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Liturgia della Parola > Tempo di Natale
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Spesso notiamo tante situazioni di crisi in alcune famiglie: ci sono coniugi che abbandonano la famiglia, separazioni, divorzi, con tante tristi conseguenze anche per i figli, che spesso sono sballottati tra un coniuge e l’altro. E purtroppo, ascoltando un telegiornale o leggendo un quotidiano, veniamo a conoscenza di tanti fatti tristi che ci sconvolgono: qualche madre o qualche padre che, per disperazione o per inesperienza, impreparazione, o per instabilità mentale, o per vendetta sull’altro coniuge, uccidono i propri figli o li buttano come spazzatura nei cassonetti. Certamente educare i propri figli è impegnativo, e certe volte, alcune famiglie, per motivi di lavoro, per non perdere la loro indipendenza, o per non avere responsabilità, escludono la possibilità di avere dei figli.
Se chi può avere dei figli non ne vuole, il mondo non può andare avanti. I figli sono un dono di Dio, come è stato un dono di Dio la nascita del profeta Samuele, che nasce da Elkanà (il padre) e da Anna (la madre che era sterile), ed è una nascita che ottengono per mezzo della loro fede e della preghiera, come ci ha mostrato la prima lettura del Primo Libro di Samuele. Anche nelle nostre famiglie, perché ci sia la serenità e la pace, deve essere sempre presente la fiducia nel Signore e la nostra preghiera: dobbiamo dialogare continuamente con Dio, ascoltando la sua Parola e mettendola in pratica. E spesso manca la presenza di Dio all’interno delle nostre famiglie.
In alcuni casi, se certe cose non vanno bene nella nostra famiglia è perché non lasciamo spazio a Dio. San Giovanni, nel brano della sua prima lettera, ci ricorda che Dio ci ha amati, e ci amati a tal punto che tutti noi siamo suoi figli, siamo figli di Dio, e Giovanni ci esorta ad avere sempre fiducia in Dio, credendo in Gesù Cristo e amandoci a vicenda, come lui ci ha amato. Elementi, che forse non sono più presenti neanche nelle famiglie cristiane; e noi, continuiamo a lamentarci se anche nelle nostre famiglie continua a essere presente l’odio e l’ingiustizia. Se non lasciamo spazio a Dio, il male continuerà a essere presente nella nostra società e continuerà a essere presente anche nelle nostre famiglie.
Anche Giuseppe e Maria hanno vissuto la loro vita nella preghiera e si sono fidati sempre della Parola Dio, vivendola nella loro vita: Giuseppe, dopo la rivelazione del sogno, nonostante i suoi primi dubbi sulla onestà di Maria, incinta prima che vivessero assieme, la prende in sposa, Maria accoglie la vocazione che Dio le ha affidato di diventare la Madre del Figlio di Dio, e resta incinta per opera dello Spirito Santo. Anche dopo la nascita di Gesù, Giuseppe e Maria continuano con la loro fiducia in Dio, e 40 giorni dopo il Natale, portano Gesù al Tempio e lo offrono a Dio Padre.
Della adolescenza di Gesù ci sono solo le novelle costruite dagli uomini, ma nel Vangelo non troviamo nessun dato, eccetto l’episodio odierno riferito da Luca. Gesù aveva dodici anni, quando con la Madre, con Giuseppe e con una comitiva di parenti e conoscenti, andò a Gerusalemme a celebrarvi la Pasqua. In quella occasione Gesù compì anche il rito religioso diventando adulto; infatti, come un adulto si trattenne nel tempio ad ascoltare e interrogare i maestri nella fede. I genitori, che erano già sulla via del ritorno, quando si accorsero che non era nella comitiva tornarono a cercarlo; lo trovano nel Tempio e lo rimproverarono (anche Gesù qualche “piccola marachella” la ha compiuta da giovane); ma Gesù, al rimprovero, ha dato ai genitori una risposta inattesa, e ha manifestato quella che era la sua missione, rispondendo: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?". Anche Gesù, come Maria e Giuseppe, faceva riferimento a Dio Padre, che era la sua guida e il suo punto di riferimento.
Se nelle nostre famiglie ci sono crisi nel  nostro rapporto, forse è perché non lasciamo che Dio con la sua Parola entri all’interno della nostra famiglia, in modo che sia Lui la nostra guida. Anche la famiglia di Nazaret ha avuto le sue crisi, che ha saputo superare con la fede e con la preghiera: Giuseppe si è accollato un figlio che non era suo; la Madre lo ha visto inchiodare a una croce; Gesù ha sofferto tantissimo. Non è stata una vita facile, ma sono rimasti uniti con amore, cercando di realizzarsi secondo la volontà di Dio.

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