10 domenica Ordinario - Sito di don Antonello

Vai ai contenuti

10 domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
10 domenica Ordinario

Nella Colletta iniziale ci siamo rivolti a Dio Padre, e gli abbiamo chiesto di “sostenerci con le armi della fede, perché nel combattimento quotidiano contro il maligno partecipiamo alla vittoria pasquale del Cristo”. Usciti da questa celebrazione, ora riprendiamo la nostra vita normale che è piena di tante tentazioni e di difficoltà, e abbiamo bisogno dell’aiuto del Signore che ci spinga a superare le tentazioni del maligno, perché tutti siamo peccatori, come sono stati peccatori Adamo ed Eva, che ci vengono presentati nella prima lettura.
Il primo peccato, il peccato originale, è stato commesso dai primi uomini, da Adamo e da Eva, perché non volevano riconoscere Dio come il loro creatore, e non erano disponibili a mettere in pratica nella loro vita, la sua Parola. E questa è anche la nostra situazione quando cadiamo nel peccato: anche noi non vogliamo mettere in pratica la Parola del Signore. Ma, già dall’inizio, Dio promette che il male, sarà sconfitto dalla donna (Maria Santissima) e da suo Figlio Gesù, quando, rivolto al serpente, esclama: “Io porrò inimicizia tra te e la donna (Maria Santissima), tra la tua stirpe e la sua stirpe (Gesù): questa stirpe (cioè Gesù) ti schiaccerà la testa”. Nonostante siamo peccatori, per noi ora c’è la speranza della salvezza, perché Dio è Misericordia, come troviamo nel Salmo responsoriale, quando esclamiamo “Il Signore è bontà e misericordia”.
Anche Paolo, nel brano della seconda lettera ai Corinzi, ci esorta a non scoraggiarci anche se, con il tempo che passa e con le nostre malattie, il nostro corpo mortale si sta disfacendo (e ce ne rendiamo conto), ma di questo non dobbiamo scoraggiarci perché quello che è importante è che il nostro uomo interiore si rinnovi di giorno in giorno, attraverso la nostra preghiera e vivendo in amore e in comunione totale con Dio. È questo quello che è veramente importante, non la cura del corpo.
Anche noi dobbiamo essere annunciatori della salvezza, anche noi dobbiamo generare Gesù negli altri, anche se ci troviamo in mezzo a tante difficoltà. Anche Gesù, svolgendo il suo ministero, si è trovato in difficoltà, come ci mostra il brano del Vangelo. Quando con la nostra vita proclamiamo il Vangelo, non scoraggiamoci se ci troviamo in mezzo a tante difficoltà: non scoraggiamoci perché anche Gesù ha vissuto la nostra stessa situazione. E le difficoltà che incontra Gesù, gli vengono dai suoi parenti e dal demonio, che si serve degli scribi: le difficoltà gli vengono da chi non crede in Lui, e gli vengono anche dai suoi parenti.
Gli scribi, che non credono in Lui, addirittura, lo accusano che “è posseduto dal demonio e che scaccia i demoni per mezzo del principe dei demoni”: non credono che sia impazzito, ma credono che sia posseduto da uno spirito impuro, e che scacci i demoni in nome del capo dei demoni. Questa è una bestemmia contro lo Spirito Santo, che non sarà perdonata, perché non accettano la Verità che conoscono, e Gesù è la verità che loro rifiutano. Per questo motivo, questa bestemmia non può essere perdonata. Non vogliono riconoscere Gesù come la Verità.
Gesù, durante la sua missione, entrò in una casa, ci dice il Vangelo, e non trova neppure il tempo per prendere cibo, e allora, “i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano ‘è fuori di sé’”, è, quasi, un po’ impazzito! Quando riferiscono a Gesù che sono venuti i suoi familiari, sua Madre e i suoi parenti, la risposta di Gesù può sembrare molto dura nei confronti dei parenti, perché, guardando le persone che ha attorno, esclama “Ecco mia Madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”. La vera famiglia non è solo quella naturale, ma la vera famiglia è quella che ascolta e vive la Parola di Dio.
Il vangelo ci dice che i suoi parenti “erano fuori”: “erano fuori”, non solo “fuori dalla casa”, dalla abitazione, quando lo aspettavano, ma “erano fuori” come testa, perché non erano ancora pienamente convinti che Gesù fosse il Messia.
Anche noi, come comunità, possiamo essere “vera famiglia”, se ascoltiamo e viviamo la Parola di Dio. Se lo ascoltiamo, anche noi possiamo essere Maria, madre di Gesù, e possiamo generarlo agli altri con la nostra vita di fede e di amore, “perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”.

Torna ai contenuti