2 domenica Avvento - Sito di don Antonello

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2 domenica Avvento

Liturgia della Parola > Tempo di Avvento
2 domenica Avvento


Il Vangelo di Marco non inizia descrivendo subito le vicende di Gesù, ma inizia con queste parole: “Inizio del Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio”. È una nuova Genesi, una nuova Creazione, un nuovo inizio. Questo di Marco non è un trattato di teologia o una serie di frasi, di detti, ma è un racconto che Marco ha nominato “Vangelo”, che significa “buona notizia”, e la buona notizia è che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio.
E allora: svegliamoci! Smettiamola di lamentarci continuamente, smettiamola di prepararci a questo Natale con le lucine colorate e gli addobbi, smettiamola di rassegnarci e di preoccuparci per le nostre difficoltà. Iniziamo a impegnarci veramente.
La prima lettura e il vangelo ci presentano due personaggi che devono essere il modello per questo nostro cammino verso il Signore che viene. Questi due personaggi sono il profeta Isaia e Giovanni il Battista, che sono i due profeti dell'Avvento, che si preparano personalmente a questo incontro con il Signore e cercano di preparare anche noi per questo incontro con il Signore, e ci lasciano un messaggio di speranza.
Il profeta Isaia annuncia la liberazione del popolo ebreo dalla schiavitù, perché "la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata", e invita il popolo alla conversione per accogliere il Signore che viene (spianate la strada, ogni valle sia innalzata, ogni colle sia abbassato …). Anche la vita di Isaia e la nuova vita del popolo ebreo è un Avvento, una attesa della liberazione. La nuova vita che sta arrivando.
Il secondo profeta che ci viene presentato è Giovanni Battista che è presentato come il nuovo Elia, persona che ha la vera fede in Dio, e il Battista è figlio di un sacerdote, che si è ritirato nel deserto, “vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico”, (oggi a noi viene proposto di mangiare grilli, lui mangiava cavallette e quello che offriva la natura, e niente di più).
Tutti vogliono fare dei sacrifici nel Tempio per lodare Dio, e invece Giovanni fa scendere la gente fino al fiume Giordano, e propone alla gente di convertirsi. È un nuovo Esodo del popolo, per incontrarsi con Dio e riiniziare una nuova vita. E qui al Giordano non propone vari riti, ma amministra un battesimo di immersione, che è simbolo del cambiamento che vogliono fare nella propria vita. Giovanni battezza con l’acqua del Giordano, ma afferma che dopo di lui “viene” uno più importante, (Gesù), che, al momento del mistero pasquale della sua morte e risurrezione, battezzerà tutti quanti noi, donandoci la possibilità della salvezza.
Se in questo Natale vogliamo essere nuovi come Giovanni, dobbiamo convertirci ogni attimo della nostra vita e dobbiamo ascoltare i profeti che anche oggi ci invitano a stare desti, a svegliarci, per accogliere il Signore che viene. Il Signore vuole parlare al nostro cuore, e allora, ascoltiamo cosa ci dice il Signore, mettiamolo in pratica nella nostra vita, e accogliamo la sua pace.
Il Signore viene. Viene il giorno di Natale, ma viene ogni giorno a incontrarsi con noi; a incontrarsi con noi che “aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia”. E allora, come ci dice Pietro nella seconda lettura, “nell’attesa di questi eventi, fate di tutto perché Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia”.

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