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29 domenica Ordinario

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29 domenica Ordinario

In queste ultime domeniche nella nostra riflessione abbiamo esaminato l’argomento della fede, quando abbiamo sentito che gli apostoli riconoscevano di non avere grande fede, e quando abbiamo parlato dei 10 lebbrosi che con fede hanno chiesto la guarigione a Gesù, e anche questa domenica, l’ultima frase del Vangelo ci ripropone il tema della fede: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.
Tutti sappiamo che Gesù dovrà ritornare per tutti, e non farà distinzioni tra poveri e ricchi, tra giovani e anziani, o belli o brutti, ma viene per tutti, indistintamente, e nella nostra vita, per poterlo accogliere quando verrà, dobbiamo vivere abbandonandoci a Dio con grande fede. Cosa possiamo fare concretamente noi, per gestire il nostro rapporto con Dio e mantenere viva la nostra fede? Per tenere viva la nostra fede dobbiamo seguire alcuni elementi che ci offrono le letture odierne.
Il primo elemento che ci appare è quello della preghiera. Con la preghiera noi entriamo in rapporto, entriamo in dialogo con Dio, riconoscendo che abbiamo bisogno di Lui perché noi siamo incapaci e impotenti in tante situazioni: e quando siamo in difficoltà, chissà perché, preghiamo di più. Abbiamo bisogno. Il brano dell’Esodo ci mostra che Amalek è in lotta contro Israele, e Mosè invia Giosuè a combattere, sicuro (ecco la fede), sicuro che l'aiuto di Dio si sarebbe manifestato, e Mosè sale sul monte, e lui stesso diventa una preghiera viva, partecipando anche con il suo corpo, alzando le mani nella preghiera. E la sua preghiera non è solo personale, ma nella fatica, le sue braccia infiacchite sono sorrette da Aronne e da Cur. Quando Mosè tiene le mani sollevate, il popolo ebreo vince: non è una formula magica, ma ci mostra quale forza ha la preghiera instancabile e perseverante.
Mosè, nella sua preghiera, ha sperimentato la stanchezza, e allora si è fatto aiutare per sollevare le braccia: anche se era stanco, non ha trascurato la preghiera. Anche noi tante volte ci stanchiamo a pregare, e allora molliamo, allontanandoci dal nostro dialogo con Dio, e allora la nostra fede piano piano crolla. Nonostante la nostra stanchezza, dobbiamo essere sempre costanti nel nostro dialogo con Dio. La costanza nella preghiera è l’altro elemento che tiene viva la nostra fede, come è stato costante Mosè, e come è stata costante questa vedova del Vangelo, che per tanto tempo chiede al giudice “Fammi giustizia contro il mio avversario”. È necessario pregare sempre ed essere costanti.
Gesù ci dice di pregare incessantemente, e ci dice anche che Dio sa di quali cose abbiamo bisogno ancor prima che gliele chiediamo.  Allora, perché dobbiamo pregare? Tanto Dio sa di cosa abbiamo bisogno. La preghiera non è solo domandare. Noi siamo fatti per Dio, e la preghiera ci apre verso Dio, ci apre verso l’infinito staccandoci dalle realtà umane. Pregare è stare davanti a Dio, che ci indica la strada che dobbiamo percorrere; pregare è gridare al Signore la nostra fatica, i nostri limiti, i nostri mali, senza la pretesa di vederli scomparire, ma dobbiamo pregare per restare in unione con Dio, e così trovare la forza di stare nelle situazioni tristi e dolorose in cui ci troviamo, assieme a tutti i disperati del mondo. Gesù, al momento della sua morte, nel dolore, prega dicendo "Padre perdona loro”.
Scrivendo a Timoteo, San Paolo afferma che la nostra fede è alimentata anche dalla conoscenza della Parola di Dio, perché è la Parola di Dio che ci educa a insegnare agli altri, a convincere e a correggere il nostro comportamento e quello degli altri. Vivere in unione con la Parola di Dio.
Preghiamo con costanza, sempre uniti alla Parola di Dio, per crescere nella nostra fede in Lui. Come Gesù, cerchiamo anche noi di portare le nostre fragilità alla tenerezza del Padre, non per essere esauditi fisicamente, ma per vivere in perfetta unione d’amore con il Signore.

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