13 domenica Ordinario - Sito di don Antonello

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13 domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario


13 domenica Ordinario

Tutti quanti noi che siamo stati battezzati, dal Signore siamo stati chiamati a seguirlo, e per poter seguire il Signore dobbiamo saper abbandonare e allontanarci anche dalle realtà umane e familiari che ci possono condizionare nelle nostre scelte.
Siamo stati chiamati come sono stati chiamati Elia ed Eliseo (prima lettura) che abbandonano tutto, anche la propria famiglia e i propri affetti, per seguire il Signore e annunciarne la sua Parola. Eliseo stava arando, quando arriva il profeta Elia che sulle sue spalle depone il suo mantello e gli dà l’investitura di profeta, ed Eliseo si stacca completamente dalla sua vita precedente e segue Elia, mettendosi al servizio di Dio.
Seguire Dio vuol dire che dobbiamo cambiare completamente la nostra vita: con il suo sacrificio, Gesù ci ha resi liberi e non dobbiamo più essere sotto il dominio della schiavitù della carne, ma, come ci dice Paolo, per essere veramente liberi, dobbiamo metterci a servizio gli uni degli altri, attraverso l’amore. E allora non dobbiamo divorarci e distruggerci a vicenda ma, se siamo guidati dallo Spirito, in noi non ci sarà più il desiderio della carne, il desiderio delle cose umane.
Come Elia, come Eliseo, come Paolo, come tutti i profeti, anche Gesù è stato inviato a portare agli altri, a portare anche a noi, la Parola di Salvezza. Gesù ha percorso tutta la Palestina, (la Galilea, la Samaria, la Giudea) annunciando sempre la Parola di Dio, anche nei momenti della difficoltà, e Gerusalemme è stata una meta importante nella sua vita, sin dall’infanzia, quando è presentato al Tempio per la circoncisione, e quando a 12 anni fa il suo pellegrinaggio al Tempio, dove viene ritrovato mentre discute con i sacerdoti.
Il vangelo odierno ci fa vedere che Gesù è rifiutato dai samaritani e che alcune persone sono disposte a seguirlo, ma per questa riflessione mi limito a esaminare la parte iniziale di questo brano che sottolinea che Gesù “prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme”, perché è giunta quella che lui chiama la sua “ora”. Nel vangelo si parla spesso dell’ora di Gesù. Quando alcuni decidono di ucciderlo non capita nulla perché non era ancora giunta la sua “ora”. Cosa è questa “ora” di Gesù? È quel momento in cui Gesù dimostra di accettare pienamente la volontà del Padre e accetta di farsi crocifiggere per essere salvezza di tutta l’umanità e di ciascuno di noi. L’ “ora” di Gesù è quando morirà in Croce, è l’offerta totale di sé, e adesso la sua “ora” è arrivata.
Nonostante sappia che a Gerusalemme troverà la sua morte sulla Croce, Gesù si mette in cammino verso Gerusalemme, e accetta di essere tradito, di soffrire e di essere crocifisso. Gesù non si mette in viaggio verso Gerusalemme perché anche lì è arrivato il caldo dell’estate e deve cercare un posto più tranquillo per riposarsi, ma va deciso verso Gerusalemme dove avverrà la sua crocifissione, perché vuole restare fedele alla missione che il Padre gli ha affidato e vuole riaprire la strada che permette a tutti noi di entrare nuovamente nella casa del Padre, e per realizzare questo, usa la strada della sua morte e crocifissione.
Con il peccato tutti noi avevamo perso la strada che ci conduceva a Dio, eravamo anche noi sulla strada, come i paralitici e i ciechi che Gesù incontrava durante la sua missione e che guariva.
Ora anche noi siamo stati guariti e non ci troviamo più in mezzo alla strada, senza sapere dove andare, ma il Signore ha dato un senso e ci indica la strada da percorrere per ritornare al Padre. Anche noi siamo stati chiamati da Dio, e la nostra vita deve essere un pellegrinaggio che percorriamo e che ci conduce alla casa del Padre. Come hanno fatto Elia, Eliseo, Paolo, i Profeti e Gesù accogliamo anche noi di annunciare la Parola di Dio, attraverso la nostra vita di amore e di disponibilità, anche nei momenti della sofferenza e della croce.
“O Dio, sostienici con la forza e la dolcezza del tuo amore, perché non venga meno la nostra fedeltà a Cristo nel generoso servizio dei fratelli”.

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