4 domenica Ordinario - Sito di don Antonello

Sito di don Antonello
Vai ai contenuti

4 domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
4 domenica Ordinario

Dio è venuto nel mondo per parlarci e salvarci, e noi tante volte ci rifiutiamo di ascoltarlo, come hanno fatto gli ebrei descritti nel Vangelo odierno.
Oggi il brano del Vangelo inizia con la conclusione del brano di domenica scorsa, che dice “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. Gesù aveva annunciato che doveva portare un lieto annuncio ai poveri, che doveva dare la libertà ai prigionieri e uno sguardo profondo e luminoso ai ciechi: e tutti erano meravigliati, colmi di stupore. Affermando che “Oggi si è compiuta questa Scrittura”, Gesù afferma che lui realizza questa profezia di Isaia.
Tutti erano meravigliati, stupiti per le sue parole. L’uomo si meraviglia, ha stupore; noi ci meravigliamo quando riceviamo una bella notizia positiva che non era attesa, oppure ci meravigliamo per qualche notizia che consideriamo negativa, perché affermata da persone che per noi sono incapaci. Tutto dipende dal nostro sguardo, da come consideriamo gli altri, da come li vediamo.
La folla di Nazareth inizialmente lo esalta (“Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca”), però, alla fine, “lo condussero fin sul ciglio del monte, per gettarlo giù”.
Perché questo cambiamento? Inizia a esserci un dubbio sulla persona di Gesù! Pensano: “Non è costui il figlio di Giuseppe? So tutto di lui, conosco bene la sua famiglia, so come lavora, non è così che fanno i profeti...”. Hanno già catalogato Gesù. Come noi che cataloghiamo certe persone che ci stanno a fianco: quella persona la conosco, so chi è, conosco i suoi difetti e non può dire e fare qualcosa di buono. Siamo abituati a vedere certe persone, quotidianamente stanno con noi, e il mistero e la sorpresa che gli altri hanno, scompaiono perché per noi sono solo, chi? Gli altri sono solo quella suora che mi è antipatica, è quella vicina di camera che mi disturba, è il solito celebrante …, e non mi apro verso il cielo e verso Dio, considerando che sono profeti e hanno qualcosa da annunciarmi.
Ancora oggi siamo chiamati a scoprire la presenza e il sorriso di Dio negli altri: se apro il mio sguardo, riesco a trovare il sorriso di Dio nel mondo intero e in questa comunità. E il sorriso di Dio lo trovo anche all’interno della Chiesa, anche se varie volte vediamo il peccato, l’ingiustizia, l’egoismo. L’importante è che in questa situazione continuiamo ad avere la fede, perché anche noi siamo inviati a portare speranza e giustizia. Come Geremia a cui non importano le apparenze.
Geremia custodisce la sua fede, nel periodo di sbandamento, quando tanti sacerdoti e profeti erano d’accordo con il re che cercava di fare una grande nazione, e Geremia, solo e perseguitato, continuava a parlare con verità. Non aveva chiesto di essere profeta, ma si era lasciato sedurre da Dio che non gli aveva promesso una vita semplice e tranquilla. E anche oggi, tante persone, pagano con la vita la propria fede. Anche noi, spesso, non cerchiamo Dio, ma cerchiamo solo i suoi vantaggi. Invece di seguire la Parola di Dio, preferiamo le apparenze.
Bellissima la conclusione del brano evangelico: Gesù, condotto sul ciglio del paese per essere lanciato nel vuoto, “passando in mezzo a loro, si mise in cammino”, fino ad arrivare al Golgota, sulla Croce. Davanti all’incomprensione, Gesù non si chiude in se stesso, ma si mette in cammino.
Se vogliamo essere discepoli di Gesù, prepariamoci a qualche incomprensione, a qualche scontro, a qualche scelta dolorosa, ma portiamo sempre avanti la Parola di Dio, che deve produrre nel cuore e nella vita di ogni uomo la Carità, l’Amore e la presenza del Signore.

Torna ai contenuti