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24 domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
24 domenica Ordinario

Stiamo vivendo momenti forti, brutali, che ci destabilizzano: pensiamo al terrorismo islamico che crea distruzione, consideriamo l’esodo di tanti profughi che fuggono dalla loro terra creando problemi e difficoltà in altre nazioni, consideriamo le tristi situazioni che creano i vari terremoti e i fenomeni atmosferici. Tutto questo deve portarci a ricordare che siamo polvere, che la vita va colta qui e ora, tutto questo deve ricordarci che vale la pena vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo, l’unico.
E in questa situazione di tristezza in cui ci troviamo, quasi sentendoci soli e abbandonati, oggi la Liturgia ci dice che Dio è misericordia, che pensa e si interessa di ciascuno di noi.
Nel brano dell’Esodo, vedendo che Mosè non rientra dal monte in cui si è recato per incontrarsi con Dio, il popolo si sente abbandonato, e riversa la sua fiducia su un vitello d’oro che si è costruito, adorandolo come il Dio che lo ha liberato dalla schiavitù egiziana. È lo stesso atteggiamento che tante volte assumiamo anche noi quando la nostra fiducia non la mettiamo più in Dio, ma in altre realtà umane, nei beni e negli affetti, che sostituiscono Dio. Per questo atteggiamento Dio vorrebbe distruggere il suo popolo, ma per l’intercessione di Mosè “si pentì del male che aveva minacciato di fare al suo popolo” e non lo fece: Dio è e si mostra Misericordia.
È la stessa esperienza di Paolo che, riconoscendo la sua precedente vita di peccato, esclama “mi è stata usata misericordia, …, e così la grazia del Signore ha sovrabbondato”. Anche in Paolo Dio è stato Misericordia. Come lo è anche con ciascuno di noi.
Mosè, difendendo il popolo, si era messo dalla parte del "popolo di dura cervice", come ci dice il brano dell’Esodo, e anche Gesù si è messo dalla parte dei peccatori e per questo veniva accusato dai farisei e dagli scribi: "I farisei e gli scribi mormoravano: "Costui riceve i peccatori e mangia con loro". Gesù non nega di stare con i peccatori, perché lui è venuto per salvare, come afferma anche Paolo che scrive "Gesù Cristo è venuto nel mondo per salvare i peccatori, e di questi il primo sono proprio io".
Nelle parabole del Vangelo odierno, Gesù mette in evidenza come agisce Dio nei confronti dell’uomo che ha bisogno di Lui. Le prime due parabole presentano storie parallele: un pastore lascia il gregge al sicuro e va alla ricerca di una pecora che non è tornata all'ovile; poi la parabola di una donna che rivolta tutta la casa, per ricuperare una moneta che non trova più; e quando il pastore e la donna raggiungono lo scopo, invitano amici e vicini a far festa con loro. E Gesù spiega con queste parole quello che è l’atteggiamento del Padre: "Io vi dico, così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte", cioè Dio gioisce quando recupera l’uomo che si era perduto.
La terza parabola, che erroneamente chiamiamo “del figliol prodigo”, mentre dovrebbe essere del padre misericordioso, questa terza parabola ci mostra 2 figli tristi che umiliano il padre, come certe volte siamo anche noi. Il figlio minore prende la sua parte di eredità e la sperpera, e si riduce ad essere affamato, senza che nessuno gli dia almeno delle carrube per non morire di fame. E, dopo aver preparato il suo discorsetto da dire al padre, rientra a casa, e, "quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò"; non gli lasciò neppure il tempo di concludere il discorsino che si era preparato, e anzi gli fece indossare il vestito più bello, lo ornò con un anello al dito e ordinò di imbandire subito un banchetto con musica e danze. Questo ci vuole dimostrare che Dio ha una bontà infinita, che rispetta la nostra libertà, anche quando sbagliamo, che spera, che perdona, che ci accoglie sempre a braccia aperte.
Il meglio che la vita ci può offrire è quello dello stare con il Padre, e, questo, spesso neppure lo capiamo (non ci basta, vorremmo di più), come non lo ha capito il figlio maggiore che si lamenta e si indigna con il padre per l’atteggiamento che ha avuto nei confronti del figlio che era andato via da casa, mentre si lamenta che lui, che era stato sempre obbediente e fedele, si era sentito rifiutato e non benvoluto umanamente.
“Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”.
Anche se affrontiamo tante sofferenze, anche se non abbiamo gli applausi del mondo, dobbiamo sempre avere la gioia nel nostro cuore perché siamo sempre amati e benvoluti da Dio. E questo dovrebbe bastarci.

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