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4 domenica di Avvento

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4 domenica di Avvento

Per ricevere e rivivere la grazia del Natale è necessario che ascoltiamo e mettiamo in pratica con umiltà la Parola di Dio, e che siamo obbedienti avendo una grande fede. E il modello che ci viene proposto è proprio quello della Vergine Maria, nel cui grembo il Figlio di Dio ha preso la carne mortale, per opera dello Spirito Santo, e Maria ha sempre ascoltato e messo in pratica la Parola di Dio e ha avuto grande fede in Lui.
Poco tempo ci separa dalla celebrazione del Natale, e in questi giorni dobbiamo prepararci intensamente. Tanti si preparano facendo in casa il presepio o addobbando l’albero di Natale, altri si preparano andando a comprare i regali, ma non dobbiamo dimenticarci che il Natale è una festa spirituale, perché in quel giorno festeggiamo Gesù: è il suo compleanno, e noi, quando festeggiamo un compleanno di una persona cara, siamo più buoni e in pace. Per festeggiare Gesù dobbiamo vivere la sua Parola.
Il messaggio che Gesù ci lascia possiamo sintetizzarlo in queste parole: condividere invece di avere, metterci al servizio invece di comandare. Noi festeggiamo Gesù se condividiamo gratuitamente i nostri beni e scendiamo dalla nostra posizione alta, scendiamo dalla nostra posizione di dominio, per metterci al servizio degli altri.
Le letture odierne sono incentrate sulla figura di Gesù. Michèa parla di Betlemme, prevalentemente in riferimento alla situazione politica, alla situazione di stranieri che opprimono Israele, dai quali saranno liberati, ma noi in questa realtà di cui ci parla Michèa possiamo vedere Gesù, e Michèa ci dice "da te uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele" (e questo dominatore per noi cristiani è Gesù Cristo), e, continua Michèa, “egli stesso sarà la pace" (Cristo è la nostra pace). Anche il brano della Lettera agli Ebrei ci parla di Gesù che dice di se stesso "ecco, io vengo, o Dio, per fare la tua volontà".
La festa del Natale celebra l'infinita misericordia di Dio, che per amor nostro si è fatto uno di noi. Se vogliamo celebrare questa festa siamo invitati a rispondere a questo amore di Dio, accogliendo il suo amore, e dobbiamo ricambiare la misericordia che Dio ci ha donato e che continuamente ci offre, e questa misericordia dobbiamo offrirla ai nostri fratelli.
Dopo aver concepito il Figlio di Dio, Maria ha condiviso questo dono e si è messa al servizio della cugina Elisabetta, che da sei mesi attendeva la nascita di Giovanni Battista, e da Elisabetta si è sentita rivolgere parole piene di significato. "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo", dice Elisabetta, con un'espressione che ora fa parte della preghiera che ripetiamo spesso, l'Ave Maria. Subito dopo Elisabetta riconosce in Maria "la madre del mio Signore", e la ha proclamata beata perché "ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto", cioè proclama Maria “beata” perché si è resa disponibile a fare la volontà di Dio. Maria dunque, la benedetta fra le donne, è grande, è unica, perché è stata scelta da Dio quale madre del suo Figlio che si è fatto uomo, e Maria è grande anche perché ha corrisposto al disegno divino con una fede piena, che ne fa un modello per tutti i credenti. Maria condivide il dono della sua maternità e si mette al servizio anche di Elisabetta.
Il giorno di Natale contempleremo nella grotta di Betlemme il Figlio di Dio che si incarna, che viene tra di noi per essere la nostra pace, la nostra luce, per insegnarci che quello che è importante per noi è compiere la volontà di Dio, nella nostra vita, per essere suoi veri figli.

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