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25 domenica Ordinario

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25 domenica Ordinario

Tante volte abbiamo detto e sentito che Dio deve essere sempre al primo posto nella nostra vita, mentre, invece, noi non ci impegniamo continuamente per averlo con noi, e preferiamo avere al centro della nostra vita altre realtà, come il benessere, la salute, l’amicizia, cose per le quali ci impegniamo sempre. Da piccoli pensavamo ai giocattoli, a divertirci, e ora, da adulti, pensiamo ad altre realtà.
Domenica scorsa, attraverso le parabole della pecorella smarrita, della moneta ritrovata e del Padre che accoglie il ritorno del figlio, abbiamo meditato sulla Misericordia di Dio, e oggi tutta la Liturgia e il Vangelo di Luca ci mettono in guardia dalle insidie della ricchezza, e in particolare del denaro. Spesso noi crediamo di essere onnipotenti per i beni che possediamo, per le ricchezze che abbiamo accumulato. Siamo convinti di dominare tutto con queste realtà.
Già anticamente, presso il popolo ebreo, si agiva per incrementare la propria economia materiale: tante volte, anche le persone devote a Dio sfruttavano i poveri e talvolta li rendevano schiavi, quando non potevano saldare il loro debito. Il profeta Amos si lancia contro questa tradizione ed esorta il popolo a convertirsi e a cambiare vita, esortando a non vendere lo scarto del grano e a non falsificare le bilance per sfruttare i poveri, e riferisce le parole di Dio “Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere”. Spesso le realtà materiali ci allontanano da Dio e dai nostri fratelli.
Amos denunciava le ingiustizie sociali, e non mi sembra che oggi sia cambiato molto: anche oggi le ricchezze personali e le ricchezze di vari stati, forse, derivano dallo sfruttamento di altre persone, anche oggi c’è lo sfruttamento del povero e il poco amore verso di lui.
Il passo del profeta Amos introduce bene la parabola del vangelo. L'amministratore di un'azienda agricola è un uomo disonesto, ma è furbo e scaltro, e si prepara a vivere bene il suo futuro: è chiamato a rispondere al padrone delle sue malefatte, e allora si cautela: "So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua". E fa delle agevolazioni ai debitori del suo padrone, perché quando lui perderà il suo lavoro, gli siano riconoscenti.
Questo amministratore disonesto è lodato dal padrone, non per la sua disonestà, ma è lodato perché è stato scaltro e furbo nel prepararsi al suo futuro. I figli di questo mondo sono furbi e scaltri nel procurarsi le ricchezze per il proprio futuro, mentre i “figli della luce”, cioè noi, non siamo sempre saggi nelle scelte della nostra vita perché non siamo orientati al nostro futuro, che è il Regno dei Cieli.
Cosa dobbiamo fare concretamente? Tutto il Vangelo ci dice che non dobbiamo legarci ossessivamente al denaro e ai beni materiali, quasi che la nostra vera vita dipendesse da queste realtà: nulla abbiamo portato nel mondo e nulla porteremo via. Delle ricchezze che abbiamo, non siamo i padroni assoluti, ma siamo solo amministratori, e un giorno dobbiamo presentare i conti a Dio.
San Paolo, nel brano della 1 Lettera a Timoteo, ci ricorda che per essere veri cristiani non basta avere un culto e un rapporto personale con Dio, ma dobbiamo anche essere responsabili della vita della Chiesa e della vita civile, anche con la nostra preghiera. Dice Paolo: “si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, …, perché possiamo condurre una vita … dignitosa e dedicata a Dio”. È questa la Preghiera dei Fedeli che facciamo continuamente. Per i nostri politici, noi preghiamo o li critichiamo solamente? Preghiamo per Renzi, per Berlusconi, per Salvini e per tutti gli altri, anche se la pensano diversamente dalle nostre idee?
Cerchiamo di guadagnarci, con tutti gli uomini, anche con quelli che non accettiamo pienamente, cerchiamo di guadagnare il Regno dei Cieli con il nostro impegno verso tutti.

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