2 di Pasqua Divina Misericordia - Sito di don Antonello

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2 di Pasqua Divina Misericordia

Liturgia della Parola > Pasqua
2 Domenica di Pasqua
Divina Misericordia

Stiamo ancora vivendo il giorno di Pasqua, quando, con la Morte e la Risurrezione Gesù, abbiamo sperimentato l’Amore e la Misericordia di Dio nei nostri confronti. E oggi, seconda domenica di Pasqua, in tutta la Chiesa si celebra la Domenica dell'Amore Misericordioso, istituita dal Papa San Giovanni Paolo II.
La massima espressione della Misericordia di Dio è il perdono dei peccati, infatti, il Risorto, quando appare agli undici apostoli, chiusi nel Cenacolo per paura degli Ebrei, Cristo Risorto li invia in tutto il mondo a perdonare i peccati con il potere dello Spirito Santo: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. ..., Ricevete lo Spirito Santo.”, “A coloro ai quali perdonerete i peccati, saranno perdonati”: il Signore ha passato la mano, ha lasciato le sue consegne sulla Misericordia, agli apostoli e ai loro successori. E la predicazione dei primi discepoli è che Gesù è risuscitato e non muore più: Gesù era morto ed è ritornato alla vita. I discepoli sono corsi al sepolcro per vedere, ma non hanno visto nulla: hanno visto solo una tomba vuota.
Tutto è cominciato da quella tomba ormai vuota: da quella tomba e dallo Spirito si è spalancata la vera vita, e ha raggiunto anche noi. Il brano del Vangelo odierno ci presenta un gruppo rinchiuso nel Cenacolo, che non è ancora completamente convinto della Risurrezione di Cristo. Gesù appare ai discepoli, e li saluta esclamando “Pace a voi”, e soffia su di loro, donando lo Spirito Santo e abilitandoli a essere dispensatori della grazia del perdono divino: ma tra loro manca Tommaso. Quando gli altri dieci Apostoli annunciano a Tommaso che hanno visto il Signore, Tommaso esita e resta dubbioso, perché vuole delle prove. C’è un contrasto all’interno della comunità. Anche allora, come oggi, non c’era unione all’interno della Chiesa.
Ma Gesù sa aspettare, e otto giorni dopo è di nuovo lì, nel cenacolo, arrivato appositamente per confermare la fede di Tommaso, e si rivolge direttamente a lui. Questa lezione di fede, serve a Tommaso, serve a tutto il gruppo, e deve servire anche a noi. È necessario superare le divisioni! Una Chiesa divisa non può esistere, è uno scandalo.
I discepoli si sono rinchiusi nel Cenacolo per insicurezza e paura degli Ebrei. Ma non avevano chiuso solo le porte, ma avevano chiuso anche il loro cuore. Non hanno il coraggio di credere a quanto hanno raccontato loro le donne il mattino di Pasqua, che avevano visto Cristo Risorto. Non hanno alcuna fiducia nelle parole di Gesù, che tante volte aveva detto loro che sarebbe risorto. Non hanno capito il concetto di resurrezione.
Il primo passo da fare, per credere, è quello di aprire il proprio cuore e non di tenerlo chiuso, come avevano fatto i farisei alle parole di Gesù. Anche Tommaso aveva chiuso il proprio cuore, ma poi è pronto a lasciarselo aprire da Gesù, facendo la bellissima professione di fede, ed esclamando “Mio Signore e mio Dio”.
Tommaso è soprannominato “didimo”, cioè gemello. Tommaso ci è simile, ci è identico: noi siamo Tommaso, perché anche noi abbiamo una fede dubbiosa, anche noi zoppichiamo nella nostra fede. Cerchiamo di non tenere anche noi il nostro cuore chiuso a doppia mandata, ma apriamolo per ricevere la presenza e la misericordia del Signore, anzi, fidiamoci di Lui e lasciamogli la possibilità di essere Lui ad aprire il nostro cuore.
Non camminiamo da soli nella nostra vita, ma percorriamo la nostra strada assieme a Gesù e assieme alla nostra comunità: così sperimenteremo pienamente l’amore e la misericordia di Dio.

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