28 domenica Ordinario - Sito di don Antonello

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28 domenica Ordinario

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28 domenica Ordinario

La parola “grazie” significa un atteggiamento di riconoscenza per un bene, per un dono che abbiamo ricevuto, e questa parola è ancora presente nel vocabolario, ma mi sembra che sia scomparsa dalle nostre parole: raramente diciamo grazie per un bene che abbiamo ricevuto. Sia i ragazzi e, forse, tutti noi, non sempre ci sentiamo spinti a dire “grazie”, che è una parola che ormai è scomparsa dal nostro linguaggio. Quante volte diciamo “grazie” a una persona perché ci ha fatto un dono o un favore? Quasi mai, perché siamo convinti che quello che abbiamo è un qualcosa che ci spetta, che è nostra, e non sentiamo il dovere di ringraziare per quello che abbiamo: pensiamo che tutto ci sia dovuto!
Dio ci ha messo in questo mondo che ci offre una natura bellissima, finché noi uomini non riusciamo a distruggerla completamente come sta capitando: ringraziamo Dio per questo dono che ci ha concesso? Lo ringraziamo quando ci offre una vita nuova attraverso il sacramento della riconciliazione? Gli diciamo “Grazie, Signore, per questi doni che ci hai dato?”, “Grazie perché mi hai reso una persona nuova?”. Forse non lo ringraziamo, ma continuiamo a vivere nel peccato, nell’egoismo, nell’orgoglio, nella ingiustizia!
Paolo dice a Timoteo: “Figlio mio [...] ricordati di Gesù Cristo”. La nostra vita spirituale è riassunta da queste parole: “ricordati di Gesù Cristo”. Spesso ci dimentichiamo di Dio, e siamo convinti che sia Dio a essersi dimenticato di noi. Il Vangelo ci mostra che Gesù è in “cammino” verso Gerusalemme, e il cammino di Gesù è una “salita” verso il Padre, in questo suo cammino inizia a realizzare la sua “ascensione” al Padre: non “ascende” al Padre solo dopo la sua Risurrezione, ma incomincia salire al Padre in tutta la sua vita e in questo “cammino” verso la morte a Gerusalemme. Anche tutti noi siamo invitati ad ascendere verso il Padre, come ha fatto Naaman, il Siro, che dopo la sua guarigione dalla lebbra, sceglie di seguire il Dio di Israele.
Il brano del Vangelo ci mostra che Gesù, durante il suo viaggio verso Gerusalemme, incontra 10 lebbrosi che, tenendosi a distanza, non gli chiedono di essere guariti, ma chiedono solo la sua misericordia, come facciamo anche noi all’inizio della celebrazione eucaristica, quando imploriamo “Signore pietà”. Hanno fede nel Signore e si rivolgono a lui dicendo: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi”. Ricordiamoci le parole dei discepoli che domenica scorsa avevano chiesto a Gesù: “Accresci in noi la fede”. Questi m10 lebbrosi hanno avuto fede nel Signore che li invita a presentarsi ai sacerdoti per confermare la loro guarigione.
Erano dieci, e mentre vanno dai sacerdoti si trovano guariti: la loro fede nel Signore ha procurato loro la guarigione. “Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù per ringraziarlo”: sono stati guariti 10 lebbrosi, ma, per ringraziare, torna indietro soltanto un samaritano, uno che era considerato eretico perché non credeva nel Dio degli Ebrei.
“Ogni fratello in questo giorno santo torni a renderti gloria per il dono della fede, e la Chiesa intera sia testimone della salvezza che Tu operi continuamente in Cristo tuo Figlio”. Grazie, Signore, per il dono della fede, dell’amore e della pace che ci hai concesso, grazie per la nostra famiglia e per tutti gli amici che ci hai donato. Grazie, Signore.

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