14 domenica Ordinario - Sito di don Antonello

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14 domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario


14 domenica Tempo Ordinario

Domenica scorsa la liturgia ci ha ricordato che noi, come cristiani, siamo invitati a seguire il Signore, e anche oggi continua questo tema su cosa dobbiamo fare per vivere la nostra vocazione, la nostra chiamata, e annunciare la Parola di Dio.
Forse il mondo di oggi, e anche il mondo dei cristiani, è scristianizzato, perché abbiamo perso tanti valori cristiani nei quali abbiamo sempre creduto: non si crede più nel valore della famiglia, e si cerca di formare un nuovo tipo di famiglia, si cade nella droga, ci si allontana dalla parola di Dio; tante messe domenicali sono quasi deserte, i seminari vuoti e la Chiesa non è sempre credibile, per certe situazioni che vive. Forse uno cade nella droga o sceglie una “famiglia” diversa perché è alla ricerca di qualcosa di valido per la sua vita e che trova solo in queste realtà umane.
L’uomo è sempre alla ricerca di Dio come valore fondamentale, ma molte volte non lo trova e lo sostituisce con queste realtà umane. Se l’uomo non trova Dio, forse la colpa è anche nostra che con la nostra vita non riusciamo a riempire d’amore tutto il mondo: forse oggi, al posto dell’amore prevale l’odio verso gli altri.
Il popolo ebreo, quando rientra dell’esilio (prima lettura), è sfiduciato, ma sperimenta la presenza di Dio, e il profeta Isaia lo esorta a rallegrarsi, a esultare, proprio perché sperimenta le attenzioni materne di Dio nei suoi confronti: “Come una madre consola il figlio, così io vi consolerò”.
Anche Gesù si è messo alla ricerca di Paolo e si sono incontrati sulla via di Damasco, e in questa strada Paolo ha fatto esperienza del Signore, e in questo brano della lettera ai Galati, Paolo si gloria di aver trovato la salvezza proprio nella Croce di Cristo che gli ha dato una vita nuova: “Quanto a me non ci sia altro vanto che nella Croce del Signore, …, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo”. Quello che è importante per Paolo, e dovrebbe esserlo anche per noi, è solo la vita nuova che Cristo gli ha donato e che ci ha donato.
Tutti noi siamo stati chiamati dal Signore, e se accettiamo di essere chiamati, allora la nostra vocazione deve trasformarci in missionari, cioè, dobbiamo diventare delle persone che presentano agli altri la Parola di Salvezza.
Luca ci racconta che Gesù “designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due davanti a sé”, e li ha esortati a non portare con sé niente di materiale, per fidarsi di lui, e a donare la “pace” a tutti. Donare la pace, cioè donare la presenza di Dio. In questi “72 discepoli” siamo compresi anche noi, perché dobbiamo annunciare a tutti che Dio è Amore, e possiamo farlo attraverso la nostra vita di pace, di amore e di misericordia. Dice Gesù che “la messe è abbondante, ma sono pochi gli operai!”, e quindi serve anche il nostro impegno nella preghiera perché Dio susciti tante vocazioni e tante persone che abbiano il coraggio di annunciare la parola di salvezza.
Inviando questi discepoli, Gesù annuncia che li manda “come agnelli in mezzo a lupi”, e questi lupi possono essere le persone che non accolgono il messaggio evangelico e lo rifiutano, ma dobbiamo stare attenti a non considerarci sempre come “agnelli”, perché anche noi, sacerdoti e laici impegnati, qualche volta, con il nostro comportamento, possiamo diventare dei “lupi” che sfruttano gli altri, togliendo la loro libertà e imponendo il nostro modo di pensare.
Il vero apostolo è colui che vive il messaggio di salvezza e lo trasmette agli altri, che non vive il suo apostolato per avere prestigio, ma che è sempre presente con le persone che soffrono, che sono malate, sole, con le persone che hanno bisogno di aiuto. Il vero apostolo è colui che sa ascoltare le necessità degli altri e si rende sempre disponibile.

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