Assunzione di Maria - Sito di don Antonello

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Assunzione di Maria

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
Assunzione di Maria in Cielo

Oggi stiamo celebrando l’Assunzione di Maria in cielo con il suo corpo e con la sua anima, dogma che è stato definito nel 1950 dal Papa Pio XII, e questa celebrazione ci fa contemplare già da oggi quella che sarà la meta che dobbiamo raggiungere tutti noi, cioè che anche dobbiamo prepararci per essere “assunti” in cielo, nella gloria di Dio. E questa liturgia ci aiuta a comprendere come dobbiamo vivere la nostra vita, come dobbiamo vivere il nostro pellegrinaggio terreno, per raggiungere la terra che ci attende: dobbiamo vivere come Maria. E la Liturgia oggi ci presenta particolarmente tre immagini che ci devono aiutare per vivere bene questo nostro cammino terreno.
Il brano dell’Apocalisse ci propone l’immagine del deserto, quando ci parla del bambino, che è stato appena partorito, e che viene portato in cielo presso la gloria di Dio, e ci parla della donna che lo ha partorito, che è costretta a fuggire nel deserto dove deve lottare continuamente contro il drago e contro ogni malvagità. Il deserto è per questa donna il luogo, la realtà, “dove Dio le aveva preparato un rifugio”.
Anche noi, nella nostra vita, incontriamo tante fatiche e ostacoli, e ci dobbiamo scontrare contro le tentazioni che continuamente il drago, il maligno, ci propone. Questa donna, nel deserto, per poter vincere il male non poteva farcela da sola, ma ha trovato rifugio presso Dio, e tutti noi non possiamo vincere il male da soli, ma abbiamo bisogno della presenza e dell’aiuto di Dio. In questo nostro cammino ci è vicina Maria Santissima che, fidandosi di Dio, aveva esclamato e vissuto il “Si!” a Dio: “Si compia in me, secondo la tua Parola”. Il sogno di Maria era quello di raggiungere Dio, e questo dovrebbe essere anche il nostro desiderio. Entriamo anche noi nel “deserto”, lontani dai condizionamenti della realtà umane.
La seconda immagine ci viene presentata nel vangelo di Luca, ed è l’immagine della casa. Dopo che l’Angelo aveva annunciato a Maria che sarebbe diventata la Madre del Salvatore, subito Maria si mette in viaggio, da Nazareth alla Giudea, verso Ain Karim, dove si incontra con Elisabetta, nella sua casa. Il loro è stato un incontro nella gioia, nella fede, nel servizio vicendevole, ed è stato un incontro pieno di Spirito Santo. Nel deserto, lontani dai condizionamenti umani, abbiamo bisogno di trovare il nostro rifugio in Dio, ma abbiamo anche bisogno di imparare che non possiamo camminare da soli, ma che dobbiamo camminare insieme, condividendo le nostre fatiche con gli altri, sostenendoci nella speranza, stringendo rapporti di fraternità e di amore con tutti i nostri fratelli. Nel nostro cammino abbiamo bisogno anche delle case degli altri, non per riposarci o per tirare il fiato nelle nostre sofferenze, abbiamo bisogno delle case degli altri non per disturbare, ma abbiamo bisogno delle “case” per incontrarci e camminare insieme.
La meta che dobbiamo raggiungere nel nostro cammino, non è un luogo, non è una terra o una patria, ma è una persona: il Signore Gesù, il quale consegnerà ogni cosa, e anche ciascuno di noi, nelle mani del Padre. È questa la terza immagine che oggi ci viene proposta. La vera patria, la vera meta che dobbiamo raggiungere, è che dobbiamo essere nel Padre. La conclusione del nostro pellegrinaggio terreno non sarà solo la risurrezione, non sarà solo una vita dopo la morte, ma sarà una vita nuova che è dentro l’amore tra il Padre e il Figlio. Una vita nuova che riposa nell’amore di Dio.
Maria, fidandosi pienamente della Parola di Dio, ha già raggiunto questa meta, e ora ci guida e ci accompagna nel nostro cammino, perché anche noi possiamo avere sempre più amore e fiducia nei confronti di Dio, nostro Padre, che ci attende nel Regno dei Cieli, per poter vivere per sempre con noi.
Cerchiamo di vivere già da oggi la nostra “assunzione”, con una vita piena di Dio e di amore verso tutti i nostri fratelli.

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