria, del potere umano svincolato da ogni limite, che vuole sostituirsi a Dio, e come conseguenza c’è la divisione delle lingue: quando parlavano, non si comprendevano più tra di loro.
Con la Pentecoste avviene il contrario: lo Spirito scende sugli apostoli, che sono radunati assieme a Maria, e si mettono a parlare, e tutti comprendono il loro discorsi, anche se appartenevano a varie popolazioni e parlano lingue diverse. La gente rimane stupita, perché ciascuno li sente parlare nella propria lingua: “Erano stupiti e dicevano ‘come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua? ’”. La Torre di Babele, la lontananza da Dio, ha segnato la divisione delle lingue, invece con la Pentecoste le lingue non sono occasione di divisione, ma, grazie allo Spirito Santo che crea unione tra tutti, ora le lingue diventano il mezzo di comunicazione. Lo Spirito ci riempie dell’inica lingua: quella dell’Amore.
Nel discorso fatto all’Ultima Cena, Gesù varie volte aveva annunciato la discesa dello Spirito Santo, definendolo come un “altro Consolatore”. Dopo la sua Passione e Morte Gesù deve ritornare al Padre, e i suoi discepoli, che non sempre lo hanno capito, resteranno soli e non sentiranno più la sua voce, e quindi hanno bisogno di un insegnamento interiore che viene proprio dalla presenza dello Spirito Santo.
Lo Spirito ci fa gustare e comprendere le parole del Signore, e ci ricorderà tutto quello che il Signore ha detto: “Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.
Facciamo in modo di non costruire anche noi la Torre di Babele, allontanandoci da Dio per seguire la nostra mentalità umana, ma accogliamo il dono dello Spirito Santo che ci conduce a Dio. Come ci dice Paolo, per essere graditi a Dio, non lasciamoci dominare dalla carne, dalle cose umane, ma ascoltiamo lo Spirito Santo che ci insegna che, se vogliamo amare il Signore, dobbiamo osservare e mettere in pratica la sua Parola: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; …, chi non mi ama, non osserva le mie parole.”. “Se uno mi ama osserverà, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà, e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui”. E la presenza di Dio in noi è il dono dello Spirito Santo che abita in ciascuno di noi.

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