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6 di Pasqua

Liturgia della Parola > Pasqua
6 domenica di Pasqua
Tutti noi diciamo di amare il Signore, e lo diciamo continuamente. Cosa vuol dire che amiamo il Signore? Noi amiamo tante persone: abbiamo amato i nostri genitori e dicevamo che gli volevamo bene; qualche volta facevamo qualche marachella, però cercavamo di essere rispettosi nei loro confronti, cercavamo di ascoltare i loro insegnamenti e di viverli, e agendo in questo modo dimostravamo il nostro amore nei loro confronti. Anche verso altre persone, che noi amiamo, cerchiamo di dimostrare il nostro amore cercando di rispettarle. Dimostriamo di voler bene in questo modo. Noi vogliamo bene a Gesù, e spesso ci ritroviamo in chiesa a pregare perché vogliamo bene a Gesù.
"Se mi amate, osserverete i miei comandamenti", dice Gesù; tutte le persone cerchiamo di amarle, rispettandole, non offendendole, cercando di non fare determinate cose che possono suscitare contrasto. Come dimostriamo il nostro amore nei confronti di Gesù? Ce lo dice lui: "Se mi amate, osserverete i miei comandamenti": l'amore verso Gesù lo dimostriamo attraverso la nostra vita, osservando i suoi comandamenti e mettendo in pratica la sua parola. Forse non è sufficiente dire che io sono amico di Gesù: dobbiamo chiederci se siamo sempre disposti a non offenderlo, se siamo sempre pronti a mettere in pratica la sua Parola nella nostra vita. È così che dimostriamo il nostro amore nei confronti del Signore. Se osserviamo i suoi comandamenti e mettiamo in pratica la sua parola, solo allora possiamo dire che "sono amico del Signore".
Il brano del Vangelo odierno fa parte del Vangelo della consolazione di Gesù nei confronti degli apostoli. Gesù aveva annunciato agli apostoli, in particolar modo il Giovedì Santo, che sarebbe ritornato al Padre nel Regno dei Cieli (Ascensione) e che sarebbero rimasti soli, senza di lui. Questo segna grande tristezza negli apostoli che avevano capito che avrebbero perso il loro Maestro, la loro guida, il loro Signore. Anche a noi dispiace se una persona cara si allontana da noi, perché lo perdiamo e non c'è più la vicinanza fisica, e allo stesso modo dispiace agli apostoli il sapere che Gesù doveva andarsene via per ritornare al Padre. "Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più", dice Gesù, che però continua "non vi lascerò orfani", sarò sempre con voi, anche se salgo al Padre. Noi, oggi, non siamo orfani, non siamo abbandonati, non siamo soli con le nostre miserie, con i nostri peccati, ma Gesù è con noi, anche se non lo vediamo fisicamente ("dove due o tre sono uniti nel mio nome, li ci sono io"). Noi siamo più di due o tre, riuniti nel suo nome, e allora Gesù è presente, è qui con noi, in mezzo ai nostri problemi, alle nostre sofferenze e alle nostre difficoltà.
Gesù continua che ci avrebbe inviato il "Paraclito", il Consolatore (ecco perché questo brano lo chiamiamo Vangelo della consolazione): è lo Spirito Santo, che è sceso sugli Apostoli (Pentecoste), che è sceso sulle persone a cui venivano imposte le mani da Pietro e da Giovanni (prima lettura), che è sceso anche su di noi, e che ci indica quella che è la nostra strada.
Apriamo il nostro cuore perché possiamo celebrare degnamente questi ultimi giorni del Tempo di Pasqua, per poter celebrare veramente Cristo risorto, Cristo vita, Cristo pace che deve entrare nel nostro cuore e rinnovarci completamente.

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