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22 domenica Ordinario

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22 domenica Ordinario

Oggi la Liturgia ci fa meditare principalmente su due atteggiamenti che sono importanti per la nostra crescita spirituale e per il nostro rapporto con gli altri, e questi due atteggiamenti sono l’umiltà e la generosità disinteressata che dobbiamo avere verso gli altri. E l’insegnamento di Gesù, parte da un fatto quotidiano, che talvolta capita anche a noi: è invitato a pranzo a casa di uno dei capi dei farisei.
Gesù nota che gli invitati al pranzo cercano subito i primi posti, e dà un insegnamento che non vale solo quando siamo invitati a un pranzo, ma è un insegnamento che deve valere anche in altri momenti e in altre situazioni della nostra vita. Cioè, sempre. Non dimentichiamoci quello che è stato l’atteggiamento di Gesù quando sul monte delle Tentazioni il demonio gli offre la possibilità di essere al primo posto umano, gli offre il successo, attraverso le tre tentazioni, che Gesù rifiuta, perché sceglie di seguire la volontà di Dio e si indirizza verso la Croce.
Ci rendiamo conto che nella nostra società c’è il culto delle apparenze: anche per noi, forse, ha valore una persona che ha tanti titoli, che è laureato, che emerge, a differenza degli altri. Pensiamo agli attori o attrici che vogliono stare in primo piano, o calciatori e cantanti che vogliono emergere; come anche nel campo politico, dove invece del volere il bene dell’Italia, prevale, spesso, il desiderio di ascendere personalmente. E, talvolta, questo atteggiamento è presente anche all’interno della Chiesa, quando si cercano titoli o compiti importanti per essere ai primi posti; e capita anche all’interno della nostra comunità e nelle nostre famiglie: qualcuno che vuole emergere per essere considerato più importante degli altri. Tutti noi desideriamo essere visibili dagli altri. E magari capita che quando una persona non è più al centro della attenzione, allora si cade nella tristezza e, talvolta, nella disperazione.
Il nostro dovere non deve essere quello di apparire davanti agli altri, ma la nostra scelta fondamentale deve essere quella di cercare Dio, il nostro unico valore, come ci dice la Lettera agli Ebrei: “… vi siete accostati alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste”. Noi dobbiamo amare Dio, per essere stimati da Lui e non dagli uomini. “Perché, chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”. Così saremo graditi e stimati da Dio.
Non dobbiamo cercare i primi posti per poter apparire, ma dobbiamo essere umili, cercando di operare sempre il bene degli altri con mitezza e umiltà “… quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi e ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti”. Anche Dio ci ha mostrato e ci mostra il suo amore, e si è presentato a noi, con umiltà, attraverso suo Figlio Gesù, morto sulla Croce per donarci la salvezza e invitarci a partecipare al suo banchetto di nozze, dove i posti, i primi posti o i secondi o i terzi, …, non li sceglieremo noi, ma che ci saranno affidati se nella nostra vita abbiamo cercato di vivere con umiltà e mitezza, fidandoci solo di Dio, e se siamo stati sempre generosi con gli altri, con una carità incondizionata, senza cercare i nostri interessi personali.
“Prendete il mio giogo sopra di voi, e imparate da me, che sono mite e umile di cuore”.

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