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32 domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
32 domenica Ordinario

           Siamo ormai vicini alla conclusione dell’Anno Liturgico, e domenica prossima celebreremo la 33ª domenica e subito dopo concluderemo quest’Anno celebrando la solennità di Gesù Re dell'Universo.
           Stiamo vivendo il mese di novembre, nel quale abbiamo festeggiato tutti i santi che ormai, dopo la morte, godono la visione di Dio, e in questo mese ricordiamo particolarmente i nostri defunti per i quali preghiamo e ai quali deponiamo un fiore sulla tomba, non solo come loro ricordo ma come segno di festa, convinti della nuova vita che ora vivono, e anche in questa domenica la Liturgia ci ricorda la realtà della morte e della risurrezione.
Il brano del secondo libro dei Maccabei, prima lettura, ci mostra l’atteggiamento di sette fratelli Maccabei e della loro madre, che, davanti alle minacce di morte di Antioco IV, re della Siria, non sono disposti a mangiare le carni proibite dalla loro Legge, e affermano che sono pronti a morire, perché hanno ricevuto le loro membra da Dio e, dopo la morte, sperano di riaverle di nuovo. In questa esperienza triste e amara della persecuzione, appare per la prima volta la convinzione della Risurrezione. Dio è il Dio dei vivi e non dei morti: il legame d’amore che si è stabilito tra Dio e la persona giusta nella vita terrena, non sarà interrotto dalla morte, ma fiorirà in una comunione perfetta e definitiva. In questi fratelli Maccabei c'è la convinzione che Dio gli avrebbe fatti risorgere a vita nuova, e muoiono tutti e sette annunciando che credono nella risurrezione dai morti.
           I Sadducei non credevano che ci sarebbe stata una nuova vita, e allora cercano di mettere in difficoltà Gesù, presentandogli un caso ipotetico per sentire come lo avrebbe risolto. Il caso che sottopongono a Gesù è quello di una donna, che è stata sposata con sette fratelli e che alla fine è morta senza avere figli. E i sadducei, che non credevano nella risurrezione, chiedono a Gesù “la donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie”.
Gesù risponde che la resurrezione non è la continuazione della vita che avevamo sulla terra, ma è una nuova dimensione, è una vita nuova di intimità con Dio e con i nostri fratelli. Dio è il Dio non dei morti, ma dei viventi. È il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, che, quindi, anche se morti fisicamente, sono ancora vivi. È il Dio dei viventi! E io, sono vivo, Dio è vivo in me?
Dio è vivo se mi lascio incontrare come ha fatto Zaccheo, è vivo, Dio, se mi lascio convertire come Paolo. Credo in un Dio vivo, se accolgo e metto in pratica la sua Parola. Credo nel Dio dei vivi se ascolto quanti mi parlano bene di lui, Credo nel Dio dei vivi se seguo quanti - per lui – amano gli altri. Tante persone credono al Dio dei vivi e lavorano e soffrono perché tutti abbiano vita, ovunque siano e chiunque siano. Io sono vivo se non mi lascio ingannare dalle realtà umane che cercano di offrirmi felicità, io sono vivo se riesco a perdonare sempre.
Paolo ci invita a prepararci nella nostra vita, per incontrarci in questa nuova vita eterna con Dio Padre. Dobbiamo prepararci con la nostra preghiera, con la nostra intimità con Lui, accogliendolo nella nostra vita, giorno dopo giorno, attimo dopo attimo; dobbiamo prepararci a questa nuova vita con Lui, vivendo nell’amore.
“Io sono la risurrezione e la vita” ci dice Gesù. “Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto”.

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