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4 Quaresima

Liturgia della Parola > Tempo di Quaresima


4 domenica di Quaresima

L’antifona di ingresso ci invita a rallegrarci, a gioire, e, infatti questa domenica è chiamata “Laetare”: “Rallegrati, Gerusalemme, …, sfavillate di gioia …”, ci ha detto l’antifona, e il versetto del Salmo ci ricorda che il Signore deve essere la nostra gioia. Ma come possiamo gioire e rallegrarci? Siamo in quaresima, un tempo nel quale dobbiamo fare tante rinunce e cambiare il nostro modo di vivere, inoltre sentiamo il problema della difficoltà di poter lavorare con serenità e siamo anche colpiti da varie malattie che ci tolgono la serenità. Inoltre, in questo periodo siamo preoccupati per il Covid che ci sta opprimendo: come facciamo a rallegrarci? Per che cosa dobbiamo gioire, se ci troviamo in  questa situazione di tristezza? Ci sembra, quasi, di essere abbandonati anche da Dio che non risponde alle nostre richieste. La Liturgia odierna ci ricorda che Dio si interessa di ciascuno di noi.
Al Salmo, abbiamo ripetuto varie volte: “Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia”: è questo il motivo per il quale noi cristiani dobbiamo gioire. Non tanto perché ci vanno bene le nostre cose umane o per la nostra salute, ma dobbiamo perché il Signore è presente dentro di noi e ci comunica la salvezza. Questa realtà ce la mostra anche Paolo, quando ci ricorda che “Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia siete stati salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù”. La morte, il dolore, la tristezza, sono presenti nella vita dell’uomo, e questo male è la conseguenza del peccato che ci ha allontanato dall’Alleanza con Dio e ha creato questa situazione, ma Dio continua ad amarci e ci offre sempre la possibilità di essere salvati. In cammino verso la celebrazione della Pasqua, dobbiamo rallegrarci, dobbiamo gioire, perché il Signore ci libera dalle nostre miserie umane e ci offre una nuova vita da persone redente.
Il popolo ebreo ha sempre interpretato i momenti tristi che ha vissuto, come conseguenza per il fatto che avevano rifiutato l’alleanza con Dio. Quante volte anche noi consideriamo le malattie o le situazioni tristi che ci accadono, come una conseguenza del nostro peccato? Consideriamo certe situazioni come una punizione che Dio ci infligge. Il libro delle Cronache, prima lettura, ci mostra un momento triste della storia del popolo ebreo che era stato deportato a Babilonia, in esilio prima di essere liberato dal re Ciro, e questa situazione è vista come conseguenza perché si erano allontanati dalla Alleanza con Dio e gli erano stati infedeli. Non ci può essere felicità e gioia vera se si è lontani dal Signore. Dobbiamo convertirci, perché anche noi tante volte siamo lontani dal Signore.
Nel discorso con Nicodemo, Gesù ci parla del grande amore che Dio ha avuto nei nostri confronti, tanto da mandarci suo Figlio a morire sulla Croce per la nostra salvezza. Gesù si presenta come la Luce che è venuta a illuminare le tenebre del peccato che sono presenti nel nostro mondo, “ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce”: è questa la situazione che è ancora presente nel nostro mondo. Gesù per noi deve essere la Luce, la Via, la Verità; deve essere il nostro Maestro dal quale ci dobbiamo far illuminare e che dobbiamo seguire, ma che noi tante volte rifiutiamo. Se non accogliamo Gesù nella nostra vita o se lo lasciamo ai margini, non sperimentiamo la vera gioia nella nostra vita.
“Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia”.

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