Veglia Pasquale - Sito di don Antonello

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Veglia Pasquale

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Veglia Pasquale

Abbiamo vissuto una notte al Cenacolo, durante l’Ultima Cena, il Giovedì Santo, poi abbiamo seguito Gesù nella notte del Getsemani, da dove inizia il suo cammino verso la Croce, il Venerdì Santo, e in quella notte, anche noi abbiamo assistito, scossi e impotenti, alla lotta interiore di Gesù che sceglie di donarsi per la salvezza dell'umanità.
E oggi un'altra notte ci attende. La più lunga e la più importante fra le notti. Ora stiamo celebrando la madre di tutte le veglie, ora stiamo celebrando la notte in cui la morte non è riuscita a fermare la potenza di Dio, la notte in cui la morte è stata sconfitta dalla Risurrezione di Gesù.
In questo sabato stiamo vegliando per correre al sepolcro, come le donne, che “al mattino presto, si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato” per stare ancora vicini al loro Maestro, anche se ora è defunto e si trova in un sepolcro, e anche noi attendiamo, frementi di gioia, di sentirci annunciare “non è qui, è risorto!”. E le donne trovarono la tomba vuota, e due uomini, con abiti sfolgoranti, annunciano loro “Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto”.
Le donne portavano gli aromi per ungere il corpo di Gesù, segno di amore e di venerazione verso il Maestro, e noi, quali “aromi” stiamo portando a Cristo, che non è più un cadavere, ma che ora è risorto, che è sempre vivo? Cosa stiamo portando per offrirglielo? Stiamo portando una fede viva, o una fede superficiale? Gli stiamo portando il fuoco del nostro amore, oppure continuiamo a portare il nostro odio, il nostro rancore, il nostro egoismo, il nostro orgoglio e la nostra presunzione?
Maria Maddalena, Giovanna e Maria, madre di Giacomo, le donne che sono andate al sepolcro, davanti alla tomba vuota, ripensano alle parole e ai gesti del Maestro, e ora interpretano correttamente le parole che dicevano che Lui sarebbe stato crocifisso e che sarebbe risorto il terzo giorno. “Non è qui, è risorto!”.
Oggi possiamo gioire, possiamo essere felici, perché il Signore è risorto dai morti, e ci manifesta quello che lui è veramente: che è il Figlio di Dio, che comunica, che dona a tutti noi la nuova vita di risorti. Ci dice Paolo, nelle sue lettere, che anche noi siamo risorti con Cristo, e allora, se siamo risorti con Cristo, comportiamoci da risorti: accogliamo la vita nuova che il Signore continuamente ci dona, viviamo nell’amore, portiamo la pace a ogni uomo.
Siamo gioiosi e felici perché Cristo è Risorto, ma, in questa nostra felicità, siamo tristi vedendo che l’uomo continua a seminare morte e dolore: pensiamo allo spaccio della droga che semina morte, assistiamo a tante guerre che distruggono tutto, distruggono le cose e le persone, vediamo continuamente atti di terrorismo che portano morte e dolore; ci sono tanti omicidi; in tante nazioni ci sono lotte tra vari gruppi di persone …. E noi critichiamo tanti governi che sfruttano le persone, che non rispettano la natura; ci sono tanti governanti che sfruttano gli altri; purtroppo in tanti uomini e in tanti potenti c’è il desiderio del potere e della propria crescita economica, che non porta a una vita di amore e di uguaglianza, ma che crea disordine e morte. E in questa situazione, vedendo tanti disastri, forse ci chiediamo “Ma Cristo, è veramente Risorto?”. Si! Lui è risorto, ma siamo noi uomini che dobbiamo risorgere a una vita nuova di amore e di donazione, respingendo l’odio e l’egoismo.
Siamo risorti con Cristo, e allora, cerchiamo le cose di lassù, cerchiamo l’Amore di Dio, e non i nostri interessi umani, e con tutta la nostra vita portiamo agli altri l’annuncio pasquale, come hanno fatto queste tre donne, che sono state le prime annunciatrici del Risorto: “tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri”. Se con la nostra vita annunciamo che Cristo è Risorto, allora, piano piano, la pace, l’amore, Cristo, entrerà nella nostra umanità.

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