15 domenica Ordinario - Sito di don Antonello

Sito di don Antonello
Vai ai contenuti

15 domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
15 domenica Ordinario

“Padre misericordioso, che nel comandamento dell’amore hai posto il compendio e l’anima di tutta la legge, donaci un cuore attento e generoso verso le sofferenze e le miserie dei fratelli …”, abbiamo pregato nella Orazione. Noi, non incontriamo il Signore solo osservando e mettendo in pratica legalmente i comandamenti, ma lo incontriamo se, mettendo in pratica i comandamenti, nella nostra vita c’è l’amore verso i sofferenti. Noi dobbiamo vivere e mettere in pratica la parola del Signore, come ci dice il Libro del Deuteronomio (“Obbedirai …, osservando i suoi comandi e i suoi decreti”), e il Signore ci chiede una conversione interiore, perché la sua Parola, la Legge, non resti scritta sulle tavole di pietre (le tavole della Legge), ma che la sua Parola entri nel cuore di ciascuno di noi trasformandoci in persone che si donano alle persone che hanno bisogno.
Il brano del Vangelo ci presenta due figure: il dottore della Legge, che rappresenta la legge scritta che Dio ha donato al suo popolo, e la figura di Gesù. Il dottore pone la domanda a Gesù su che cosa bisogna fare per ottenere la vita eterna, ed è lui stesso a rispondere che per ottenere la vita eterna bisogna amare il Signore e il prossimo (“Amerai il Signore tuo Dio, …, e il tuo prossimo come te stesso”). Però, pone la domanda “Chi è il mio prossimo?”. Forse da Gesù si aspettava un elenco di persone per bene, o di parenti, o di persone che appartenevano alle sue convinzioni religiose, alle quali rivolgere il suo amore. Si aspettava che parlasse di chiunque, ma non di un samaritano.
Gesù è in viaggio verso Gerusalemme, e si trova in Samaria, dove varie volte non era stato accolto per l’odio e la differenza religiosa che c’era tra i Giudei e i Samaritani: chiamare “Samaritano” un ebreo, era offensivo. E Gesù, nella sua risposta, presenta come “prossimo” proprio un samaritano, un avversario della religione giudaica.
Un uomo, dice Gesù nella parabola, scende da Gerusalemme a Gerico, dove è lasciato mezzo morto dai briganti che lo hanno assalito. Passano un sacerdote e un Levita, che non sono cattivi, ma vogliono restare fedeli alla Legge e “passano dall’altra parte”: si erano appena purificati, e se avessero "toccato" quell'uomo mezzo morto sarebbero stati impuri, e non avrebbero potuto più svolgere il loro compito.
“Invece un Samaritano, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione”: è un Samaritano, uno che non praticava la religione giusta, un eretico, un escluso, uno da cui non ci si poteva aspettare nulla di buono. E lui ebbe compassione. Chi era questo Samaritano? Non lo sappiamo. Poteva anche essere un delinquente, ma noi lo abbiamo chiamato “buono”, perché è “buono” quello che lui fa. Il “buon samaritano”.
Il brano ai Colossesi ci parla di Gesù che morendo in Croce ha pacificato il mondo e tutti noi: Gesù è il Buon Samaritano, Dio è il Buon Samaritano, che si preoccupano dell'uomo, di ogni uomo, senza categorie, senza schemi, senza divisioni, a differenza di quello che facciamo noi. Dio è il Buon Samaritano che ha inviato il suo Figlio Gesù a morire sulla croce per essere salvezza per noi, ricchi e poveri, buoni e cattivi, peccatori e santi, senza distinzioni: Dio è il Buon Pastore, il Buon Samaritano, che si dedica completamente ad amare ciascuno di noi, senza distinzioni.
          Anche a noi, come al dottore della Legge dice "va, e anche tu fa lo stesso". Dobbiamo essere anche noi dei buoni "samaritani" che evangelizzano gli altri attraverso la parola di Dio vissuta con amore nella nostra vita. E di questi uomini “mezzo morti” ne incontriamo tanti: nelle nostre strade ci sono i profughi, anche se di diversa religione e di diversa etnia, ci sono tanti bambini orfani e abbandonati, …, qui nel nostro ambiente, tante persone scoraggiate e deluse della propria vita, tante ammalate, bisognose del nostro amore e di una nostra parola di conforto.
E anche a noi, oggi Gesù dice quello che ha detto al dottore della Legge: "Va, e anche tu fa lo stesso", esortandoci ad avere vero amore verso tutti.

Torna ai contenuti