2 domenica Ordinario - Sito di don Antonello

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2 domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
2.a domenica Ordinario


Abbiamo concluso il Tempo di Natale, e ora continuiamo il nostro cammino cristiano nel Tempo Ordinario, sempre guidati dalla Parola di Dio. La prima idea che voglio lasciarvi la traggo dalle prime parole del salmo 39, nelle quali il salmista ringrazia Dio che ha esaudito la sua preghiera, e dice “Ho sperato, ho sperato nel Signore, ed egli su di me si è chinato, ha dato ascolto al mio grido”. Quando noi speriamo che il Signore ascolti le nostre richieste, le nostre preghiere devono essere durature, perseveranti, costanti: non basta pregare una sola volta. Per questo motivo il salmista dice 2 volte “Ho sperato, - e ripete - ho sperato nel Signore”. È instancabile nella sua preghiera. Come è stata instancabile la madre sterile di Samuele, che, con le lacrime agli occhi, ha continuato a sperare nel dono di un figlio che ha ottenuto come dono da Dio: il profeta Samuele, del quale oggi ci parla la prima lettura!
Oltre il tema che la preghiera costante è importante, oggi la Liturgia ci presenta anche il tema della vocazione, il tema di Dio che chiama l’uomo a seguirlo, e ci viene proposta la chiamata, proprio di Samuele e dei primi discepoli di Gesù.
Samuele, che è stato offerto al Signore dalla madre Anna, si trova al servizio nel Tempio di Silo, con il sacerdote Eli, e, durante la notte si sentì chiamare per alcune volte, e corse da Eli, che la terza volta capì che era il Signore che lo chiamava. Samuele, anche se era al Tempio, non conosceva ancora Dio, ed Eli disse a Samuele: “Se ti chiamerà, dirai “Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta””. Da quel momento Samuele divenne il suo fedele profeta. Quante volte il Signore ci chiama, si rivolge a noi, ci parla, ma noi non lo riconosciamo, anche se ci troviamo sempre nel Tempio, come Samuele? Quante volte esaudisce le nostre preghiere, ma non lo capiamo subito? Come ha fatto con Samuele, anche con noi il Signore continua a chiamarci, a parlarci, anche se non lo riconosciamo subito. Anche in questo caso è importante la preghiera, stare sempre uniti a Dio.
Anche il Vangelo ci presenta il tema della vocazione di Andrea e di Giovanni l’evangelista, che erano discepoli del Battista, e precedono la chiamata di Pietro. Andrea e Giovanni, lasciano il vecchio maestro che stanno seguendo, Giovanni il Battista, e si mettono in cammino dietro a un giovane che non conoscono, Gesù, di cui ignorano tutto, e lo seguono solo perché il Battista, vedendolo passare, lo indica e dice di Lui: "ecco, l'agnello di Dio!", cioè dice “Ecco il Messia”.
Andrea e Giovanni seguirono Gesù che, osservando che lo seguivano, chiese loro “Che cosa cercate?”. Loro cercavano Dio che hanno iniziato a vedere in Gesù, a cui hanno chiesto “dove dimori?”, “dove abiti?”, e Gesù risponde “Venite e vedrete”. È la vocazione per Andrea e Giovanni, che rimasero con Lui e si convinsero che era veramente il Cristo. Subito lo dissero a Pietro e ad altri, e così si formò il primo nucleo degli Apostoli.
“Venite e vedrete”: oggi il Signore lo dice anche a ciascuno di noi. Tutti siamo chiamati a cercare, a incontrare e a testimoniare il Signore. Forse siamo convinti di conoscere Dio perché andiamo alla Messa, recitiamo le nostre preghiere, ma non sempre ascoltiamo e mettiamo in pratica la Sua Parola. Per accogliere Dio non basta dire delle parole nelle mie preghiere, ma per accogliere Dio che mi chiama, devo far entrare dentro di me la Sua Parola. Anche se frequentiamo sempre, forse non conosciamo veramente Dio e Gesù. Dobbiamo stare sempre in un rapporto di intimità con il Signore, come hanno fatto Samuele, Andrea, Giovanni e gli altri Apostoli, che abitavano con Lui.
Vogliamo crescere nella nostra vita cristiana? Oggi la Liturgia ci indica che per essere dei veri cristiani dobbiamo pregare incessantemente e dobbiamo cercare, seguire il Signore, vivendo la sua Parola.
“Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta”; “Venite e vedrete”.

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