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2 domenica Ordinario

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2 domenica Ordinario

Abbiamo concluso il tempo di Natale, durante il quale abbiamo meditato sulla nascita di Gesù e sulla sua epifania, la manifestazione di Gesù ai pastori, ai Magi e durante il suo Battesimo, e oggi iniziamo il Tempo Ordinario, e nel nostro rapporto con Dio siamo invitati ad aprirci al suo Amore, e poter vivere in dialogo e in comunione con Dio e con i nostri fratelli.
Il rapporto che Dio vuole avere con l’uomo e con ciascuno di noi, è un rapporto sponsale, nuziale, come tra due sposi. Il profeta Isaia, nella prima lettura, paragona Israele a una sposa, alla quale Dio non fa mancare il suo amore. Il popolo è stato liberato dalla schiavitù, e ora è pieno di tanti problemi e di tante difficoltà, e Dio continua a operare la sua liberazione, perché Dio nell’uomo vuole portare la gioia, la pace, e non la tristezza; e, rivolto a Gerusalemme sua sposa, dice: “Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata, …, come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te”. Gerusalemme da Dio non riceve solo un nome nuovo, ma riceve una vita nuova di Amore. Come noi, che non siamo più abbandonati, ma che da Dio riceviamo la vera gioia e il suo amore.
Anche il Vangelo, oggi, per mostrarci il nostro rapporto con Dio, ci parla delle nozze: “Vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la Madre di Gesù”. Non appare la figura della sposa, lo stesso sposo appare solo quando lo ringraziano per il vino buono che credono abbia conservato per la fine del pranzo, e non ci sono neppure gli invitati. Appaiono solo Maria, Gesù e i discepoli, e i servi che fanno quello che Gesù dice, e che rappresentano tutti noi che siamo invitati a fare quello che Lui dice. È una nuova manifestazione di Gesù, che ci indica in che direzione dobbiamo andare. Cosa vuole indicarci Gesù? Vuole mostrarci che tutti siamo chiamati a partecipare alle nozze con Dio.
A questa festa viene a mancare il vino, e una festa di nozze durava circa una settimana, e senza vino non è più una festa. Nella Bibbia il vino è il simbolo dell'amore felice che c’è tra l’uomo e la don¬na, il vino è simbolo dell’amore felice che ci deve essere tra l’uomo e Dio. Un amore felice, ma che è sempre minacciato. Questa festa di nozze è minacciata perché manca il vino, i matrimoni sono minacciati se manca l’amore, il nostro matrimonio con Dio si trascina, se il nostro amore è spento.
Interviene Maria, madre sempre attenta, che dice a Gesù “Non hanno vino”, e Gesù risponde quasi dicendo che non devono interessarsi perché non è arrivata ancora la sua “ora”: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. E Maria, rivolta ai servitori, dice “Qualsiasi cosa vi dice, fatela”, e Gesù trasforma l’acqua delle giare in vino. L’acqua è qualcosa di semplice, non è inebriante come il vino, e Gesù trasforma la semplice acqua in qualcosa di inebriante e forte, come può essere il vino.
La nostra festa delle nozze con Dio, non dura solo una settimana come quella degli sposi, ma le nostre nozze con Dio devono durare per sempre. E noi abbiamo il “vino buono” per fare festa, o abbiamo solo qualcosa di annacquato nel nostro cuore?
Forse nel nostro cuore, nelle nostre giare, per il nostro rapporto nuziale con Dio e con i nostri fratelli, abbiamo della semplice acqua, trasciniamo il solito tran-tran quotidiano, che non esplode in vera passione, ma Gesù, donandoci il suo amore e la sua gioia, trasformerà la nostra semplice e logorata acqua in una passione travolgente e inebriante per il nostro matrimonio con Dio e con gli altri.
Anche a noi, oggi, Maria dice: “Qualsiasi cosa vi dice, fatela”. E allora saremo vino buono di pace, di amore e di servizio agli altri.
Avremmo questo carisma, questo dono, del quale ci riempirà lo Spirito Santo.

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