26.a domenica Ordinario - Sito di don Antonello

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26.a domenica Ordinario

Liturgia della Parola > Tempo Ordinario
26.a domenica Ordinario
Il brano dei Numeri, prima lettura, ci presenta la realtà di Dio che prende parte dello spirito che era su Mosè e lo dona al gruppo dei 70 anziani, e “quelli profetizzarono”. Ma due anziani non erano andati nella Tenda, però lo spirito di Dio si posò anche su di loro, e anch’essi profetizzarono. E allora un giovane corse da Mosè, lamentandosi che Eldad e Medad si fossero messi a profetizzare.
Anche Giosuè chiede a Mosè che intervenga per proibire ad altri di profetizzare, e Mosè risponde con queste bellissime e importanti parole: “fossero tutti profeti nel popolo del Signore”. Chi è il profeta? Non è quello che predice il futuro, i maghi che molti anche oggi cercano, ma il profeta, nella Sacra Scrittura, è colui che annuncia, che presenta la parola di Dio. “Fossero tutti profeti in Israele”, annuncia Mosè, fossero tutti profeti nella Chiesa, fossimo tutti profeti anche noi.
Questo è un richiamo per tutti noi: fossimo tutti profeti nel popolo di Dio, perché il profeta è colui che presenta agli altri la parola di Dio con le proprie parole e con la propria vita. Fossimo tutti quanti noi profeti nel popolo di Dio, fossimo tutti quanti noi profeti nella nostra comunità, fossimo tutti noi profeti tra le persone che giorno per giorno abbiamo modo di incontrare. Dobbiamo essere tutti quanti profeti, dobbiamo essere annunciatori della parola di Dio, della parola di salvezza.
Nel brano del Vangelo di Marco troviamo che Giovanni si presenta da Gesù e gli riferisce che avevano visto uno che scacciava i demoni nel suo nome e glielo avevano vietato. È la stessa situazione che ha vissuto Mosè. La liturgia della parola oggi ci vuole insegnare che, anche se siamo cristiani praticanti, non siamo noi gli unici depositari della Parola di Dio, non siamo gli unici depositari dell'amore di Dio, ma l'amore di Dio si può manifestare anche negli altri, anche non cristiani, l'amore e la misericordia del Signore vengono dati anche agli altri, anche a chi non è cristiano e a chi non appartiene al gruppo politico che seguiamo. Dio si manifesta a tutti, anche ai non cristiani, e Satana parla a tutti, anche a noi cristiani. Gesù interviene dicendo che non devono impedire di scacciare demoni, anche se quelle persone non fanno parte del loro gruppo, perché “non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome, e subito dopo possa parlare male di me”. Non possiamo ritenerci gli unici depositari della Parola di Dio. Ecco l'immensità dell'amore di Dio.
In questo brano del Vangelo Gesù continua dando delle indicazioni che ci servono proprio per essere dei veri profeti anche noi, per essere annunciatori della parola di Dio, e ci mostra quella che deve essere la nostra vita. Vogliamo essere profeti? La nostra vita deve essere una vita di amore, di rinuncia, nella quale scegliamo quello che veramente vale: Dio, e non la ricchezza e il benessere. Nella seconda lettura Giacomo ci dice che si sono cercate le cose materiali, le cose umane, le ricchezze, che cerchiamo di accumulare tesori per gli ultimi giorni, ma l’uomo accumula solo tesori materiali, ma non accumula quello che veramente vale. Gesù ci esorta a scegliere quello che è veramente importante, cioè la parola del Signore.
Nel canto al Vangelo esclamiamo e invochiamo: “la tua parola, Signore, è verità; consacraci nella verità”; ecco che cosa dobbiamo scegliere nella nostra vita: la parola di Dio, facendo in modo che tutta la nostra vita corrisponda sempre più a quelli che sono gli insegnamenti di Gesù, sapendo rinunciare alle cose umane per avere qualcosa di importante alla fine della nostra vita, ed entrare nel regno dei cieli, per far parte di quella Gerusalemme celeste che vive in unione totale con Dio.

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