32 domenica Ordinario - Sito di don Antonello

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32 domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
32 domenica Ordinario

Qualche volta ci possiamo sentire tristi e scoraggiati perché ci sentiamo abbandonati dagli altri e trascurati, e noi, come persone, abbiamo bisogno di essere in relazione, in dialogo con gli altri, mentre alcune volte ci troviamo isolati e vediamo che non ci sono neppure altre persone che mostrano ostilità nei nostri confronti. Siamo isolati, e questa realtà ci fa soffrire, come ci fa soffrire anche la morte di qualche persona che ci è cara, perché ci sentiamo abbandonati e ci ritroviamo nella solitudine.
In questo mese di novembre abbiamo festeggiato i Santi che ora godono nella presenza di Dio e ci siamo ricordati spesso anche dei nostri cari defunti, e questo è segno che crediamo nell’esistenza dell’altra vita. La Liturgia odierna ci invita a chiederci come è la nostra fede, ci invita a chiederci se siamo convinti che dopo la nostra morte umana c’è la possibilità che la nostra vita possa continuare.
Le Letture odierne ci possono aiutare a risolvere e a chiarire questo problema che senz’altro anche noi ci siamo posti e che continuamente ci poniamo. Ricordo che, in un paese dove sono stato parroco, nel muro del cimitero c’era scritto, in caratteri grandi, “Noi non risorgeremo mai”. Forse nel mondo di oggi non c’è più la convinzione della vita eterna, perché non la vediamo fisicamente, e noi preferiamo vedere, sperimentare le cose umane alle quali siamo legati. Talvolta anche per noi la vita, sono solo le cose umane che vediamo, e non pensiamo che ci sia altro.
La morte ci fa paura perché la percepiamo come “assenza di relazione”, e anche anticamente nella Bibbia la morte era vista come una discesa nel silenzio, come uno stare nelle tenebre, senza poter comunicare.
Noi, forse, crediamo nella esistenza della vita eterna, e dobbiamo cercare di vivere la nostra vita sempre orientati al dialogo e alla comunicazione con Dio nostro Padre e con i nostri fratelli. Nel brano del secondo Libro dei Maccabei (prima lettura) ci è presentato l’atteggiamento dei sette fratelli Maccabei e della loro madre, che davanti alle minacce di morte da parte del re della Siria, Antioco IV, preferiscono morire perché hanno “la speranza di essere da Lui (da Dio), di essere nuovamente risuscitati”: è la prima volta che nella Sacra Scrittura si ha la convinzione della Risurrezione dai morti. Essere fedeli a Dio è la cosa più importante per loro. Dio è il Dio dei vivi e non dei morti: il dialogo d’amore che abbiamo instaurato con Dio non viene interrotto neanche dalla nostra morte, ma continuerà e avremmo una comunione continua e perfetta con Dio. È questo che ci dice anche Gesù nel Vangelo.
I Sadducei non credevano nella risurrezione, e chiedono a Gesù di chi sarà moglie una donna, dopo la risurrezione, che si è dovuta sposare con sette fratelli quando era rimasta vedova. Gesù risponde affermando che la risurrezione non è proseguire quella che è stata la nostra vita terrena, ma sarà una vita nuova nella quale, noi e tutti i nostri fratelli, anche i nostri cari defunti, vivremo in intimità con Dio. È questa la vita eterna alla quale ci stiamo preparando. Ci dice Gesù, che “il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”, che sono già morti, ma che godono della vita eterna con Dio, perché “Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui”.
Come ci dice Paolo, nella nostra vita umana prepariamoci per la vita eterna per stare con Dio che ci ha amati e ci ha donato “una consolazione eterna e una buona speranza”.
“Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto”.

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