17 domenica Ordinario - Sito di don Antonello

Vai ai contenuti

17 domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
17 domenica Ordinario

L’idea centrale che oggi la Liturgia ci propone è quella della preghiera.
Nel brano tratto dal Libro della Genesi abbiamo la figura di Abramo, che si rivolge al Signore, e intercede perché liberi Sodoma e Gomorra dalla distruzione che Dio vuole fare a causa della loro vita di peccato.
Anche il brano del Vangelo ci presenta il tema della preghiera. I discepoli si rivolgono a Gesù e gli chiedono “Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”. Insegnaci a pregare. Cosa vogliono gli apostoli, cosa vogliamo noi quando chiediamo al Signore: “insegnaci a pregare”?
Che cosa è la preghiera? È quell’insieme di formule che anche noi recitiamo continuamente, quasi che la recita del Padre nostro e di altre formule ci ottengano la benevolenza di Dio? Forse la vera preghiera non è esattamente questa di ripetere le formule meccanicamente: certe volte la preghiera fatta in questo modo, forse non serve a niente. E magari nelle nostre preghiere chiediamo anche che il Signore intervenga a distruggere chi ci fa del male o parla contro di noi.
“Signore, insegnaci a pregare”. Cosa fa Gesù? Gesù ci dice: “Quando pregate, dite Padre”: noi recitiamo continuamente il “Padre nostro”, e questa preghiera che facciamo, deve portarci ad avere un rapporto di intimità con Dio. Lui è nostro Padre, e noi siamo suoi figli. Tra genitori e figli c’è un rapporto di dialogo, di confronto, c’è il sentirli vicini, sempre presenti nel proprio cuore, e lo stesso deve essere il nostro atteggiamento nei confronti di Dio: la nostra preghiera deve essere un dialogo di amicizia con Lui, che è nostro Padre che ci ama.
La nostra preghiera non deve essere solo una richiesta, cosa che noi tante volte facciamo come ci dice anche Gesù (chiedete ed otterrete, bussate e vi sarà aperto, …); ma cosa dobbiamo chiedere nelle nostre preghiere? Che ci conceda una cosa o un’altra, che noi riteniamo sia importante per noi? Che ci liberi dalle maldicenze o dalle persone che ci sono contrarie? Non credo! Sono convinto che il Signore sappia meglio di noi di quello di cui abbiamo bisogno e sa Lui che cosa concederci.
Forse dovremmo chiedere il dono dello Spirito Santo: “Voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del Cielo, darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono”.
Ecco cosa dobbiamo chiedere a Dio nelle nostre preghiere. Non che ci conceda una grazia o un’altra, ma che ci conceda il dono dello Spirito Santo che ci fa aprire le nostre orecchie per sentire, per ascoltare, per vivere la Parola di Dio. È questo quello che è veramente importante domandare: il dono dello Spirito, che apre il nostro cuore alla volontà di Dio, per poterla vivere nella nostra vita attraverso l’amore a tutti i fratelli.
“Avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: Abbà! Padre!”. Il dono più grande che riceviamo dalla preghiera è lo Spirito d’Amore che il Padre riversa nei nostri cuori.

Torna ai contenuti