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3 sabato Quaresima

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3 sabato Quaresima

Iniziando questa Quaresima, il Vangelo del Mercoledì delle Ceneri ci ha esortato, per vivere bene questo tempo, ci ha esortati a esercitare la carità, il digiuno e la preghiera, e oggi la Parola di Dio ci pone davanti il tema della preghiera, e lo fa con questa splendida parabola del fariseo e del pubblicano.
Salgono al tempio i due protagonisti della parabola di oggi, il fariseo e il pubblicano. Il fariseo è giusto, si sforza di essere in regola con la Legge, osserva scrupolosamente tutti i precetti, e cerca di vivere quello che dice, osservando anche le minuzie della Legge “Digiuno due volte la settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano è, invece, un poveraccio, un peccatore pubblico.
Nel Tempio, tutti e due pregano, ma uno prega bene e l’altro prega male. L’importante della preghiera non è per sentirci a posto e tranquilli perché abbiamo pregato, ma l’importante è che la preghiera serva, che sia utile, che ci faccia bene, che ci faccia guarire, che ci liberi dal peccato, che ci santifichi!
Il fariseo inizia molto bene, perché ringrazia Dio, “o Dio ti ringrazio”, però, subito dopo, conclude la sua preghiera disprezzando e giudicando chi non è come lui, giudicando il pubblicano!
Il pubblicano, invece, non osa dire nulla, la sua preghiera è nuda, e non ha neppure il coraggio di alzare gli occhi al cielo, ed esclama “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
E Gesù commenta che dal Tempio il fariseo uscì identico a quando era entrato, non era cambiato, a differenza del pubblicano. Nel cuore del fariseo non c'è posto per Dio perché è pieno di sé! Invece il cuore del pubblicano non è pieno di sé, ma il suo cuore è stato svuotato dai suoi peccati. Il fariseo si vanta davanti a Dio, il pubblicano, invece, elemosina la misericordia di Dio.
Nella nostra preghiera non commettiamo l’errore del fariseo sentendoci migliori degli altri, ma apriamo il nostro cuore per cambiarlo, e cerchiamo di essere quella immagine che Dio ha di noi: una persona santa che sperimenta Dio e ama tutti i suoi fratelli, anche quelli che consideriamo siano peggiori di noi.

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