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25 domenica Ordinario

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25 domenica Ordinario

Nel capitolo 15 del suo Vangelo Luca ci ha fatto riflettere sul tema della misericordia di Dio, quando ci ha presentato la parabola della pecorella smarrita nel deserto o della moneta che è stata smarrita in casa, o quando ci ha descritto l’episodio dei due fratelli, dei quali uno si allontana dalla casa del Padre sperperando le sue ricchezze, mentre l’altro resta nella casa del Padre ma non ha von lui un rapporto di padre-figlio.
Oggi il vangelo di Luca ci presenta la prima parte del capitolo 16, che insieme al brano di Amos, prima lettura, ci mostra quello che deve essere l’uso che facciamo delle nostre ricchezze. Dio dovrebbe essere sempre al centro della nostra vita, ma, se esaminiamo la nostra esperienza, notiamo che preferiamo cercare altri valori che per noi sono più importanti della presenza di Dio, come cercare la ricchezza e sfruttare gli altri, come faceva il popolo ebreo accusato da Amos: “Ascoltate questo, voi che calpestate il povero e sterminate gli umili del paese; …; venderemo anche lo scarto del grano”. E Dio dice: “Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere”. Calpestare il povero, imbrogliarlo, approfittare del suo bisogno è un peccato gravissimo, perché il povero è amato e difeso da Dio.
Forse questa situazione non era presente solo presso il popolo ebreo, ma è ancora presente oggi nella nostra società, dove certe ricchezze di vari stati o di varie persone derivano dallo sfruttamento che abbiamo nei confronti degli altri. Quello che spinge l’uomo ad agire non sempre è la ricerca di Dio come valore assoluto, ma siamo spinti dall’avarizia, che diventa il nostro unico valore. Cosa dobbiamo scegliere: Dio o il denaro? Spesso noi preferiamo il denaro e la ricchezza, e non ci mettiamo alla ricerca di Dio.
Anche Gesù affronta questo tema, e nel vangelo ci presenta la figura dell’amministratore infedele che, quando sa che dovrà lasciare l’amministrazione, si preoccupa per il suo futuro e condona parte dei debiti che i debitori hanno nei confronti del suo padrone. Certe volte abbiamo considerato male questa parabola e l’abbiamo interpretata quasi come una esortazione che Gesù ci rivolge perché anche noi cerchiamo di sfruttare gli altri per il nostro benessere economico. Questo lo fanno tante potenze e tante persone che vogliono arricchirsi, ma non è questo l’insegnamento che ci vuole dare Gesù, che ci dice: “Non potete servire Dio e la ricchezza”. O l’uno o l’altro: tutti e due no!
L’insegnamento che ci vuole lasciare questa parabola è quello di seguire lo spirito sbagliato che hanno le nazioni e le persone per poter stare meglio: si dedicano con tanto impegno per raggiungere la ricchezza e il loro dominio umano. Anche noi dobbiamo avere lo stesso impegno per raggiungere Dio, che deve essere il nostro valore fondamentale.
Cerchiamo di guadagnare il Regno dei Cieli attraverso il nostro impegno e attraverso l’amore continuo verso tutti, anche verso le persone che continuamente critichiamo.
“Gesù Cristo, da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà”.

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