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3 domenica Avvento

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3 domenica di Avvento

Tutti noi abbiamo tanti anni, qualcuno di più e qualcuno meno, però abbiamo vissuto tanti Natali, e forse, Dio, nonostante i Natali celebrati, nei quali lo abbiamo contemplato nato nella grotta, forse Dio non è mai nato veramente nel nostro cuore, forse perché celebriamo un altro Natale: il Natale dell’albero con le luci, il Natale dei regali, il Natale del buon pranzo, e non viviamo il Natale della nascita di Dio nel nostro cuore. E per questo motivo, ogni anno viviamo il tempo di Avvento, proprio per cercare di essere presi da Lui, per essere strappati alle cose quotidiane e metterci all’ascolto, come Maria, per poter riconoscere Dio e anche i tanti profeti che stanno intorno a noi e che ci indicano il Cristo. E questa domenica è la domenica della “gioia”, nella quale siamo invitati a rallegrarci perché il Signore è vicino.
Il Giovanni che oggi il brano del Vangelo ci presenta, è molto diverso da quello che abbiamo visto domenica scorsa, quando minacciava la vendetta di Dio e il fuoco che distrugge: ora Giovanni è in carcere, e qui in carcere ha dei dubbi su Gesù. Giovanni lo aveva riconosciuto come il Messia presso il fiume Giordano, mischiato nella folla che voleva farsi battezzare. E Giovanni aspettava che il Messia fosse violento, che incitasse alla rivolta, che fosse un Messia che usasse la scure per distruggere, seguendo proprio la sua predicazione della scure e del fuoco.
E i dubbi gli vengono dalle notizie che riceve. Infatti Gesù non esorta le folle alla violenza, ma propone un perdono incondizionato, rimette le colpe, non minaccia e non attua la vendetta, e dice che vuole accendere il fuoco, ma non per distruggere, ma vuole accendere il fuoco dell'amore.
E i discepoli inviati da Giovanni chiedono a Gesù se è lui il Messia atteso oppure se devono aspettarne ancora un altro (il popolo ebreo aspetta ancora oggi il Messia), e gli chiedono: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?”. Anche loro si aspettavano che usasse la scure e non la misericordia. Gesù non dà una risposta ai discepoli del Battista. E non la dà neppure a noi: se è lui il Messia dobbiamo scoprirlo noi con la nostra riflessione. E Gesù riprende la profezia di Isaia che abbiamo appena letto: che i ciechi vedono, che i sordi odono, che i muti parlano e che i morti risorgono, e dice di andare da Giovanni e riferire queste cose che vedono.
Le opere che Gesù compie, sono segno che Dio interviene nella nostra storia e cambia il cuore degli uomini. I miracoli compiuti danno senz’altro la guarigione, ma non sempre i miracoli portano alla fede, non sempre i miracoli che vediamo, di tante persone che si convertono, che ritornano a Dio, non sempre il miracolo che vediamo di tante persone affrante dal dolore che riescono a perdonare, non sempre il miracolo di certe persone avide e invidiose che poi trasformano la loro vita in un dono per gli altri, non sempre vediamo questi miracoli come una presenza di Dio nella nostra vita. E questi sono miracoli, che dovrebbero far crescere la nostra fede.
Siamo abituati a dividere il mondo in buoni e cattivi, i buoni (che consideriamo siamo noi) da salvare e poi i cattivi (gli altri) da punire, e preferiremo che Dio fosse così, ma il Dio che ci presenta Gesù è un Dio che nel mondo vede quelli che lo amano e quelli che non lo amano, ed è contento se i lontani ritornano a lui. Spalanchiamo il nostro sguardo, oltre la divisione tra buoni e cattivi, e cerchiamo di vedere intorno a noi quanti segni ci sono della presenza di Dio, in tante persone che si dedicano al perdono, alla solidarietà e alla fratellanza. È segno che Dio sta nascendo nel cuore dell’uomo, anche se tante situazioni ci possono far pensare che il cuore dell’umanità è lontano da Dio.
Facciamolo nascere anche nel nostro cuore, mostrandolo con una vita di perdono e di amore. Pochi giorni ci separano dal Natale: cerchiamo di diventare anche noi segno di speranza per gli altri che non hanno più speranza, che non riescono a perdonare e che si sentono abbandonati.
“Vieni Signore a salvarci”.

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