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27 domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
27 domenica Ordinario

In questo periodo la liturgia ci mostra Gesù che è in cammino verso Gerusalemme. Dopo che Pietro ha professato la sua fede riconoscendo che Gesù è il Cristo, il Messia, Gesù va verso Gerusalemme per mostrare in quale modo è il Messia, e lo dimostrerà quando sarà preso e morirà crocifisso sulla Croce: essere Messia significa che dovrà offrire la sua vita per la nostra redenzione e per la nostra salvezza.
Lungo il cammino verso Gerusalemme offre continuamente ai discepoli e agli apostoli (quindi a tutta la comunità, nella quale siamo compresi anche noi), offre degli insegnamenti che ci devono essere utili pere la nostra vita comunitaria: ha affrontato il discorso della pace, della Misericordia divina e del nostro pentimento quando parla della pecorella smarrita, della moneta perduta e del “figliol prodigo”, e, domenica scorsa, presentandoci la figura del ricco epulone e del povero Lazzaro, ci ha esortato a fare un buon uso delle nostre ricchezze che dovrebbero aprirci a un rapporto di amore con gli altri.
L’argomento che oggi le Letture ci presentano principalmente è quello della fede. Tante volte la nostra fede in Dio va in crisi e spesso perdiamo la speranza, quando notiamo che nella nostra società prevale sempre il male e hanno successo i disonesti, aumentano gli omicidi e crescono le guerre e lo sterminio di tante persone innocenti, o per la diversità di religione o per fenomeni naturali. E la nostra speranza crolla e perdiamo la fiducia in Dio perché non ascolta le nostre preghiere!
Siamo come il popolo ebreo che ha incontrato tante difficoltà quando si è trovato schiavo degli egiziani, e quando ha dovuto combattere contro gli Assiri, i Babilonesi e i Caldei, e perde continuamente la fiducia in Dio che, secondo loro, non interviene a liberarli e frenare l’iniquità che è presente. Nel brano di Abacuc il popolo si lamenta con Dio perché non lo salva, ma Dio risponde ed esorta ad attendere con speranza la risoluzione dei problemi: “se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà”, e conclude dicendo “il giusto vivrà per la sua fede”.
Anche gli apostoli, nel Vangelo, si rivolgono al Signore e gli chiedono “Accresci in noi la fede”. La fede non è da intendere come magia, o come i super poteri che hanno tanti personaggi dei fumetti, anche se Gesù dice che se abbiamo molta fede possiamo anche sradicare gli alberi, ma con la fede entriamo direttamente in contatto con Dio. Forse gli arbusti e le piante che ci disturbano nel nostro cammino e che dobbiamo sradicare, sono i nostri peccati e i nostri comportamenti che hanno messo radici nel nostro cuore e che ci condizionano nel nostro comportamento; e questi arbusti da sradicare possono essere la superbia, l’avarizia, il desiderio e la ricerca dei piaceri, l’invidia, la golosità, l’ira, l’egoismo o lasciare che il nostro animo si intorpidisca alle cose spirituali. Ci sembra difficile e assurdo liberarci da questi peccati, ma il Vangelo ci ricorda che Matteo, esattore delle tasse, è stato liberato dalla sua avarizia, che Giacomo e Giovanni che volevano un posto al fianco di Gesù, sono stati liberati dalla superbia e che tutti gli apostoli sono stati liberati dall’invidia. Tutto questo è avvenuto in forza della fede che avevano.
Se davvero abbiamo fede, non dobbiamo mai scoraggiarci se il peccato continua a essere presente in noi. La fede ci dà la forza di attendere e di non perderci d'animo: “Se indugia, attendila, perché certo verrà e non tarderà. Ecco, soccombe colui che non ha l'animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede”. Per guarire dai nostri peccati non dobbiamo contare solo su un atto eroico che compiamo, ma dobbiamo contare su una preghiera fatta con una fede così profonda che sarà esaudita. E nel frattempo possiamo continuare a contare sul perdono del Signore.
Come dice Paolo a Timoteo, ravviviamo anche noi il dono di Dio: “ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te”.

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