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3 domenica di Avvento

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3 domenica di Avvento

Oggi è la terza domenica di Avvento, domenica della “gioia”. Perché oggi è domenica della “gioia”? All’antifona d’ingresso troviamo l’esortazione a rallegrarci, a essere in festa "Rallegratevi sempre nel Signore, ve lo ripeto: rallegratevi". Anche nel brano di Sofonia si parla di gioia, quando, rivolto al popolo, esclama "Rallegrati figlia di Sion, grida di gioia Israele, esulta e acclama con tutto il cuore"; nel ritornello del Salmo Responsoriale abbiamo l’invito” Canta ed esulta”, e anche Paolo, nel brano ai Filippesi, ci dice "Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti".
Come facciamo oggi a essere lieti, a rallegrarci, in mezzo a tutte le difficoltà in cui ci troviamo personalmente? Come facciamo a rallegrarci vedendo i problemi in cui si trovano i nostri figli? Oggi, come possiamo essere lieti, e come possiamo rallegrarci, vedendo la crisi e le tante situazioni tristi in cui si trova la nostra società? Ci sono tante persone che muoiono di fame, forse anche per colpa nostra che non mettiamo a disposizione i nostri beni, perché siamo egoisti; ci sono tante persone e tanti giovani senza lavoro, che non riescono ad andare avanti nella vita e arrivano al suicidio; ci sono tanti furti, tanti assassinii di innocenti; abbiamo la preoccupazione e la paura per tante guerre che stanno opprimendo il mondo e la nostra società. Come facciamo a rallegrarci? Come facciamo a essere gioiosi vedendo l’ingiustizia che è presente anche all’interno della Chiesa e tra le persone consacrate?
La Chiesa non ci esorta a rallegrarci umanamente in mezzo a tutte queste situazioni difficili che provocano in noi tanta tristezza e dolore; dobbiamo rallegrarci anche se tanti bambini muoiono affogati nel mare nel tentativo di abbandonare la loro triste situazione. La Chiesa ci dice "rallegrati", Paolo ci dice di essere sempre lieti nel Signore: perché?  Dobbiamo rallegrarci perché "il Signore è vicino”, e in noi ci deve essere la gioia, nel nostro cuore ci deve essere la vera gioia, perché "il Signore è vicino", anche se intorno e dentro di noi ci sono situazione che ci portano alla tristezza. “Rallegratevi, il Signore è vicino”.
Ci dice Sofonia che anche Dio prova gioia nei nostri confronti: “Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore, esulterà per te con grida di gioia”. La vera gioia in Dio, non è perché c’è l’odio e la guerra, non è perché ci sono tante distruzioni nel mondo, ma la vera gioia in Dio è perché nella nostra storia ora c’è un fondamento importante: il suo amore che si realizza nella venuta di Cristo. Per questo c’è gioia in Dio, e per questo ci deve essere gioia in noi: perché con la venuta di Gesù, sperimentiamo l’amore di Dio per noi.
Giovanni parla al popolo sulla necessità di convertirsi, e le folle, i pubblicani, i soldati, gli chiedono: "Cosa dobbiamo fare?". Questa domanda, su cosa devono fare, a Giovanni è rivolta dalla folla (gente semplice, del popolo), dai pubblicani (esattori delle tasse che rubavano alla gente), dai soldati (che tante volte approfittavano delle persone): nessun lavoro che facciamo, neanche la situazione di peccato in cui ci troviamo, ci può impedire di seguire il Signore. L’importante è che con umiltà ci convertiamo e cambiamo vita.
Noi, "che dobbiamo fare?". Giovanni aveva risposto “Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha”, esortando a non essere egoisti e a non fare affidamento sui beni materiali; “non esigete nulla più di quanto vi è stato fissato”, cioè un richiamo a essere giusti, e ai soldati risponde di non maltrattare e di non estorcere nulla a nessuno.
Noi, che dobbiamo fare? Dobbiamo vincere l’egoismo e non dobbiamo essere legati ai nostri beni, dobbiamo essere sempre giusti con tutti, e dobbiamo sempre trattare gli altri con grande amore e in pace: dobbiamo farlo in questo Avvento, e non solo in questo periodo, ma sempre dobbiamo fare opere di bene.

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