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19 domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
19 domenica Ordinario

Nella nostra società siamo nel tempo della digitalizzazione, nel quale tutto è veloce: al computer calchiamo un tasto e subito ci appaiono tante informazioni, senza che dobbiamo aspettare molto tempo. Tutto è veloce! E gradiremo che anche la nostra vita fosse così, e invece … spesso dobbiamo aspettare.
Siamo in banca o magari alla posta per ultimare qualche cosa, e ci viene il nervoso perché ci sono ancora 8 numeri che mi precedono, e io devo ancora aspettare; qualche volta quando guido la macchina mi devo fermare perché il semaforo è rosso e devo aspettare che arrivi il verde per poter passare, e mi lamento perché il verde non arriva mai, e quando arriva il verde e non si parte subito, mi lamento perché i primi non sono partiti.
Oggi la Liturgia ci vuole far riflettere su una parola che ormai non fa più parte della nostra vita, perché siamo orientati verso la “velocità”, e la parola su cui dobbiamo riflettere è “attesa”, calma, pazienza.
Il brano della Sapienza ci ha presentato il popolo ebreo che era schiavo in Egitto e aspettava la salvezza per essere liberato dalla oppressione: il popolo ebreo viveva nella “attesa” della liberazione. Anche noi siamo nella “attesa” della liberazione finale, stiamo aspettando il Signore, che verrà alla fine dei tempi, e la Lettera agli Ebrei ci parla della fede, e i nostri antenati, (“Per fede Abramo, …, per fede Sara, …”), hanno atteso i beni promessi e li hanno vissuti da lontano, con grande fiducia nel Signore. E la nostra “attesa” può alimentare, può far crescere la nostra fede, la nostra attesa può alimentare la nostra speranza nell’attendere con perseveranza il Signore che deve venire, e può alimentare la nostra carità, come ha fatto l’amministratore fidato e prudente che, nonostante il suo padrone tardi a venire, non dubita del suo rientro, e dona ai servi la loro razione di cibo.
L’esempio che dobbiamo seguire nella nostra vita è proprio questo servo che non si scoraggia nell'attesa, non si spazientisce, non si sfiducia, ma crede, spera e ama; il nostro esempio che dobbiamo imitare è questo servo che il padrone al suo ritorno trova al suo posto, intento a compiere il suo dovere, con la veste stretta ai fianchi e la lampada accesa. A volte l'attesa si fa davvero lunga e buia..., e allora è importante che teniamo accesa la lampada della fede, della speranza e della carità, testimoniando agli altri, con la nostra vita, che siamo certi, che ci stiamo preparando al ritorno del Signore.
Le ultime parole della Bibbia, nel Libro dell’Apocalisse 22,20, ci dicono una invocazione che dovrebbe essere sempre presente nel nostro cuore, anche se umanamente preferiamo ignorarla, e ci dice “Vieni, Signore Gesù. La grazia del Signore Gesù sia con tutti.”.
“Vieni, Signore Gesù”! Vieni ogni attimo della nostra vita per stare con noi, vieni alla fine della nostra vita, perché possiamo vivere sempre con Te! Vogliamo incontrarci veramente con Lui? Ci stiamo preparando, oppure questa invocazione è scomparsa dalle nostre preghiere, perché abbiamo paura di incontrarci con il Signore e di abbandonare tutte le realtà umane?
“Vegliate e tenetevi pronti, perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”: non sono parole che vogliono incuterci timore aspettando il Signore che deve venire, ma sono parole che devono spingerci a vivere nel desiderio continuo di essere sempre in unione con il Signore, animati dalla fede, dalla speranza e dalla carità.

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