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14 domenica Ordinario

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14 domenica Ordinario

In queste ultime domeniche abbiamo considerato che per ciascuno di noi Gesù è il Cristo, il Messia, e che noi, per lui, siamo discepoli che dobbiamo mettere sempre l’annuncio del Vangelo al primo posto, senza voltarci indietro a rimpiangere il nostro passato, e senza mettere al primo posto i nostri affetti familiari. E a ciascuno di noi Dio affida il compito di annunciare ad ogni uomo il suo volto: “Il tuo volto Signore io cerco; non nascondermi il tuo volto”.
Il mondo di oggi, la nostra società, sembra aver smarrito il messaggio evangelico, si sono persi tanti valori cristiani, sembra che ormai si sia indifferenti a tanti valori in cui abbiamo sempre creduto: il valore della vera famiglia, si è alla ricerca di qualcosa di valido attraverso la droga …. Nelle parrocchie c’è un calo vistoso della partecipazione alla Messa domenicale, i seminari sono vuoti, tanti giovani che sono lontani perché la Chiesa non è sempre credibile. Forse si trovano falsi valori, perché, nonostante tutto, l’uomo è alla ricerca del vero valore, alla ricerca di Dio, che non trova e che sostituisce con altre realtà umane. L’uomo è alla ricerca di Dio. Iniziamo noi a “vivere Dio” nel nostro ambiente. Se solo dodici pescatori hanno incendiato d’amore il mondo con la loro vita di amore, possiamo farlo anche noi con la nostra vita.
Il popolo ebreo era stato deportato, e quando può fare ritorno dall’esilio, sperimenta la presenza di Dio. Il brano del profeta Isaia esprime un messaggio di gioia e di riconoscenza: il popolo è sfiduciato nel ritornare dall'esilio, ma è incoraggiato dalle affettuose premure materne di Dio che si prende cura del suo popolo. Vicino a noi c’è sempre un cuore di Padre che ci consola, come una madre consola suo figlio: “Rallegratevi, …, esultate, …, sfavillate di gioia, …, perché farò scorrere la pace”.
Gesù, ci dice Luca nel brano del Vangelo, “designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi”: questi settantadue discepoli inviati siamo tutti noi, sacerdoti, suore e ogni laico cristiano. Siamo invitati ad annunciare il Vangelo, non singolarmente, ma come comunità, come chiesa (li mandò a due a due, come voce di Cristo e non voce personale).
Tutti noi dobbiamo essere operai del vangelo, dobbiamo presentare agli altri la vita cristiana, attraverso la nostra vita di pace, di amore e di misericordia. Dice Gesù che “la messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!”. È Dio che converte, non siamo noi a convertire gli altri con le nostre belle parole, ma noi dobbiamo preparare la strada al Signore, attraverso le nostre parole e attraverso la nostra vita di preghiera, di vicinanza a Dio, e attraverso il nostro amore e la nostra pace.
La messe è abbondante, e questa “messe abbondante” sono tutte quelle persone che noi consideriamo sbandate e fallite, perché si buttano alla ricerca della droga, del benessere materiale, che si dedicano allo sfruttamento degli altri, e che forse, invece, sono alla ricerca del vero valore che è Dio, e che nessuno riesce a presentarlo loro e a farlo scoprire.
Fare tutto questo è molto faticoso e ci fa sperimentare la croce, come per Paolo, che ha convertito tutto il bacino del Mediterraneo con la sua predicazione, e ha sperimentato sul suo corpo le stigmate di Gesù. Dobbiamo essere come Isaia, chiamati a incoraggiare tutti gli sbandati, esortandoli a volare sempre più in alto, per sperimentare la gioia, la pace, la misericordia, nella presenza di Dio che ci ama come una madre.
Con la nostra vita, annunciamo il Vangelo della gioia, della pace, della Misericordia. Concludo con le parole della Orazione:
“O Dio, …, donaci il coraggio apostolico, …, perché rendiamo presente in ogni ambiente di vita la tua parola di amore e di pace.” Coraggio! È vicino a noi il Regno di Dio.

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