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32.a domenica Ordinario

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32.a domenica Ordinario
Leggendo o ascoltando il Vangelo, tante volte abbiamo notato che Gesù è in contrasto con i sacerdoti del Tempio, con gli scribi, con i farisei, per le loro idee e per il loro modo di vivere. Domenica prossima inizieremo la lettura del capitolo 13 di Marco, nel quale ci verrà presentato il discorso escatologico di Gesù, (“escaton” significa “la fine”), cioè il discorso delle cose finali e ultime, e, prima di questo discorso, Gesù continua a dare insegnamenti, contrastando l’atteggiamento degli scribi, come ci viene mostrato anche oggi, nella pagina del Vangelo.
Questi scribi vengono accusati perché passeggiano usando vestiti costosi che li distinguono dagli altri, sono criticati perché amano essere ai primi posti nelle sinagoghe (vogliono il primo posto davanti a Dio), e cercano i primi posti quando sono invitati a qualche banchetto (cercano il primo posto davanti agli altri): secondo Gesù, questo significa che non amano Dio e non aiutano gli altri ad arrivare a Dio. Amano solo se stessi. Quello che conta per loro è apparire più importanti e più furbi degli altri, tanto che derubano le persone vulnerabili, che in questo brano sono rappresentate dalle vedove, persone semplici e misere che non hanno alcuna possibilità di andare avanti da sole (“divorano le case delle vedove”, dice Gesù). Oggi possono essere anche gli immigrati, che sono rifiutati.
Queste accuse Gesù le ha rivolte agli scribi e ai farisei di allora, ma oggi le rivolge anche al clero e a tutti noi cristiani: varie volte ho sentito qualche persona criticare i sacerdoti, i vescovi, per il loro abbigliamento, ma è comprensibile che chi ha un ruolo pubblico vada sulla piazza, abbia un'uniforme particolare, sottana, mitria, …, ed è normale che gli si offrano i primi posti nei banchetti. L'aspetto riprovevole è che non dobbiamo ricercare questi onori per compiacercene: non dobbiamo usare la sottana come segno di gloria e di superiorità. Nel vangelo di Matteo, al cap. 6, Gesù ci ha detto “State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c'è ricompensa per voi presso il padre vostro che è nei cieli”.
Terminati questi insegnamenti che dà agli apostoli e a ciascuno di noi, Gesù si siede davanti al tesoro del Tempio, e “osserva come la folla vi gettava monete”: Gesù non osserva quante monete gettava ogni persona, ma osservava “come” le gettava, guardava con quale spirito facevano la loro offerta.  Prima ha guardato come si comportavano gli scribi, e ora guarda come si comporta questa vedova che getta quello che aveva, solo due monetine, a differenza degli altri che hanno versato del loro superfluo.
È strano l’atteggiamento di Gesù: noi uomini valorizziamo chi dà di più, Gesù, invece, non loda i ricchi che danno molto, ma loda questa povera vedova. L’uomo vede il molto, Dio, invece, vede e apprezza quello che noi consideriamo che sia poco: “Tutti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”. Sulla cattedra a insegnare, assieme a Lui, Gesù non mette gli scribi che pregano pubblicamente, non mette i ricchi che fanno offerte generose, non mette i sacerdoti o i vescovi che usano sottane e vesti sontuose per farsi ammirare, ma mette questa vedova, che ha molto da insegnarci. Le scelte che fa Dio, sono diverse dalle nostre scelte.
Tutto dipende dallo spirito, dal “come” e dal perché assumiamo certi atteggiamenti. Gesù non apprezza gli scribi, che pregano solo per farsi notare, non apprezza i ricchi che danno solo del loro superfluo, non esalta noi sacerdoti se usiamo la sottana o vesti sontuose: Lui guarda il perché e il “come” facciamo certe scelte. Guarda lo Spirito semplice e povero che ci spinge nelle nostre scelte.
“Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”.

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