25.a domenica Ordinario - Sito di don Antonello

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25.a domenica Ordinario

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25 domenica Ordinario
Domenica scorsa, l’evangelista Marco ci aveva mostrato Gesù a Cesarea di Filippo, che, dopo che Pietro lo aveva riconosciuto come il Messia, aveva annunciato ai discepoli che sarebbe stato Messia accettando di venire crocifisso, e che sarebbe risorto dopo tre giorni. Pietro non voleva un Messia ucciso, e rimprovera Gesù che lo considera come satana, perché non pensa come Dio ma ha un’altra mentalità che è contraria alla sofferenza.
Attraversando la Galilea, Gesù, dopo Cesarea di Filippo, per la seconda volta annuncia nuovamente il mistero della sua passione e morte. I discepoli sono tristi perché hanno sempre l’idea di un Messia vittorioso dal punto di vista umano. Per loro, essere Messia vuol dire essere potente, vuol dire dominare sugli altri, vuol dire governare, mentre il discorso che fa Gesù è completamente all'opposto. E, nonostante Gesù annunci la sua morte, i discepoli sono più interessati a sapere chi tra loro è il più grande, il più importante.  Il discorso di Gesù è un discorso di servizio, di amore, di disponibilità, di "essere per gli altri": "Se uno vuol essere il primo -dice Gesù- sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti".
Questa frase oggi il Signore la rivolge anche a ciascuno di noi, che tante volte pretendiamo di dominare sugli altri, perché ci riteniamo migliori e più importanti; però raramente siamo disposti a metterci al servizio degli altri, perché per noi il primo è magari quello che è capo del governo, presidente, il superiore della comunità.... Il discorso di Gesù è completamente all'opposto: il primo è colui che è ultimo, colui che si mette al servizio degli altri, colui che non vuole dominare, che non vuole emergere ...: è colui che sa offrire se stesso!  
E Gesù prende un bambino come esempio: il bambino che è semplice, che non ha tante idee strane, ma che ha un cuore molto semplice e molto umile. Questo è il primo insegnamento che da Gesù in questo cammino verso Gerusalemme: l'insegnamento del servizio. Non dobbiamo avere dentro di noi una mentalità umana e materiale, ma dobbiamo avere un cuore aperto alla sua parola. Continuiamo oggi la lettura della Lettera di San Giacomo, che ci mostra che l'umanità è presente nel cuore dell'uomo, e che è presente anche nel cuore di ciascuno di noi. Cerchiamo di aprire veramente il nostro cuore al messaggio di amore che il Signore ci rivolge, non lasciandoci condizionare da quelle che sono le nostre idee, da quella che è la nostra mentalità, da quella che è la nostra formazione.
Gli apostoli non accettano questo discorso di Gesù, perché non avevano il cuore aperto ad accogliere la parola del Signore, e la Sacra Scrittura, come ci ha mostrato il brano della Sapienza (prima lettura), e come ci mostra anche la mentalità del mondo, ci fa vedere che il giusto deve affrontare tante difficoltà, tanti contrasti, tanti rifiuti. Il giusto viene rifiutato perché il suo discorso è scomodo e ci interpella. Anche negli apostoli c'era il rifiuto di questa parola di Dio, perché significava rinunciare completamente a se stessi.
Apriamo il nostro cuore alla Croce e alla sofferenza, perché è questa la strada per accogliere pienamente il Signore. “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”. Tra di noi non deve esserci la corsa per avere i primi posti o il posto di comando, ma dobbiamo avere lo stesso atteggiamento di Gesù, che è stato quello di servire e di avere misericordia.
"Se uno vuol essere il primo, sia l'ultimo di tutti e il servitore di tutti".

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