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15 domenica Ordinario

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15 domenica Ordinario

Il popolo ebreo aveva ricevuto da Mosè le Leggi che Dio gli aveva consegnato, e in questo brano del Deuteronomio, Mosè, parlando al popolo, li esorta a obbedire, a mettere in pratica la Parola del Signore, e afferma "questa parola è molto vicina a te, nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica". Continuamente noi sentiamo la Parola di Dio, i suoi insegnamenti, e siamo invitati anche noi a metterli in pratica nella nostra vita.
Anche noi, talvolta, siamo come questo dottore della Legge, e ci chiediamo che cosa dobbiamo fare per raggiungere la vita eterna. Il brano del vangelo oggi cerca di aiutarci a risolvere questo problema. Continuamente dalla Parola di Dio siamo invitati ad amare: se ci limitiamo ad amare Dio, rischiamo di cadere nella idolatria, se ci limitiamo ad amare solo le persone cadiamo nella filantropia. Dobbiamo calibrare questi due aspetti: amare Dio e amare gli altri, come amiamo noi stessi.
Un Maestro della Legge interpella Gesù e chiede che cosa deve fare per ottenere la vita eterna e Gesù risponde raccontando una parabola. La strada che da Gerusalemme arriva a Gerico è di circa 27 Km, con un dislivello di 1100 mt, ed è una strada che attraversa il deserto di Giuda ed è molto tortuosa, favorevole a facili imboscate. Nella parabola che racconta Gesù si parla di un viandante che cade nelle mani dei briganti e lo abbandonano ferito nella strada. Passano un sacerdote e un levita che vanno a Gerico, e forse per paura, per la fretta o per non essere nuovamente contaminati dopo la loro purificazione, lasciano il ferito sulla strada e continuano il loro viaggio verso Gerico.
Bisogna aspettare un samaritano, uno che era disprezzato dagli Ebrei, per trovare qualcuno che si preoccupi di questo malcapitato. Questo samaritano ci offre una lezione sulle azioni che ci rendono “prossimi”, (questo dottore della Legge aveva chiesto a Gesù: “Chi è il mio prossimo?”): il samaritano lo vide, ebbe compassione, si avvicinò, lo bendò, guarì le sue ferite, lo caricò, lo portò a una locanda, si prese cura di lui, pagò per lui e promise di tornare.
Noi, come ci comportiamo con le persone che incontriamo sul nostro cammino? Con i vicini di casa, con i familiari, con gli esuli? Sono loro il nostro “prossimo”! Alla conclusione di questo brano del Vangelo, Gesù dice al dottore della Legge, e lo dice anche a ciascuno di noi: “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”.
Sono tanti i Santi che hanno vissuto alla lettera questo invito del Signore “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”, e si sono commossi e hanno assunto i pesi dell’agonia che vivevano gli altri e non hanno preteso nulla, e sono scomparsi dalla scena, come ha fatto questo samaritano che è scomparso dopo aver compiuto il suo gesto di soccorso.
Forse non siamo stati sempre dei buoni samaritani verso gli altri, ma senz’altro abbiamo sperimentato qualche samaritano vicino a noi, che è stato pietoso nei nostri confronti e ha guarito le nostre ferite, e di questo dobbiamo rendere grazie a Dio pregando anche per queste persone che si sono messe al nostro servizio: un amico, un conoscente, un sacerdote, un estraneo che si è preoccupato di noi. “Va’ e anche tu fa’ lo stesso”.
“Padre misericordioso, …, donaci un cuore attento e generoso verso le sofferenze e le miserie dei fratelli, per essere simili a Cristo, buon Samaritano”. Amen!

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