1.a Messa don Ignazio Trogu - Sito di don Antonello

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1.a Messa don Ignazio Trogu

Riflessioni
Omelia alla Prima Messa di Ignazio Trogu - 3 febbraio 1980

"Dammi Signore un'umiltà di cuore, capace di comprendere il tuo Amore": sono queste le parole che hai voluto lasciare come ricordo per la tua ordinazione.
Umiltà: è una condizione necessaria per maturare il nostro "sì" a Dio che ci chiede di seguirlo; è una esigenza per comprendere la grandezza e la gratuità del suo Amore. Dio ti ha mostrato il suo Amore, chiamandoti in prima persona a collaborare con Lui per portare il suo Amore agli uomini.
Come tempo fa agli Apostoli, anche a te il Signore ha fatto la sua proposta: "Vieni e seguimi", e tu l'hai seguito, fra tante difficoltà, tante incomprensioni, forse anche tante cadute che offuscavano un po' la tua meta, la tua decisione. Però hai capito che era importante lasciare tutto, lasciare il passato, lasciare il mondo, lasciare ciò che distraeva dal rispondere con coraggio e generosità alla chiamata.
È importante che lasciamo tutto, giorno per giorno, attimo per attimo; continuamente dobbiamo rinnovare il nostro distacco da tutto, per poter seguire Lui. Solamente nella misura in cui abbandoniamo tutto, potremo seguire Lui, camminare con Lui e portarlo agli altri in tutta la nostra vita.  Questa è una caratteristica del sacerdote; questa deve essere una tua caratteristica, Ignazio.
Il sacerdote è colui che è al servizio; colui che sa dimenticare tutto se stesso per darsi al servizio: innanzitutto devi essere al servizio della Parola di Dio, al servizio dell'unica parola che dà la salvezza. Prova servizio della tua parola, le tue idee, delle tue convinzioni. È necessario lasciarci guidare continuamente dalla Parola di Dio, testimoniarla in tutta la nostra vita, attraverso le nostre scelte. Bisogna agire illuminati e guidati dalla Parola di Dio.
Solo così sarà il certo di essere un vero testimone del Cristo risorto, testimone di colui che ha vinto il mondo e che ci ha dato la salvezza. Devi gridare con la tua esperienza e con la tua vita che sol in Cristo e nella sua Parola possiamo trovare la pace e l'Amore. Non puoi tacerlo: rinnegheresti te stesso e la missione che Dio ti ha affidato.
È essenziale però una vita di comunione con la Parola di Dio e con la stessa persona di Gesù Cristo: Gesù Cristo deve vivere in ciascuno di noi; bisogna fargli spazio nel nostro cuore, bisogna liberarci dall'egoismo, da tutto ciò che ci impedisce di essere veramente e totalmente suoi.
La chiamata che ha rivolto a ciascuno di noi, che ha rivolto a te, è una chiamata che non lascia spazio ad altre realtà che non siano la rinuncia a se stessi, per essere radicalmente di Cristo. E sarai di Cristo nella misura in cui sarai degli altri e per gli altri, nella misura in cui sarai un dono d'Amore per tutti quanti, senza distinzione di persone e di potere.
La chiamata del Signore è una chiamata alla vita di comunione con lui, che deve però concretizzarsi nella tua vita di sacerdote. Deve concretizzarsi nella comunione con la comunità che incontrerai: devi farti uno di loro, vivendo fino in fondo le loro gioie e le loro tristezze, vivendo il tuo ministero come dono per loro, creando una comunità viva, che attraverso la tua testimonianza e il tuo amore possa scoprire la gioia di vivere in Cristo. Questa tua chiamata deve concretizzarsi specialmente con la comunione con gli altri sacerdoti, con il vescovo, con tutta la Chiesa: "Da questo sapranno che siete miei discepoli -ha detto Gesù- se avrete amore l'un l'altro. Un rapporto di vita, quindi, alla cui base sta l'Amore di Dio, la piena disponibilità per il servizio.
Parlando al giovane ricco, Gesù dice: "Prendi la tua croce e seguimi". Se vogliamo seguire veramente Gesù, dobbiamo prendere la nostra croce sulle spalle, e portarla sino al Calvario, assieme a lui.
Essere fedeli all'impegno preso è duro e difficile, è una croce; essere e vivere per gli altri e rinnegare noi stessi è una croce pesante da portare.
Ma, nella tua strada di sacerdote, troverai tante altri croci che segneranno il tuo cammino: le croci degli altri, che sei chiamato a prendere su di te; talvolta la delusione, magari l'incomprensione della tua comunità, dei tuoi superiori, di coloro che credevi vicino a te. È un qualcosa di pesante e di tremendo da sopportare, e può venire la tentazione di lasciare il Cristo e il Vangelo, o di interpretarlo a nostro modo e a nostro comodo.
È lì, in quel momento, che ti devi ricordare che il Signore, nel suo grande amore, ti ha chiesto di seguirlo, portando la croce. È strano parlare di croce e di sofferenza in questo giorno di festa, ma il Signore ti ha chiamato ad essere strumento di salvezza come lui, attraverso la tua croce, con la quale devi comunicare agli altri l'Amore di Dio.
Ma c'è una realtà che deve incoraggiarci: come Dio non ha mai abbandonato a se stesso il suo popolo, allo stesso modo non abbandonerà noi. Non siamo soli. Il Signore è con noi e non ci lascerà un istante. Anche quando ti sembrerà che tutto ti crolli attorno, che non ti vada bene niente, abbi sempre presente questa realtà e questa certezza: Dio è Padre buono di città la forza per superare tutte le contrarietà (lettura di Geremia).
Ma per poter compiere tutto questo è molto importante la preghiera, il tuo rapporto di comunione e di amicizia con il Signore, che deve penetrare nella tua vita e che devi intensificare continuamente. C'è una persona che prega per te, e che non ha potuto provare assieme a noi questa gioia umana, tanto attesa, lo sai; ma ora prega per te dal cielo. Una persona che ha tanto sofferto e tanto pregato, accettando pienamente la sua sofferenza e la volontà di Dio, che ha saputo offrire la sua stessa vita come dono per te. È un esempio di donazione e di testimonianza cristiana profonda, a cui devi saper attingere con gioia e generosità, per offrire tutto te stesso a Dio e a tutti gli uomini.
Sono questi gli auguri che ancora ci rinnoviamo, perché tu possa essere costantemente un dono dell'Amore di Dio per tutti.

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