Domenica delle Palme - Sito di don Antonello

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Domenica delle Palme

Liturgia della Parola > Tempo di Quaresima


Domenica delle Palme

Con la celebrazione della Domenica delle Palme siamo alla fine del nostro cammino quaresimale, e iniziamo la Settimana Santa, durante la quale siamo invitati a vivere con intensità il mistero della nostra salvezza che è stato operato da Gesù attraverso il suo sacrificio.
Questa liturgia odierna ci mostra anche quello che è l’atteggiamento di ogni cristiano, di ciascuno di noi, nei confronti di Gesù. Il brano del Vangelo, durante la benedizione delle Palme, ci mostra Gesù che entra trionfalmente a Gerusalemme: la gente lo applaude, agita in alto i rami strappati dalle palme e dagli ulivi, come facciamo anche noi portando le palme e i ramoscelli di ulivo, e la gente stende i propri mantelli al passaggio del Maestro di Galilea; è una piccola gloria umana, prima che succeda il disastro finale che, nel vangelo della Messa, mediteremo con la lettura della Passione.
Gesù, glorificato, osannato, subito dopo, dalle stesse persone è condotto al Calvario per la crocifissione. Si fa molto in fretta a cambiare parere e atteggiamento nei confronti del Signore. Tante volte, anche noi, abbiamo giudicato e criticato male queste persone, però, come dicevo inizialmente, questo è stato l’atteggiamento dei giudei, ma è anche il nostro atteggiamento nei confronti di Gesù.
Spesso, anche noi lo abbiamo esaltato, lo abbiamo osannato, perché abbiamo riconosciuto in Lui la nostra guida, la luce che doveva illuminare il nostro cammino, abbiamo riconosciuto che era lui solo l’unica ragione di vivere, però …, come hanno fatto gli ebrei, anche noi, dopo averlo esaltato, lo abbiamo portato alla crocifissione, attraverso il nostro peccato.
L’evangelista Luca è l’unico che riporta il dialogo tra i due malfattori crocifissi insieme a Gesù, e in questo dialogo, i due malfattori hanno un atteggiamento opposto nei confronti della loro situazione e della presenza di Gesù. Il primo dice: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!”. Quando anche noi sperimentiamo la croce e la sofferenza, spesso dubitiamo di Dio. Se Dio è buono, perché permette che mi succeda il male? Se esiste davvero perché non ascolta la mia preghiera? Pensiamo: “Se Dio esiste davvero, dovrebbe agire, altrimenti non merita la mia fede”.
A questo dubbio del primo malfattore, non risponde Gesù, ma risponde l’altro crocifisso, che scopre che quando soffriamo, Dio non è nei cieli a guardarci e a esortarci, ma che Dio è sulla croce con noi, al nostro fianco, e capisce che il male, che la sofferenza che subisce, non viene da Dio, ma la sofferenza è presente a causa delle sue azioni. E questo vale per i nostri lutti familiari, per le malattie, per i dolori all’interno delle famiglie e negli ambienti di lavoro, per tanti bambini vittime di disastri, …, che sono tutte conseguenze del peccato che è presente nel mondo e del male che continuamente facciamo. Noi, giustamente soffriamo, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni. E questo secondo malfattore esclama “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”.
È ancora sofferente, si trova nel dolore e sembra che tutto resti come prima, ma in realtà tutto cambia, si trasforma, e questo malfattore passa dalla disperazione alla speranza, e da criminale ridiventa un figlio di Dio: “Oggi con me sarai nel paradiso”.
Uniamo i due malfattori un’unica persona: siamo noi che abbiamo gli stessi atteggiamenti di tutti e due. In un momento reagiamo contro Dio per quello che ci capita, e in un altro momento dichiariamo di fidarci del Signore. Il Signore ci offre sempre la speranza: comportiamoci sempre come il buon ladrone, accettando le nostre croci e riconosciamo che le nostre sofferenze non vengono da Dio, ma sono uno strumento che ci aiuta sempre più ad entrare in un rapporto di intimità con Cristo crocifisso.
“In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso”.

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